ENEA punta sulla geotermia: alla Casaccia un impianto innovativo per climatizzare gli edifici in modo sostenibile
Un nuovo passo verso la decarbonizzazione degli edifici arriva dalla geotermia. ENEA ha realizzato presso il Centro Ricerche Casaccia di Roma un innovativo impianto sperimentale per la climatizzazione sostenibile degli edifici, basato sull’integrazione tra energia geotermica a bassa entalpia e una pompa di calore di ultima generazione capace di utilizzare sia il calore del terreno sia quello dell’aria come sorgente termica.
L’iniziativa, sviluppata nell’ambito della Ricerca di Sistema Elettrico promossa dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, rappresenta un laboratorio tecnologico per sperimentare soluzioni in grado di migliorare l’efficienza energetica e ridurre le emissioni del settore civile.
Il sistema sfrutta il calore naturalmente presente nel sottosuolo attraverso quattro pozzi di diversa profondità , equipaggiati con sonde geotermiche e sensori in fibra ottica che consentono di monitorare costantemente il comportamento termico del terreno e ottimizzare le prestazioni dell’impianto.
«A differenza di altre fonti rinnovabili che dipendono dalle condizioni meteorologiche, la geotermia garantisce una disponibilità continua della risorsa energetica», spiega Anna Carmela Violante, ricercatrice del Dipartimento Tecnologie energetiche e fonti rinnovabili (TERIN) di ENEA. Una caratteristica che, secondo la ricercatrice, può contribuire non solo alla stabilità della produzione energetica, ma anche a ridurre la dipendenza dalle importazioni di energia e materie prime critiche, rafforzando la resilienza del sistema energetico nazionale.
L’efficienza dell’impianto è legata anche alla stabilità della temperatura del sottosuolo. «Nei periodi di maggiore richiesta di riscaldamento o raffrescamento, una sorgente termica stabile è fondamentale per garantire elevate prestazioni delle pompe di calore», sottolinea Raniero Trinchieri, ricercatore del Dipartimento ENEA-TERIN.
L’Italia vanta una lunga tradizione nello sfruttamento della geotermia ed è oggi l’ottavo Paese al mondo per capacità geotermoelettrica installata, con circa 916 MW e una produzione annua di 5,7 TWh di energia elettrica, concentrata prevalentemente in Toscana. Sul fronte degli usi diretti del calore geotermico, il Paese dispone inoltre di una capacità installata di circa 1.316 MW termici, utilizzata soprattutto per il riscaldamento civile, le attività termali, l’agricoltura e gli impianti geotermici a bassa entalpia.
Nonostante questi numeri, secondo ENEA il settore è rimasto sostanzialmente fermo nell’ultimo decennio. «La geotermia è spesso definita un gigante dormiente», osserva Simona De Iuliis, responsabile della Sezione supporto strategico del Dipartimento TERIN. «L’Italia possiede il maggiore potenziale geotermico dell’Europa continentale e, sfruttando appena il 2% delle risorse disponibili entro i primi cinque chilometri di profondità , potrebbe coprire fino al 10% della produzione elettrica prevista per il 2050 e circa un quarto dei consumi finali di energia termica».
Secondo le stime dell’Agenzia, il potenziale geotermico nazionale consentirebbe addirittura di coprire oltre quattro volte l’attuale fabbisogno energetico complessivo del Paese, tra elettricità e calore, contribuendo a ridurre del 40% il consumo di gas naturale.
Per raggiungere questi obiettivi sarà però necessario affrontare alcune criticità . «Occorre superare gli ostacoli tecnici, economici e autorizzativi che ancora limitano la diffusione della geotermia», evidenzia Giulia Monteleone, direttrice del Dipartimento ENEA-TERIN. Tra le priorità indicate figurano nuovi meccanismi di incentivazione, la semplificazione delle procedure autorizzative, una mappatura più dettagliata delle risorse disponibili e l’individuazione delle aree più adatte allo sviluppo di nuovi impianti.
Le attività di ricerca non si fermano qui. Il prossimo obiettivo di ENEA è la realizzazione di un sistema sperimentale ibrido che integri geotermia a bassa entalpia e solare termico, per studiare nuove soluzioni di accumulo del calore nel sottosuolo, in particolare nei terreni argillosi a profondità superiori ai cento metri. Un progetto che potrebbe aprire la strada a sistemi di climatizzazione ancora più efficienti e sostenibili, rafforzando il ruolo della geotermia nella transizione energetica italiana.

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