Energia, imprese e transizione verde: cosa cambia con il Decreto-Legge 42/2026
Nuovi incentivi per l’autoproduzione di energia rinnovabile, sostegno ai sistemi di accumulo e un rafforzamento delle risorse per l’efficienza energetica. Sono questi i pilastri del Decreto-Legge n. 42 del 3 aprile 2026, entrato in vigore il 4 aprile, con cui il governo interviene per contrastare il caro energia e accelerare la transizione ecologica del sistema produttivo.
Il provvedimento introduce misure mirate soprattutto alle imprese, con un approccio che combina sostegno economico, requisiti ambientali stringenti e maggiore controllo tecnico sugli interventi.
Incentivi per investimenti già avviati
Uno dei punti centrali riguarda le imprese che avevano già avviato investimenti in innovazione e autoproduzione energetica, comunicandoli al Gestore dei Servizi Energetici (GSE) secondo quanto previsto dalla normativa precedente.
Per queste aziende, il decreto riconosce un credito d’imposta pari all’89,77% dell’importo richiesto, per un totale di 1,3 miliardi di euro nel 2026.
Il beneficio copre:
– beni tecnologici avanzati (Industria 4.0)
– investimenti in innovazione
– formazione del personale
Si tratta, di fatto, di una misura che consolida e rende più certo il quadro degli incentivi già attivati, offrendo alle imprese maggiore prevedibilità finanziaria.
Autoconsumo e sistemi di accumulo: spinta ai modelli energetici autonomi
Accanto agli incentivi già previsti, il decreto introduce un ulteriore contributo dedicato agli impianti da fonti rinnovabili per autoconsumo e ai sistemi di accumulo.
Le risorse stanziate sono:
– 57,7 milioni di euro per il 2026
– 80 milioni per il 2027
– 60 milioni per il 2028
Il contributo è proporzionale alle spese sostenute e non può superare l’importo del credito d’imposta già richiesto.
Questa misura favorisce un modello energetico sempre più diffuso: produrre e consumare energia nello stesso sito produttivo, riducendo la dipendenza dalla rete e stabilizzando i costi. I sistemi di accumulo, inoltre, permettono di utilizzare anche l’energia prodotta ma non immediatamente consumata.
DNSH e certificazioni: più controlli e sostenibilità documentata
Non basta installare impianti: il decreto introduce criteri rigorosi per accedere ai contributi.
Tra i requisiti principali:
– rispetto del principio DNSH (Do No Significant Harm), cioè l’obbligo di non arrecare danni significativi all’ambiente
– certificazioni tecniche e contabili
– dimostrazione concreta della riduzione dei consumi energetici
Le spese per queste certificazioni sono considerate ammissibili, purché rilasciate da soggetti qualificati.
Il ruolo del GSE viene rafforzato: sarà infatti il soggetto incaricato di trasmettere i dati necessari al Ministero delle Imprese e del Made in Italy per l’erogazione dei contributi.
Più risorse per l’efficienza energetica
Il decreto interviene anche sul medio-lungo periodo, rafforzando il Fondo nazionale per l’efficienza energetica.
Le nuove risorse previste sono:
– 175 milioni di euro per il 2027
– 159,2 milioni per il 2028
– 129,6 milioni per il 2029
– 78,5 milioni per il 2030
– 30,1 milioni per il 2031
L’obiettivo è sostenere:
– riqualificazione energetica degli impianti
– integrazione delle rinnovabili negli edifici
– riduzione strutturale dei consumi
Una strategia tra emergenza e transizione
Il Decreto-Legge 42/2026 si colloca a metà strada tra una misura emergenziale contro il caro energia e una politica industriale orientata alla sostenibilità.
Da un lato, offre liquidità immediata alle imprese attraverso crediti d’imposta e contributi. Dall’altro, introduce un modello più evoluto basato su:
– autoconsumo energetico
– efficienza misurabile
– sostenibilità certificata
Il messaggio è chiaro: gli incentivi pubblici saranno sempre più legati alla capacità delle imprese di dimostrare concretamente la riduzione dei consumi e l’impatto ambientale degli investimenti.
Una direzione che segna un passo ulteriore verso la trasformazione energetica del sistema produttivo italiano.

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