Ripristino della natura, l’Italia invia il Piano alla Commissione Ue: oltre 2.000 misure previste
Bruxelles avrà sei mesi per esaminare la proposta italiana. Il Piano punta a coniugare tutela della biodiversità, attività produttive e pianificazione territoriale. La versione definitiva dovrà essere trasmessa entro settembre 2027.
L’Italia ha trasmesso alla Commissione europea la proposta di Piano Nazionale di Ripristino della Natura, il documento chiamato a tradurre sul territorio nazionale gli obiettivi stabiliti dal Regolamento europeo 2024/1991.
La proposta è stata elaborata sotto il coordinamento del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica (MASE) e del Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste (MASAF), con il supporto tecnico-scientifico di ISPRA e CREA e il coinvolgimento degli enti chiamati all’attuazione delle misure.
Il percorso di elaborazione ha compreso anche una consultazione pubblica, svolta dal 23 aprile al 24 giugno 2026, seguita dal confronto con rappresentanti dei settori ambientale, agricolo, forestale, della pesca e venatorio, oltre che con i soggetti interessati alla gestione degli ambienti urbani.
Tutela degli ecosistemi e attività produttive
Uno dei temi centrali del Piano riguarda il rapporto tra gli interventi di ripristino ambientale e le esigenze economiche e produttive dei territori.
Il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, ha definito il Piano un investimento strategico per la protezione della biodiversità e per il rafforzamento della resilienza degli ecosistemi, sottolineando la necessità di integrare tutela del capitale naturale, sviluppo sostenibile e qualità della vita.
Secondo il ministro, l’elaborazione della proposta ha cercato di tenere conto delle conoscenze scientifiche, delle caratteristiche dei diversi territori e del contributo delle comunità che li abitano e li rendono produttivi, coinvolgendo agricoltori, pescatori, gestori del territorio ed enti locali.
Il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida ha posto invece l’accento sulla necessità di conciliare gli obiettivi ambientali con la capacità produttiva del sistema agricolo. Nel commentare il Piano, Lollobrigida ha inoltre affermato che il Governo ha lavorato per «contrastare le follie del Green Deal», espressione con cui ha criticato quelle misure europee che, secondo la posizione da lui espressa, avrebbero rischiato di penalizzare imprese e comunità.
Cosa prevede il Regolamento europeo sul ripristino della natura
Il percorso europeo ha avuto una tappa decisiva nel 2023, quando il Parlamento europeo ha approvato la normativa sul ripristino della natura dopo un intenso confronto politico.
Il testo definitivo è stato successivamente approvato dal Consiglio dell’Unione europea nel giugno 2024 ed è entrato in vigore il 18 agosto 2024 come Regolamento Ue 2024/1991.
La normativa stabilisce obiettivi vincolanti per il recupero degli ecosistemi degradati. Entro il 2030 gli Stati membri sono chiamati ad adottare misure di ripristino su almeno il 20% delle aree terrestri e il 20% delle aree marine dell’Unione europea. Entro il 2050, gli interventi dovranno estendersi agli ecosistemi che necessitano di ripristino.
Gli obiettivi interessano diversi ambiti: habitat terrestri, costieri e marini, ecosistemi agricoli e forestali, fiumi, popolazioni di impollinatori e aree urbane.
Per gli ecosistemi urbani, la normativa prevede fino alla fine del 2030 l’assenza di una perdita netta, a livello nazionale, della superficie complessiva degli spazi verdi urbani e della copertura arborea rispetto ai parametri stabiliti dal Regolamento. Dal 2031 è previsto un progressivo incremento, anche attraverso una maggiore integrazione del verde negli edifici e nelle infrastrutture.
Il confronto con Comuni, urbanistica ed edilizia
In Italia il quadro istituzionale per l’applicazione del Regolamento è stato definito nel 2026. MASE e MASAF sono stati individuati come autorità nazionali competenti, mentre presso il Ministero dell’Ambiente è stato previsto un Tavolo di coordinamento.
Particolare attenzione è stata dedicata alle possibili conseguenze delle misure sulla pianificazione urbanistica, sull’edilizia e sulle infrastrutture.
Il confronto si è concentrato soprattutto sulle modalità con cui individuare gli spazi interessati dalle misure di tutela e sulla necessità di evitare che la loro classificazione determini automaticamente vincoli generalizzati sui titoli edilizi, sulle varianti urbanistiche o sui programmi di rigenerazione.
L’Istituto Nazionale di Urbanistica (INU) ha evidenziato l’importanza di un’identificazione catastale e urbanistica puntuale delle aree, accompagnata dalla valutazione del loro effettivo valore ecosistemico.
Anche l’ANCI, pur riconoscendo nel Piano uno strumento potenzialmente utile per contrastare il consumo di suolo, favorire la rinaturalizzazione e migliorare la qualità ambientale delle città, ha richiamato la necessità di mettere a disposizione dei Comuni dati affidabili, cartografie, risorse economiche e assistenza tecnica, assicurando il coordinamento con gli strumenti di pianificazione locale.
Tra le richieste avanzate dagli enti locali figurano inoltre una fase transitoria e meccanismi che consentano di aggiornare progressivamente delimitazioni e modalità di applicazione.
Il Governo ha sostenuto che il Piano dovrà essere coordinato con gli strumenti urbanistici comunali e che le conseguenze sul settore delle costruzioni saranno considerate anche nell’ambito della Valutazione ambientale strategica (VAS).
Oltre 2.000 misure di ripristino
La proposta trasmessa a Bruxelles comprende 2.078 misure di ripristino, sviluppate e integrate anche sulla base dei contributi raccolti durante la consultazione pubblica e il confronto con i soggetti interessati.
Per la presidente di ISPRA e del Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente, Maria Alessandra Gallone, il Piano rappresenta un’opportunità per impostare un progetto di rigenerazione capace di coinvolgere patrimonio naturale, territori, economie e comunità.
L’obiettivo indicato dall’Istituto è quello di affrontare il ripristino della natura non esclusivamente attraverso la definizione di vincoli, ma inserendolo in una strategia nella quale le dimensioni ambientale, economica e sociale siano considerate congiuntamente.
I prossimi passaggi
Con la trasmissione della proposta si apre ora la fase europea dell’iter.
La Commissione europea avrà sei mesi per esaminare il documento italiano e valutarne la coerenza con gli obiettivi e gli obblighi stabiliti dal Regolamento europeo sul ripristino della natura.
Le eventuali osservazioni formulate da Bruxelles saranno successivamente esaminate da MASE e MASAF, con il supporto tecnico-scientifico di ISPRA e CREA, per integrare e aggiornare il documento.
Il percorso dovrà concludersi con la trasmissione definitiva del Piano Nazionale di Ripristino della Natura alla Commissione europea entro settembre 2027.
La fase che si apre sarà quindi determinante per definire nel dettaglio come gli obiettivi europei di recupero degli ecosistemi saranno applicati sul territorio italiano e come verranno coordinati con agricoltura, gestione forestale, infrastrutture, edilizia e pianificazione delle città.


Risposte