Accordi quadro, Fondazione Inarcassa chiede lo stop per ingegneria e architettura
A Bruxelles la richiesta di una revisione delle norme europee: «Favoriscono i grandi operatori e penalizzano professionisti e PMI»
Gli accordi quadro, strumento nato per semplificare le procedure di acquisto della Pubblica Amministrazione, rischiano di compromettere la concorrenza nel settore dei servizi di ingegneria e architettura, favorendo una crescente concentrazione del mercato nelle mani di pochi grandi operatori. È la posizione espressa da Fondazione Inarcassa nel corso di una serie di incontri istituzionali tenutisi la scorsa settimana a Bruxelles, nell’ambito del dibattito sulla revisione delle Direttive europee sugli appalti pubblici.
La delegazione della Fondazione ha incontrato rappresentanti dei Gabinetti di tre Vicepresidenti esecutivi della Commissione europea e numerosi europarlamentari, portando all’attenzione delle istituzioni comunitarie gli effetti che il crescente ricorso agli accordi quadro sta producendo nel mercato dei servizi professionali.
Cosa sono gli accordi quadro
Gli accordi quadro (framework agreements) sono uno strumento previsto dalla normativa europea e dal Codice dei Contratti Pubblici che consente alle stazioni appaltanti di selezionare, attraverso un’unica gara, uno o più operatori economici, definendo condizioni generali, prezzi e requisiti validi per un periodo che può arrivare fino a quattro anni.
Quando emerge una specifica esigenza, l’amministrazione può affidare direttamente l’incarico agli operatori già selezionati oppure indire una procedura semplificata tra i soggetti inclusi nell’accordo, evitando di avviare una nuova gara.
Un meccanismo concepito per velocizzare e rendere più efficienti gli acquisti di beni e servizi standardizzati. Tuttavia, secondo Fondazione Inarcassa, l’applicazione di questo modello alla progettazione presenta criticità sostanziali.
La progettazione non è una prestazione standardizzata
Al centro delle osservazioni della Fondazione vi è la natura stessa dei servizi di ingegneria e architettura, considerati prestazioni intellettuali che richiedono valutazioni specifiche e soluzioni progettuali calibrate sul singolo intervento.
«L’esperienza degli ultimi anni dimostra in modo inequivocabile che l’uso degli accordi quadro sta penalizzando il mercato dei servizi di ingegneria e architettura», ha dichiarato il presidente di Fondazione Inarcassa, Andrea De Maio. «L’accorpamento degli appalti in poche gare di elevato valore favorisce infatti i grandi operatori, spesso multinazionali, a discapito delle realtà professionali e imprenditoriali di minori dimensioni».
Secondo De Maio, l’utilizzo di uno strumento pensato per attività ripetitive e standardizzate non è compatibile con il carattere unico della progettazione. «Applicare questo modello di procurement ai servizi professionali significa rischiare di comprometterne la qualità e favorire la progressiva scomparsa dei professionisti che operano sui territori, a vantaggio di grandi strutture concentrate in pochi centri urbani».
Il nodo dell’accesso al mercato
Uno degli aspetti più critici evidenziati dalla Fondazione riguarda i requisiti di partecipazione alle gare per accordi quadro. Tali requisiti vengono generalmente parametrati sul valore complessivo dell’accordo e non sui singoli incarichi che verranno successivamente affidati.
Questo meccanismo, secondo Inarcassa, crea una barriera d’ingresso particolarmente elevata per professionisti, studi tecnici e piccole e medie imprese, che spesso non dispongono dei requisiti economici e organizzativi richiesti per competere nelle grandi gare aggregate.
Il risultato sarebbe una riduzione della concorrenza e una progressiva esclusione dal mercato di una parte significativa del tessuto professionale locale, con conseguenze negative anche sulla qualità e sulla pluralità delle competenze disponibili.
La proposta: escludere la progettazione dagli accordi quadro
Per affrontare queste criticità, Fondazione Inarcassa propone un intervento normativo nell’ambito della revisione delle Direttive Appalti europee. L’obiettivo è introdurre regole più stringenti sull’utilizzo degli accordi quadro e valutare, per i servizi di natura intellettuale, una loro esplicita esclusione.
«Occorre ristabilire un equilibrio tra efficienza amministrativa e tutela della concorrenza», ha affermato De Maio. «Non si può escludere la possibilità di prevedere il divieto degli accordi quadro per i servizi di ingegneria e architettura. È una scelta che garantirebbe maggiore equità, qualità delle prestazioni, apertura del mercato e tutela dell’interesse pubblico».
Verso un fronte europeo comune
La Fondazione ha espresso soddisfazione per l’attenzione ricevuta dalle istituzioni europee durante gli incontri a Bruxelles. Secondo De Maio, le preoccupazioni espresse dall’organizzazione italiana trovano riscontro anche presso associazioni professionali di altri Stati membri.
Le missioni istituzionali hanno inoltre consentito di avviare un confronto con stakeholder europei per costruire una posizione condivisa in vista della revisione della normativa comunitaria sugli appalti pubblici.
Tra le priorità indicate figurano la rimozione delle barriere all’accesso per professionisti e PMI, la valorizzazione della qualità progettuale rispetto al solo criterio del prezzo, il rafforzamento dell’indipendenza del progettista rispetto all’esecutore dei lavori e l’introduzione di strumenti più efficaci per contrastare i ritardi nei pagamenti.
Un insieme di temi che, secondo Fondazione Inarcassa, sarà decisivo per garantire un mercato dei servizi tecnici più aperto, competitivo e orientato alla qualità delle opere pubbliche.

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