Pagamenti della PA ai professionisti: dal 2026 scattano verifica fiscale e decurtazione automatica
Nuove regole, controlli più stringenti e compensi che potrebbero essere ridotti direttamente alla fonte. Con la Legge di Bilancio 2026 cambia radicalmente il rapporto tra pubbliche amministrazioni e professionisti con debiti fiscali: avvocati, consulenti, tecnici e lavoratori autonomi rischiano infatti di vedersi trattenere automaticamente parte degli onorari destinati a saldare cartelle esattoriali pendenti.
La novità nasce dalla modifica dell’articolo 48-bis del D.P.R. 602/1973, la norma che già obbligava le pubbliche amministrazioni a verificare la posizione fiscale dei beneficiari prima di effettuare pagamenti superiori a 5.000 euro. Con le nuove disposizioni, però, il sistema viene esteso e irrigidito proprio nei confronti dei professionisti.
Come funziona oggi il blocco dei pagamenti
Fino ad ora il meccanismo era relativamente semplice: prima di liquidare un compenso superiore a 5.000 euro, la PA doveva interrogare l’Agenzia delle Entrate-Riscossione per verificare eventuali debiti fiscali scaduti del beneficiario. Se emergevano cartelle esattoriali per almeno 5.000 euro, il pagamento veniva sospeso per 60 giorni, dando tempo all’agente della riscossione di avviare le procedure di pignoramento presso terzi.
Non tutti i debiti, però, rientrano nella verifica: restano esclusi quelli oggetto di rateazione, rottamazione, sospensione della riscossione o ancora non formalizzati in cartella esattoriale.
La svolta dal 15 giugno 2026
La vera rivoluzione entrerà in vigore dal 15 giugno 2026. La Legge 199/2025 introduce infatti un nuovo comma che estende la verifica fiscale anche ai pagamenti inferiori a 5.000 euro quando il beneficiario è un professionista.
La differenza sostanziale rispetto al sistema precedente è che non scatterà più soltanto una sospensione del pagamento: la pubblica amministrazione potrà trattenere direttamente la quota necessaria a coprire il debito fiscale e versarla all’Agente della riscossione. Solo l’eventuale eccedenza verrà corrisposta al professionista.
In pratica, il compenso verrà automaticamente “ricalcolato” al netto delle cartelle esattoriali pendenti.
Chi riguarda la nuova disciplina
Il Ministero della Giustizia, con la circolare del 17 marzo 2026, ha chiarito che la misura coinvolge un ampio ventaglio di categorie professionali: avvocati, anche nell’ambito del patrocinio a spese dello Stato, ausiliari del giudice, consulenti tecnici, periti, professionisti incaricati in ambito civile, penale, amministrativo e tributario, oltre a tutti i soggetti che rientrano nella definizione fiscale di esercenti arti e professioni.
La circolare specifica inoltre che il nuovo sistema si applicherà anche alle prestazioni professionali svolte in passato ma liquidate dopo il 15 giugno 2026. È quindi la data del pagamento, e non quella della prestazione, a determinare l’applicazione della nuova disciplina.
Dal blocco allo “scomputo immediato”
La nuova procedura modifica profondamente la logica del rapporto tra professionista e amministrazione pubblica. Nel sistema ordinario, infatti, il pagamento veniva sospeso in attesa delle iniziative dell’Agente della riscossione. Nel nuovo modello, invece, la trattenuta sarà immediata e automatica.
Un esempio chiarisce l’impatto della misura: se un professionista deve ricevere un compenso di 3.000 euro ma ha debiti fiscali per 1.000 euro, la PA verserà direttamente quella somma all’Agente della riscossione e corrisponderà al professionista soltanto i restanti 2.000 euro. Se invece il debito supera il compenso, l’intera parcella potrà essere assorbita dalla trattenuta fiscale.
La correzione introdotta dal Decreto Fiscale
Nel corso dell’iter parlamentare, la legge di conversione del Decreto Fiscale 2026 ha introdotto una correzione importante: la decurtazione automatica scatterà soltanto in presenza di una morosità rilevante superiore a 5.000 euro. Un intervento che attenua, almeno in parte, l’impatto inizialmente previsto dalla norma.
Sul tema è intervenuto anche il Presidente del Consiglio Nazionale dei Periti Industriali, Giovanni Esposito, che ha definito l’emendamento «un correttivo importante», pur ritenendo che restino ancora aperte diverse criticità.
«Bene, ma non basta», ha dichiarato Esposito commentando la modifica approvata in Commissione Finanze al DL Fiscale. Secondo il CNPI, l’introduzione della soglia dei 5.000 euro evita che irregolarità fiscali di modesta entità possano tradursi automaticamente nella sospensione dei compensi professionali, come invece sarebbe potuto accadere con la formulazione originaria della norma.
«Certamente – spiega Esposito – l’inserimento di una soglia di sbarramento corregge una parte della disparità di trattamento che avevamo già evidenziato con forza. Ma il problema non può dirsi risolto: occorre evitare che il professionista, solo perché titolare di un credito verso la PA, sia esposto a un meccanismo automatico di trattenuta privo di adeguate garanzie e non proporzionato alla concreta situazione debitoria».
Pur riconoscendo l’obiettivo di rafforzare l’efficacia della riscossione nei confronti dei contribuenti morosi, il Consiglio Nazionale dei Periti Industriali sottolinea che il compenso professionale non rappresenta una semplice disponibilità finanziaria, ma il corrispettivo di un’attività già svolta e, spesso, la principale fonte di sostentamento del professionista e della sua famiglia.
Secondo il CNPI, il nuovo sistema rischia inoltre di incidere direttamente sul diritto al lavoro tutelato dall’articolo 35 della Costituzione, determinando una disparità rispetto al lavoro dipendente, per il quale esistono limiti e soglie di salvaguardia a protezione del reddito necessario al sostentamento.
Il Consiglio Nazionale dei Periti Industriali chiede quindi ulteriori correttivi, introducendo garanzie procedurali chiare, criteri di proporzionalità e forme di salvaguardia del compenso, soprattutto nei casi in cui il credito professionale derivi da incarichi pubblici già eseguiti e conclusi.
«Serve – conclude Esposito – una disciplina più organica, che non si limiti a correggere gli effetti più evidenti della norma, ma riconosca la specificità del lavoro professionale e assicuri certezza nei rapporti economici con la Pubblica Amministrazione».
Cosa devono fare i professionisti
Alla luce delle nuove regole, per chi lavora con la pubblica amministrazione diventa fondamentale monitorare costantemente la propria posizione fiscale. Il documento suggerisce di verificare eventuali carichi pendenti tramite i servizi dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione, richiedere l’estratto di ruolo e controllare che eventuali rateazioni o sospensioni risultino correttamente registrate nei sistemi informatici.
La riforma rappresenta un ulteriore passo nella strategia di rafforzamento della riscossione fiscale attraverso l’utilizzo diretto dei flussi finanziari pubblici. Ma apre anche interrogativi sul rapporto tra diritto al compenso professionale, sostenibilità economica delle attività autonome e crescente ruolo della pubblica amministrazione come soggetto attivo nella riscossione dei debiti tributari.

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