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Ingegneri, redditi cresciuti dell’81% dal 2020: PNRR e bonus hanno spinto il mercato, ora la sfida è il dopo-incentivi

Il Centro Studi CNI stima per il 2026 un fatturato dei servizi di ingegneria e architettura nuovamente sopra i 15 miliardi di euro. Dopo il boom legato agli investimenti e agli incentivi edilizi, rallenta il residenziale mentre le opere pubbliche diventano sempre più decisive. E resta aperto il problema della carenza di professionisti.

Il grande ciclo espansivo dell’ingegneria italiana sta cambiando forma. Dopo gli anni segnati dal Superbonus, dagli altri incentivi edilizi e dall’accelerazione degli investimenti legati al PNRR, il mercato dei servizi di ingegneria e architettura entra in una fase di assestamento. Ma lo fa partendo da livelli decisamente superiori a quelli precedenti alla pandemia.

A fotografare il passaggio è il Centro Studi del Consiglio Nazionale degli Ingegneri (CNI) nella nota “Nuove frontiere, nuove responsabilità. Dati e riflessioni sull’ingegneria italiana”, presentata il 23 settembre in occasione del 70° Congresso Nazionale degli Ingegneri, svoltosi a Trieste.

I numeri raccontano la portata della trasformazione. Nel 2020 il fatturato prodotto da ingegneri, architetti e società di ingegneria era pari a 7,9 miliardi di euro. Nel 2021 era già salito a 10,9 miliardi, per raggiungere 11,5 miliardi nel 2022 e toccare il massimo di 16,7 miliardi nel 2023.

Da quel picco è iniziata una correzione: 15,7 miliardi nel 2024 e 14,6 miliardi nel 2025, con una contrazione del 6,6% nell’ultimo anno. Il ridimensionamento, tuttavia, non riporta il mercato alle condizioni pre-boom. Rispetto ai 7,9 miliardi del 2020, il volume d’affari del 2025 risulta infatti superiore di circa l’85%.

Dal boom dei bonus alla stabilizzazione
La crescita degli ultimi anni è stata alimentata da una combinazione difficilmente ripetibile: incentivi alla riqualificazione degli immobili, forte ripresa degli investimenti nelle costruzioni e progressiva attivazione delle risorse del PNRR destinate alle infrastrutture e alle opere pubbliche.

Un’accelerazione che ha moltiplicato la domanda di progettazione, direzione lavori, collaudi, consulenza e servizi tecnici specialistici, coinvolgendo sia i professionisti sia le società di ingegneria.

Con la progressiva riduzione dei bonus edilizi e il rallentamento degli investimenti residenziali, quella spinta ha però iniziato a perdere intensità. Il calo registrato nel 2025 appare così soprattutto come una correzione dopo una fase eccezionalmente espansiva, più che come il ritorno alle condizioni precedenti al Covid.

Per il 2026 il Centro Studi CNI prevede infatti un nuovo lieve recupero, con il fatturato dei servizi di ingegneria e architettura atteso poco sopra i 15 miliardi di euro. A sostenere il mercato dovrebbe essere soprattutto la spesa per le opere pubbliche, ancora alimentata dalla parte finale degli investimenti collegati al PNRR.

Più che l’inizio di un nuovo boom, si profila quindi una fase di consolidamento.

Costruzioni, investimenti cresciuti del 56% rispetto al 2019
Dietro l’espansione dei servizi tecnici c’è innanzitutto la crescita degli investimenti. Nel 2025 gli investimenti fissi lordi in Italia hanno raggiunto 438 miliardi di euro, mentre quelli destinati alle costruzioni si sono attestati a 222 miliardi a valori costanti, dopo il massimo di 228 miliardi raggiunto nel 2023.

Tra il 2019 e il 2025, secondo i dati elaborati dal Centro Studi CNI, gli investimenti nelle costruzioni sono aumentati complessivamente del 56% in termini reali.

L’effetto sul mercato professionale è stato diretto: più cantieri e più investimenti significano maggiore domanda di progettazione e di servizi specialistici, con ricadute sui fatturati degli studi e delle società di ingegneria.

Il quadro del 2026, tuttavia, dovrebbe diventare più differenziato. Gli investimenti fissi lordi sono previsti in aumento del 2,2%, dopo il +3,5% del 2025, ma la dinamica non sarà uniforme: il residenziale perde velocità mentre il settore pubblico assume un peso crescente.

Le opere pubbliche diventano il motore del mercato
È proprio il mercato pubblico a rappresentare uno dei principali punti di tenuta del settore.

La spesa per opere pubbliche è arrivata nel 2025 a circa 51 miliardi di euro, più del doppio rispetto ai 22 miliardi del 2019. Un livello che, secondo le valutazioni del Centro Studi, potrebbe continuare a generare una domanda significativa di servizi professionali anche dopo la conclusione della fase più intensa del PNRR.

Il riequilibrio tra pubblico e privato rappresenta probabilmente uno dei cambiamenti più importanti del nuovo ciclo. Con la riduzione degli incentivi all’edilizia privata, una quota crescente della domanda di progettazione, direzione lavori e consulenza tecnica è destinata infatti a provenire dagli investimenti infrastrutturali e dalle amministrazioni pubbliche.

Il dopo-PNRR, dunque, non coincide necessariamente con una brusca frenata del mercato. La questione sarà piuttosto capire se il livello degli investimenti pubblici potrà essere mantenuto anche una volta esaurita la spinta straordinaria del Piano.

Un comparto tecnico da 20,5 miliardi
Allargando il perimetro oltre ingegneri e architetti, le dimensioni economiche diventano ancora più consistenti.

Il cosiddetto comparto SIA allargato, che comprende anche geometri, geologi e periti industriali, ha raggiunto nel 2025 un fatturato stimato in 20,5 miliardi di euro, contro gli 11,2 miliardi del 2019.

È aumentato parallelamente anche il peso dei servizi tecnici sull’economia italiana. Il fatturato di ingegneri, architetti e società di ingegneria rappresentava nel 2019 circa lo 0,7% del valore aggiunto complessivo dei servizi; nel 2025 la quota è arrivata all’1%.

Considerando l’intero comparto SIA allargato, l’incidenza è passata nello stesso periodo dallo 0,9% all’1,4%.

Non si tratta quindi soltanto di un aumento temporaneo dei fatturati: negli ultimi anni le professioni tecniche hanno conquistato uno spazio economico sensibilmente maggiore rispetto alla fase precedente alla pandemia.

Redditi degli ingegneri: +81% rispetto al 2020
La crescita del mercato si è trasferita anche sui redditi dei liberi professionisti.

Per gli ingegneri iscritti a Inarcassa, il reddito medio è passato da circa 34.500 euro nel 2020 a 64.269 euro nel 2024. Per il 2025, sulla base dei dati disponibili, il Centro Studi CNI stima un valore poco superiore ai 62 mila euro.

Anche considerando quest’ultima flessione, rispetto al 2020 l’incremento è nell’ordine dell’81%.

Il consuntivo 2025 di Inarcassa conferma per il 2024 un reddito medio degli ingegneri di 64.269 euro, in aumento del 2,8% rispetto ai 62.529 euro del 2023.

Il dato mostra quanto profondamente il ciclo degli investimenti abbia inciso sulla libera professione. Allo stesso tempo, la diminuzione stimata per il 2025 segnala che la fase dei tassi di crescita eccezionali potrebbe essere terminata.

La nuova emergenza è trovare gli ingegneri
Al rallentamento della domanda in alcuni segmenti corrisponde però un problema apparentemente opposto: le imprese continuano ad avere difficoltà a trovare ingegneri.

A metà del 2026 il sistema produttivo cercava circa 14.200 laureati in ingegneria. Di questi, il 52,5%, oltre 7 mila posizioni, risultava di difficile reperimento secondo i dati del Sistema informativo Excelsior ripresi dal Centro Studi CNI.

Il problema attraversa le diverse specializzazioni: risultava difficile trovare il 56,3% dei 4.400 ingegneri industriali richiesti, il 50,9% dei circa 4.030 ingegneri civili e il 48% dei quasi 4 mila ingegneri elettronici e dell’informazione.

La scarsità di competenze disponibili sul mercato rischia così di trasformarsi in uno dei principali vincoli alla crescita proprio mentre la professione deve affrontare attività sempre più complesse.

La prova del dopo-PNRR
La vera partita per gli studi di ingegneria comincia quindi adesso.

Gli anni del boom hanno permesso a una parte del sistema professionale di crescere, ampliare gli organici, creare reti tra studi e sviluppare competenze specialistiche. Una trasformazione che ha consentito anche alle strutture professionali di affrontare commesse più grandi e articolate.

Nel nuovo scenario, però, non sarà sufficiente attendere una domanda alimentata dagli incentivi. Con il rallentamento dell’edilizia residenziale e la progressiva conclusione del PNRR, conteranno sempre di più organizzazione, specializzazione, capacità di lavorare in rete e accesso alle commesse pubbliche.

I numeri indicano che il mercato non sta tornando indietro: dai 7,9 miliardi del 2020 ai 14,6 miliardi del 2025, il salto strutturale resta evidente. Ma il modello che ha prodotto quella crescita sta cambiando.

Per l’ingegneria italiana il 2026 potrebbe essere così meno l’anno di un nuovo boom e più quello della verifica: capire quanto della crescita costruita nell’epoca di Superbonus e PNRR sia ormai diventato strutturale e quanto, invece, dipendesse da condizioni eccezionali difficilmente replicabili.

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