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Ponte sullo Stretto, l’Anac rilancia: “Nuova gara necessaria per rispettare le norme UE”

Il progetto del Ponte sullo Stretto di Messina torna al centro del confronto istituzionale, con l’Autorità Nazionale Anticorruzione (Anac) che invita il Governo a riconsiderare l’impianto dell’intervento. Nel corso di un’audizione in Commissione Ambiente del Senato sul decreto “Commissari Straordinari”, il presidente Giuseppe Busìa ha espresso forti riserve sulla legittimità e sostenibilità dell’attuale percorso amministrativo.

Il nodo della gara pubblica
Secondo l’Anac, la realizzazione dell’opera richiederebbe una nuova gara d’appalto, un nuovo contratto e un progetto aggiornato. Il punto centrale riguarda il rispetto delle normative europee sugli appalti: se l’aumento dei costi supera determinate soglie rispetto al valore originario del contratto, diventa obbligatorio riaprire la procedura competitiva.

L’Autorità contesta l’impostazione adottata dal Governo, che considera come base di riferimento il valore aggiornato nel 2011 (circa 8,5 miliardi di euro), anziché quello iniziale del 2003 (circa 4 miliardi). Utilizzando quest’ultimo parametro, l’incremento dei costi risulterebbe ben oltre il limite del 50%, rendendo necessaria una nuova gara per evitare possibili violazioni del diritto europeo.

Decreto e iter amministrativo
Il decreto-legge n. 32/2026 non riapre la gara, ma interviene sulle procedure amministrative. In particolare, prevede:
– una nuova istruttoria tecnica;
– l’aggiornamento del piano economico-finanziario (PEF);
– il passaggio al CIPESS per l’approvazione;
– il controllo della Corte dei conti.

Solo dopo questi passaggi, il Ministero delle Infrastrutture potrà firmare un atto aggiuntivo con la società concessionaria per riallineare il quadro autorizzativo.

Tuttavia, per l’Anac queste misure non risolvono il problema principale: la compatibilità con le regole europee resta “aperta”.

Cambia anche la struttura finanziaria
Un altro elemento critico riguarda il mutamento dell’equilibrio economico dell’opera. Il progetto originario prevedeva una significativa partecipazione di capitali privati (circa il 60%). Oggi, invece, il peso finanziario risulta spostato in modo consistente verso risorse pubbliche.

Per l’Autorità, questo cambiamento — insieme all’aumento dei costi — configura una modifica sostanziale del contratto, rafforzando ulteriormente la necessità di una nuova gara.

Progetto unitario e rischi operativi
L’Anac sottolinea anche l’esigenza di superare l’attuale impostazione progettuale “per fasi”. Secondo Busìa, serve un progetto esecutivo unitario, possibilmente sviluppato con metodologia BIM, per garantire:
– una stima completa e realistica dei costi;
– una verifica puntuale della fattibilità tecnico-economica;
– maggiore trasparenza lungo tutto il ciclo dell’opera.

Non mancano poi i richiami ai rischi di infiltrazioni criminali. “Un’opera di tale portata attirerà inevitabilmente interessi della criminalità organizzata”, ha avvertito il presidente dell’Anac, chiedendo controlli rafforzati e limiti più stringenti al subappalto.

Critiche al decreto
Busìa ha infine criticato l’impianto del decreto in discussione, ritenuto non solo superfluo rispetto alle richieste della Corte dei conti, ma anche potenzialmente dannoso:
– irrigidirebbe le procedure;
– aumenterebbe i tempi decisionali;
– ridurrebbe le garanzie di trasparenza;
– renderebbe più opaca l’assunzione di responsabilità.

Una posizione già consolidata
La posizione dell’Anac non è nuova. Già dal 2023, l’Autorità ha più volte ribadito la necessità di:
– rispettare i vincoli europei sugli appalti;
– contenere i rischi finanziari per lo Stato;
– garantire trasparenza e controllabilità in tutte le fasi del progetto;
– tutelare l’interesse pubblico in un’opera di rilevanza strategica nazionale.

Il quadro politico
Il confronto resta aperto tra Governo e Autorità indipendenti, in un contesto in cui il Ponte sullo Stretto continua a rappresentare una delle infrastrutture più discusse e simboliche del Paese. La decisione finale su come procedere potrebbe avere implicazioni rilevanti non solo sul piano economico, ma anche su quello giuridico e istituzionale, soprattutto nei rapporti con l’Unione Europea.

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