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L’intelligenza artificiale ridefinisce compensi e responsabilità negli studi tecnici

L’intelligenza artificiale entra ufficialmente nel perimetro normativo delle professioni tecniche italiane. Con i nuovi schemi di decreto legislativo approvati in esame preliminare dal Consiglio dei Ministri per l’attuazione della Legge 132/2025 e l’adeguamento al Regolamento europeo AI Act (UE 2024/1689), prende forma un quadro destinato a incidere profondamente sull’attività di architetti, ingegneri, geometri, società di ingegneria e studi professionali.

Le nuove disposizioni introducono principi destinati a ridefinire il rapporto tra professionista e tecnologia, stabilendo obblighi di formazione, trasparenza verso il cliente, controllo degli output generati dall’IA e nuovi criteri per la determinazione dei compensi professionali.

L’IA come supporto, non come sostituto
Uno dei principi cardine della riforma riguarda il ruolo attribuito all’intelligenza artificiale nelle professioni intellettuali. La normativa conferma che i sistemi di IA possono essere utilizzati esclusivamente come strumenti di supporto alle attività professionali, senza sostituire il lavoro intellettuale che costituisce l’essenza della prestazione.

Nella pratica, l’intelligenza artificiale potrà essere impiegata per attività come ricerche documentali, analisi preliminari, elaborazione di dati, computi metrici, predisposizione di bozze di relazioni tecniche, verifiche di coerenza e gestione informativa digitale. Tuttavia, la responsabilità finale delle decisioni e dei contenuti resta integralmente in capo al professionista.

Progetti, relazioni, asseverazioni, verifiche energetiche, analisi strutturali o urbanistiche non potranno essere validati automaticamente. Ogni output prodotto o supportato da sistemi di IA dovrà essere sottoposto a un controllo umano che ne verifichi correttezza, attendibilità, pertinenza e conformità alle normative vigenti.

Trasparenza nei confronti del cliente
Tra le novità più significative figura l’obbligo di informare il committente sull’utilizzo di strumenti di intelligenza artificiale durante lo svolgimento dell’incarico.

La comunicazione dovrà essere chiara e comprensibile, inserita preferibilmente nella lettera d’incarico o nella documentazione contrattuale. L’obiettivo è garantire piena trasparenza sulle modalità operative adottate dal professionista e sul ruolo effettivo svolto dall’IA all’interno del processo progettuale o consulenziale.

La normativa punta a evitare equivoci sempre più frequenti nell’era degli algoritmi generativi: il cliente deve sapere che l’intelligenza artificiale rappresenta un supporto tecnico e non un soggetto autonomo capace di assumere decisioni professionali.

Per gli studi tecnici il tema assume anche una dimensione organizzativa. Sarà infatti necessario definire procedure interne per disciplinare quali strumenti utilizzare, quali dati possano essere caricati sui sistemi di IA, come effettuare i controlli sugli elaborati e quali passaggi siano richiesti per la validazione finale dei documenti.

Formazione obbligatoria sull’intelligenza artificiale
La diffusione delle tecnologie generative rende centrale il tema delle competenze. Per questo motivo gli schemi di decreto prevedono l’introduzione dell’alfabetizzazione sull’intelligenza artificiale all’interno dei percorsi di formazione iniziale e continua delle professioni regolamentate.

Ordini e Collegi professionali dovranno adeguare i propri regolamenti entro sei mesi dall’entrata in vigore delle nuove disposizioni.

I percorsi formativi dovranno affrontare non soltanto gli aspetti tecnologici, ma anche quelli normativi, etici e deontologici. I professionisti saranno chiamati a comprendere il funzionamento dei sistemi, le loro potenzialità e i loro limiti, oltre alle responsabilità derivanti dall’utilizzo di strumenti automatizzati nelle prestazioni professionali.

L’obiettivo è favorire un uso consapevole dell’IA, evitando che l’adozione di tecnologie avanzate si traduca in una delega acritica delle attività professionali.

Equo compenso: arrivano nuovi parametri
Uno degli aspetti destinati a suscitare maggiore interesse nel mondo delle professioni riguarda il possibile impatto dell’intelligenza artificiale sui compensi.

I decreti prevedono infatti l’aggiornamento dei parametri utilizzati per l’applicazione dell’equo compenso, introducendo criteri legati alla classificazione del rischio dei sistemi di IA impiegati nello svolgimento dell’incarico.

Non si tratta di una modifica immediata delle tariffe professionali, ma dell’avvio di un percorso che dovrà essere completato entro dodici mesi attraverso specifici provvedimenti attuativi.

L’impostazione proposta riconosce che l’utilizzo dell’intelligenza artificiale non riduce automaticamente il valore della prestazione. Al contrario, nei casi in cui i sistemi intervengano in attività complesse, come verifiche tecniche, elaborazioni progettuali o analisi specialistiche, assumono maggiore rilevanza la capacità di controllo del professionista, la responsabilità assunta e la gestione dei rischi connessi agli strumenti utilizzati.

Pubblica amministrazione e pratiche edilizie
Le nuove norme avranno effetti anche sul funzionamento delle amministrazioni pubbliche.

Lo schema di decreto attribuisce al Ministro per la Pubblica Amministrazione il compito di coordinare le politiche di formazione e aggiornamento del personale in relazione all’utilizzo dell’intelligenza artificiale.

L’obiettivo è favorire processi di innovazione organizzativa e semplificazione amministrativa, con possibili ricadute dirette sulla gestione delle pratiche edilizie, sui controlli documentali e sui servizi digitali offerti dagli sportelli unici.

L’adozione di sistemi automatizzati potrebbe accelerare le attività istruttorie e migliorare l’efficienza dei procedimenti, ma la normativa ribadisce un principio fondamentale: la decisione finale deve restare sempre attribuibile a una persona fisica responsabile.

IA e appalti: cresce l’attenzione alla tracciabilità
Un ulteriore fronte riguarda il settore degli appalti pubblici.
Le stazioni appaltanti e gli operatori economici dovranno prestare crescente attenzione alle modalità con cui l’intelligenza artificiale viene utilizzata nella predisposizione delle offerte tecniche e nell’esecuzione dei contratti.

In questa direzione si collocano anche i recenti orientamenti dell’ANAC, che evidenziano la necessità di garantire la tracciabilità dell’impiego dell’IA nelle procedure di gara. La trasparenza diventa quindi un requisito essenziale non solo per la correttezza amministrativa, ma anche per consentire la verifica della qualità delle offerte e delle modalità di esecuzione delle prestazioni.

Una trasformazione destinata a cambiare gli studi professionali
Le nuove disposizioni delineano un modello nel quale l’intelligenza artificiale entra stabilmente nelle attività professionali senza sostituire il ruolo del tecnico. La tecnologia viene riconosciuta come uno strumento capace di aumentare efficienza e produttività, ma accompagnato da obblighi precisi di controllo, formazione e trasparenza.

Per architetti, ingegneri e geometri si apre così una nuova fase di trasformazione professionale. La sfida non sarà soltanto adottare gli strumenti più avanzati, ma sviluppare competenze e procedure che consentano di governarne l’utilizzo, mantenendo al centro il valore del giudizio umano, della responsabilità professionale e della qualità delle decisioni tecniche.

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