Generico
Cerca nel titolo
Cerca nel contenuto
Cerca parola esatta
Tipologia
Seleziona tutti
Articoli
Prodotti
Pagine Aziendali
Generico
Cerca nel titolo
Cerca nel contenuto
Cerca parola esatta
Tipologia
Seleziona tutti
Articoli
Prodotti
Pagine Aziendali

Libere professioni, i dubbi dei progettisti sulla riforma

Confprofessioni: “Servono confini chiari, un modello unico di STP e una corretta distinzione dei ruoli tra Ordini e sindacati”

La riforma degli ordinamenti professionali torna al centro del dibattito politico e tecnico. A settembre 2025 il Consiglio dei Ministri ha approvato il disegno di legge delega che punta a una revisione organica del sistema delle professioni, a 13 anni dal Dpr 137/2012. L’iter parlamentare è partito dal Senato con il ddl 1663, “Delega al Governo per la riforma della disciplina degli ordinamenti professionali”, e coinvolge 14 professioni per un totale di circa 1,6 milioni di lavoratori.

Obiettivo dichiarato: modernizzare e rendere coerente il sistema, allineandolo agli standard europei. Ma dalle audizioni in Commissione Giustizia emergono richieste di chiarimento e non poche perplessità, soprattutto da parte delle professioni tecniche.

I pilastri della riforma
Il ddl interviene su diversi fronti:
Equo compenso, da determinare secondo parametri specifici per ciascun Ordine e proporzionato a quantità, qualità e complessità della prestazione;
Definizione delle attività riservate, con perimetrazione delle competenze coerente con formazione, tirocinio ed esame di Stato;
Disciplina delle specializzazioni, su richiesta delle categorie e con parere vincolante dei Consigli nazionali;
Revisione di formazione continua e tirocinio, con percorsi più snelli e aderenti al mercato del lavoro;
Riforma delle Società tra Professionisti (STP), per semplificare iscrizioni e favorire nuove forme organizzative;
Riordino delle incompatibilità, per superare barriere obsolete;
Tutele in caso di impedimenti gravi (malattia, maternità, ricoveri);
Ridefinizione della governance degli Ordini, con maggiore trasparenza, ricambio generazionale e parità di genere.

La riforma introduce anche un principio chiave: la prestazione professionale, anche se supportata da tecnologie digitali e intelligenza artificiale, deve restare frutto della professionalità umana, in una visione dichiaratamente “antropocentrica”.

Confprofessioni: “Serve un intervento organico”
Tra le voci più critiche quella di Confprofessioni. Nell’audizione dell’11 febbraio, il vicepresidente Andrea Dili ha espresso apprezzamento per l’intento riformatore, ma ha messo in guardia dal rischio di frammentazione.

Secondo la Confederazione, procedere con quattro leggi delega distinte (tra cui quelle per avvocati, commercialisti e professioni sanitarie) potrebbe generare un sistema incoerente e una competizione al ribasso tra categorie. La proposta è un intervento unitario, capace di garantire coerenza complessiva e valorizzare le specificità senza creare sovrapposizioni o conflitti sulle riserve professionali.

Il contesto, del resto, è delicato: tra il 2017 e il 2024 gli Ordini interessati hanno perso il 3,5% degli iscritti, pari a circa 27.500 professionisti. Un segnale che richiama il tema dell’attrattività per i giovani e della sostenibilità economica delle libere professioni.

STP: un modello unico, non frammentato
Uno dei nodi principali riguarda le Società tra Professionisti. Confprofessioni critica la tendenza a creare modelli differenziati per categoria – come nel caso delle STA per gli avvocati – sostenendo che la frammentazione indebolirebbe la competitività degli studi.

Il mercato richiede sempre più competenze integrate e multidisciplinari. Per questo la Confederazione chiede un modello unico di STP, che favorisca aggregazioni trasversali e rafforzi la capacità organizzativa degli studi professionali.

Ordini e sindacati: ruoli distinti
Altro punto sensibile è la rappresentanza. Confprofessioni ribadisce che gli Ordini, in quanto enti pubblici sussidiari, non devono svolgere funzioni sindacali. La tutela degli interessi economico-sociali spetta alle associazioni di categoria. La sovrapposizione tra vigilanza pubblica e rappresentanza sindacale, secondo la Confederazione, rischierebbe di generare conflitti istituzionali.

Ingegneri: competenze, accesso ed equo compenso
Il Consiglio Nazionale degli Ingegneri, guidato da Angelo Domenico Perrini, ha individuato tre priorità.

1. Riserve di competenza aggiornate: il CNI chiede di equiparare il rischio tecnologico e informatico al rischio sismico o strutturale. Algoritmi di IA applicati alla medicina, sistemi di guida autonoma, vulnerabilità cyber di infrastrutture critiche: tutti ambiti che possono incidere sulla pubblica incolumità. Da qui la richiesta di riserva di competenza, con obbligo di iscrizione all’Albo, per attività ad alto impatto su sicurezza, salute e dati sensibili.

2. Accesso alla professione: proposta di tirocinio pratico-valutativo integrato nel percorso universitario e lauree abilitanti, per conseguire l’abilitazione contestualmente alla tesi.

3. Equo compenso oltre la PA: oggi la maggior parte delle prestazioni avviene con committenti privati. Il CNI chiede che i parametri – attualmente regolati dal D.M. 17/06/2016 – vengano aggiornati periodicamente dai Consigli Nazionali, d’intesa con il Ministero della Giustizia, e che l’impianto procedurale si applichi anche ai rapporti con i privati.

Architetti: Albo, tirocinio e responsabilità
Anche il Consiglio Nazionale Architetti Pianificatori Paesaggisti e Conservatori, presieduto da Massimo Crusi, ha avanzato osservazioni puntuali.

Tra le richieste:
– coinvolgimento diretto dei Consigli nazionali nei decreti attuativi;
– valutazione di un riordino degli Albi, oggi articolati in sezioni;
– obbligo di iscrizione all’Albo per esercitare la professione, a qualsiasi titolo;
– rafforzamento del tirocinio pratico presso studi abilitati, con misure dedicate ai giovani e al ricambio generazionale;
– revisione del tema della responsabilità in solido, che oggi può lasciare il professionista esposto nel tempo anche per inadempienze dell’impresa esecutrice.

Il punto del Governo: “Reductio ad unum”
Nel convegno “La Riforma delle Professioni – Una nuova era per gli ingegneri e architetti liberi professionisti”, il viceministro alla Giustizia Francesco Paolo Sisto ha definito la riforma un passaggio sistemico.

Le professioni, ha sottolineato, sono un “volano” dell’economia e una “cerniera” tra cittadini e regole, fondate sulla fiducia. Da qui l’idea di una “reductio ad unum”: mettere ordine e coerenza nei principi che regolano il settore.

Tra i punti evidenziati:
– chiarire per legge competenze e coordinamento tra professioni;
– valorizzare lauree abilitanti e accesso anticipato dei giovani;
– governare l’impatto di digitalizzazione e IA per evitare un depauperamento qualitativo;
– rafforzare trasparenza, parità di genere e voto telematico negli Ordini;
– garantire un equo compenso proporzionato, evitando “patti leonini”.

Modernizzazione o nuova frammentazione?
Il confronto parlamentare mette in luce una tensione di fondo: da un lato l’esigenza di modernizzare e semplificare; dall’altro il timore che l’intervento produca sovrapposizioni, conflitti di competenze e nuove rigidità.

Per i progettisti – ingegneri e architetti in primis – la riforma rappresenta un’occasione storica per ridefinire confini, responsabilità e tutele in un contesto profondamente cambiato dalla digitalizzazione e dall’intelligenza artificiale.

Il nodo, ora, è trovare un equilibrio tra apertura e presidio delle competenze, tra mercato e qualità, tra innovazione e garanzie. Perché, come ricorda il Governo, la fiducia resta il fondamento del sistema professionale. Ma senza confini chiari e regole coerenti, quella fiducia rischia di incrinarsi.

Articoli Correlati

Articoli recenti

Risposte