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L'Arc de Triomphe di Christo e Jeanne-Claude. L'ultimo "monumento impacchettato"

Che fine faranno i 25.000 metri quadri di tessuto in polipropilene e i 3.000 metri di corda rossa?

Era il 1961 quando, tre anni dopo essersi incontrati a Parigi, Christo e Jeanne-Claude iniziarono a progettare e creare opere temporanee per spazi pubblici. L'Arc de Triomphe rappresentò proprio uno dei loro primi ragionamenti. Nel 1962 - 63 Christo produsse un fotomontaggio con L'Arc de Triomphe, Wrapped, visto da Avenue Foch, poi nel 1988, un collage, prima di riprendere e sviluppare questo progetto dal 2017.

60 anni dopo, Vladimir Yavachev, direttore del progetto che ha coinvolto il grande team di artisti in collaborazione con il Centredemonumentsnationaux (CMN) e con il sostegno della Città di Parigi e del Centre Pompidou descrive la realizzazione del progetto ha messo su un team più di mille lavoratori, tra cui una squadra di costruzione di 140 persone con 95 alpinisti, che hanno dispiegato i pannelli di tessuto lungo l'intera superficie dell'arco.
Più di 30 aziende partner, tra cui Les Charpentiers de Paris, che furono anche i costruttori per l'involucro del Pont-Neuf nel 1985, Réseau Jade, azienda francese specializzata nell'accesso su fune, lo studio tedesco di ingegneria e design Schlaich Bergermann Partner (SBP) e la società tedesca di ingegneria delle membrane büro für leichtbau / Tritthardt + Richter.
Un progetto che, come consuetudine, non ha ricevuto fondi pubblici e sponsorizzazioni, ma è stato interamente finanziato attraverso la vendita di opere d'arte originali di Christo, tra cui studi preparatori e collage, modelli, opere d'arte degli anni Cinquanta e Sessanta e litografie.
I lavori di disallestimento dell'opera hanno avuto inizio il 4 ottobre e saranno terminati entro il 10 novembre.
Che Christo e Jean-Claude fossero un duo avanti anni luce già si sapeva, così come è nota la loro attenzione verso lo smaltimento dei materiali impiegati per la realizzazione delle opere.
Come già fatto in passato (ad esempio nell'operazione di impacchettamento del Reichstag di Berlino del 1995, in cui il materiale ebbe nuova vita con funzione di isolamento acustico), anche per L'Arc de Triomphe è previsto il totale riutilizzo e riciclo dei materiali.
Questa volta l'obiettivo sarà la salvaguardia degli oceani, grazie alla partnership stretta con Parley for the Oceans, organizzazione ambientale globale che combatte l'inquinamento marino da plastica.
I 25.000 metri quadrati di tessuto di propilene blu argentato e i 3.000 metri di corda in propilene rosso - già prodotti dal riciclo di sacchetti di plastica - dopo essere stati smistati, per tipo e colore, lavati e sfaldati, saranno mescolati al Parley Ocean Plastic®, dando vita a un materiale innovativo utilizzabile con diverse funzioni.
I prodotti saranno messi in vendita sulla piattaforma di raccolta fondi Clean Waves, sottoforma di borse, stoffa per le pulizie e persino telai per occhiali da sole e i proventi saranno destinati a sostegno della pulizia degli oceani e di progetti didattici e infrastrutturali per isole remote, non ancora attrezzate per difendersi dalle inondazioni di plastica.
Un chiaro messaggio, questo, sottolineato anche da Cyrill Gutsch, fondatore e CEO di Parley for the Oceans: "Questa partnership vuole lanciare il chiaro messaggio che proteggere i nostri oceani e il nostro clima può avere successo solo come uno sforzo collaborativo. Riutilizzare e riciclare tessuti e corde, compensare la plastica e l'impronta di carbonio è solo l'inizio. La soluzione a lungo termine sta nello sviluppo di nuovi materiali che possano sostituire gli standard dannosi del passato. Artisti e scienziati svolgono un ruolo vitale in questo processo".
Allo stesso modo, anche i materiali utilizzati per creare le sottostrutture dell'opera d'arte avranno una seconda vita. Il 40% dell'acciaio utilizzato per il progetto è stato infatti concesso in prestito da ArcelorMittal e sarà restituito alla società per un nuovo utilizzo.
Il resto dell'acciaio sarà riciclato da Derichebourg Environnement nell'area di Parigi, mentre il legno utilizzato sul tetto dell'Arco sarà rimosso da Les Charpentiers de Paris e valutato per l'utilizzo nei progetti futuri dell'azienda.

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