Il futuro dei servizi di ingegneria tra project financing e concessioni: le sfide del mercato post-PNRR
Con la progressiva conclusione dell’era PNRR, il settore dei servizi di ingegneria e architettura in Italia entra in una nuova fase, segnata dalla crescita di strumenti di partenariato pubblico-privato come project financing e concessioni. È quanto emerge dal Rapporto 2025 del Centro Studi del Consiglio Nazionale degli Ingegneri (CNI), che fotografa un mercato in trasformazione, sempre più competitivo e articolato.
Il tramonto dell’onda lunga del PNRR
Il 2025 rappresenta un anno di svolta per il settore. Il Rapporto del Centro Studi CNI mostra come la spinta eccezionale generata dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza stia esaurendo il suo effetto, portando a una riduzione dei volumi complessivi delle attività. Tuttavia, non si tratta di una semplice contrazione: il mercato evolve verso modelli contrattuali più sofisticati, dove la progettazione tecnica diventa parte integrante di operazioni finanziarie e gestionali complesse.
Project financing e concessioni: i nuovi driver
I dati parlano chiaro: i fondi legati direttamente al PNRR scendono al 2,2% del valore complessivo delle gare, mentre si affermano nuove direttrici di investimento.
– Concessioni: 9,1 miliardi di euro
– Project financing: 4,8 miliardi
– Appalti integrati: 6,1 miliardi su 532 bandi
Nel complesso, oltre 25 miliardi di euro in gare che includono servizi di ingegneria e architettura legati a questi strumenti, più del doppio rispetto all’anno precedente. Una trasformazione che ridefinisce il ruolo del progettista tecnico, sempre più coinvolto nella gestione integrata dell’intervento.
Liberi professionisti in difficoltà: tra marginalizzazione e strategie
Il nuovo scenario premia le grandi società di ingegneria, lasciando ai liberi professionisti un ruolo marginale. Sebbene rappresentino il 36,4% delle aggiudicazioni numeriche, intercettano solo il 7,2% dei compensi complessivi. La sproporzione è ancora più evidente nelle gare sopra i 215.000 euro, dove la loro quota scende all’1,4%.
Di fronte a questa realtà, il CNI individua una strategia chiave: l’aggregazione professionale. La collaborazione tra professionisti o con società consente di superare i limiti dimensionali, unendo competenze e risorse per competere in un mercato dominato da gare complesse e multidisciplinari.
L’equo compenso e la qualità progettuale: criticità persistenti
Una delle ombre che il Rapporto CNI continua a denunciare è quella del mancato rispetto dell’equo compenso. Su 3.480 bandi monitorati nel 2025, 221 hanno richiesto interventi formali per anomalie, tra cui il calcolo errato dei corrispettivi e ribassi eccessivi.
– Ribasso medio nelle gare sopra soglia: 32,8%
– Ribasso medio nelle gare sotto i 140.000 euro: 14,3%
– Livelli che mettono a rischio la qualità delle prestazioni tecniche e la sostenibilità della professione.
Il Codice Appalti e il nuovo equilibrio tra prezzo e qualità
L’entrata in vigore del Correttivo del Codice dei contratti pubblici (D.Lgs. 209/2024) segna un tentativo di inversione di rotta. L’obiettivo è rafforzare il principio dell’equo compenso e introdurre criteri che valorizzino la qualità progettuale, soprattutto nei contesti di project financing e concessioni, dove la componente tecnica è cruciale per il successo dell’opera.
Un mercato più selettivo e istituzionalizzato
Il quadro delineato dal Rapporto CNI 2025 è quello di un mercato post-PNRR più strutturato e competitivo, dove le opportunità sono legate alla capacità di affrontare procedure complesse, costruire reti professionali e garantire prestazioni di alta qualità.
Per i liberi professionisti, l’adeguamento non è più opzionale: serve un salto organizzativo, una nuova cultura di collaborazione e una ferma attenzione ai diritti economici e alla valorizzazione del proprio ruolo tecnico all’interno delle grandi operazioni infrastrutturali del Paese.

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