B-PALACE ART a B-CAD Expo 2026: l’acciaio ridisegna il Lato B dell’architettura
Cromatica Marcegaglia e Sandrini Metalli promuovono B-Palace Art, il contest dedicato agli studenti di architettura e design che trasforma le facciate secondarie degli edifici in nuove superfici espressive. I progetti selezionati diventano realtà e, quest’anno, sono giunti a B-CAD Expo 2026, la fiera internazionale di edilizia, architettura e design, che si è da poco conclusa alla Nuvola di Fuksas a Roma.
Il contest nasce da un’osservazione: oltre alle facciate monumentali, alle piazze e agli scorci iconici, ogni città possiede un volto meno visibile. È il suo “lato B”: retri, prospetti secondari e superfici marginali degli edifici che raramente vengono narrati nell’architettura, pur contribuendo in modo determinante alla qualità del paesaggio urbano.
L’idea è questa: restituire identità e valore a queste superfici dimenticate, attraverso nuove interpretazioni progettuali basate sull’utilizzo dell’acciaio.
L’obiettivo è trasformare ciò che normalmente rimane sullo sfondo in un elemento capace di caratterizzare l’architettura urbana. Il “lato B” smette così di essere una superficie puramente funzionale e diventa terreno di sperimentazione per progettisti e designer, chiamati a confrontarsi con colore, materia, tridimensionalità, luce e percezione.
L’acciaio come superficie narrativa
Protagonista del progetto è l’acciaio, interpretato non soltanto come materiale costruttivo, ma come vera e propria superficie narrativa e di design.
Cromatica è una soluzione tecnologicamente avanzata che trasforma l’acciaio in una superficie espressiva e personalizzabile, permettendo di riprodurre trame e immagini attraverso una gamma pressoché illimitata di colori, sfumature, livelli di opacità e lavorazioni, trasformando la superficie metallica in un elemento capace di comunicare e costruire nuove identità visive.
A questa possibilità espressiva si affianca il know-how di Sandrini Metalli, che attraverso le soluzioni SANDCustom consente di lavorare sulla tridimensionalità del materiale e sulla realizzazione di profili personalizzati.
L’incontro tra le due tecnologie amplia così il vocabolario a disposizione del progettista: colore e immagine possono dialogare con pieghe, rilievi, geometrie e profondità, modificando il comportamento della facciata in relazione alla luce e al punto di osservazione.
Il rivestimento non è più pensato soltanto come pelle dell’edificio, ma come un dispositivo progettuale in grado di attribuire carattere anche alle superfici tradizionalmente considerate secondarie.
Dal concorso alla costruzione
Uno degli elementi distintivi di B-Palace Art 2026 è il rapporto diretto tra sperimentazione progettuale e realizzazione.
Il contest non si conclude infatti con la selezione di elaborati teorici: i progetti scelti vengono realizzati utilizzando le tecnologie messe a disposizione da Cromatica Marcegaglia e Sandrini Metalli, permettendo agli studenti di confrontarsi con il passaggio dall’idea alla materia.
Un aspetto che trasforma il concorso in un laboratorio applicato, nel quale la ricerca formale deve necessariamente dialogare con tecnologia, processi produttivi e caratteristiche dell’acciaio.
B-Palace a B-CAD
Le opere selezionate sono state esposte a B-CAD Expo 2026 e presentate dagli stessi studenti che le hanno progettate. In occasione della fiera, B-Palace Art ha inoltre ricevuto il B-CAD Award 2026, un riconoscimento che premia il valore dell’iniziativa e il suo contributo alla ricerca e alla sperimentazione nel campo dell’architettura e del design.
Progetti selezionati

Pizzicata — Architettura che danza
Matteo Marretti
Product, Interior, Communication and Eco-social Design
Università degli Studi di Firenze

Kore — Echi del bosco
Walter Osservanza
Product, Interior, Communication and Eco-social
Università degli Studi di Firenze

Lucia — Mille emozioni, un solo volto
Alessandro Siena
Product & Interior Design
NID – Nuovo Istituto Design Perugia

Colors of Bi83 — Cristalli di luce urbana
Massimiliano Dicci
Product, Interior, Communication and Eco-social Design
Università degli Studi di Firenze

Cadenza — Il ritmo diventa superficie
Sofia Sbraletta
Product & Interior Design
NID – Nuovo Istituto Design Perugia

centoMILA — La scomposizione dell’identità urbana
Alberto Petrosino, Luca Pozzobon
AUIC – Scuola di Architettura Urbanistica e Ingegneria delle Costruzioni
Politecnico di Milano

Checcivedi? — Un gioco di interpretazione condivisa
Flavia Calcinai
Product, Interior, Communication and Eco-social Design
Università degli Studi di Firenze

Glycine Blue Moon — La città ritrova il suo lato più bello
Cecilia Gatti
Product & Interior Design
NID – Nuovo Istituto Design Perugia

La città riflessa — Il lato nascosto diventa paesaggio
Alexandra Mitu
Product & Interior Design
NID – Nuovo Istituto Design Perugia

Traccia — Riflessi di luce
Isabella Martani
Product & Interior Design
NID – Nuovo Istituto Design Perugia
Un laboratorio per una nuova generazione di progettisti
B-Palace Art si rivolge a studenti di università e accademie di architettura e design, italiane e internazionali, invitandoli a interrogarsi sul recupero e sulla reinterpretazione delle parti meno celebrate degli edifici.
Il tema diventa occasione per affrontare una questione più ampia: riqualificare non significa necessariamente demolire e ricostruire. Può significare anche reinterpretare ciò che esiste, intervenendo sull’involucro per attribuire nuova qualità architettonica e percettiva a superfici anonime o trascurate da tempo.
In questa prospettiva, il retro di un edificio non rappresenta più uno spazio residuale, ma una superficie disponibile per costruire nuove relazioni con il contesto.
È proprio nei luoghi meno rappresentativi della città che il progetto può trovare nuovi margini di libertà: pareti cieche, prospetti tecnici e facciate secondarie possono trasformarsi in elementi riconoscibili, capaci di modificare la percezione dello spazio urbano.
Al centro rimane una domanda semplice: perché un edificio dovrebbe avere un solo lato degno di essere guardato?
B-Palace Art parte proprio da ciò che normalmente non vediamo per dimostrare che anche una superficie secondaria può diventare architettura. E che riqualificare una città significa, prima ancora di aggiungere qualcosa di nuovo, imparare a guardare in modo diverso ciò che già esiste.





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