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Impianti sportivi, gli ingegneri: «Servono norme aggiornate e una governance più efficiente». Euro 2032 banco di prova per l’Italia

Oltre il 65% degli impianti sportivi italiani ha più di trent’anni e meno di uno su quattro soddisfa gli attuali standard energetici e digitali. È un patrimonio che necessita di un profondo rinnovamento, ma il percorso verso la riqualificazione continua a scontrarsi con procedure autorizzative lente, competenze frammentate e difficoltà nel trasformare progetti e finanziamenti in cantieri. A lanciare l’allarme è il Centro Studi del Consiglio Nazionale degli Ingegneri (CNI), che chiede una revisione del quadro normativo e una governance più efficace per accelerare la modernizzazione delle infrastrutture sportive.

L’analisi è contenuta nel rapporto “L’impianto sportivo come vettore di riqualificazione urbana. Quando sport ed ingegneria si incontrano”, presentato durante la Seconda Giornata Nazionale dell’Impiantistica Sportiva, organizzata dal CNI con il patrocinio del CONI. Al centro del confronto non soltanto i grandi stadi destinati a ospitare gli Europei di calcio del 2032, ma anche l’intera rete di impianti di prossimità – palestre, piscine, centri comunali, campi sportivi e strutture parrocchiali – che rappresentano il fulcro della pratica sportiva quotidiana.

Un patrimonio invecchiato e procedure troppo lente
Secondo il rapporto, gran parte delle infrastrutture sportive italiane è stata realizzata in un periodo storico in cui temi oggi centrali, come efficienza energetica, accessibilità universale, digitalizzazione e gestione integrata, non erano considerati requisiti progettuali fondamentali.

Le criticità riguardano non solo lo stato di conservazione degli impianti, ma anche la loro capacità di rispondere agli standard contemporanei di sicurezza, sostenibilità, inclusione e qualità dei servizi.

A rallentare il processo di ammodernamento contribuiscono iter autorizzativi che possono richiedere dai cinque ai sette anni, oltre a una complessa frammentazione delle competenze amministrative. Per il CNI è quindi necessario aggiornare il quadro normativo e mettere i professionisti nelle condizioni di affrontare la crescente complessità tecnica delle infrastrutture sportive.

Euro 2032, occasione da non perdere
L’organizzazione congiunta di Euro 2032 rappresenta per l’Italia un’importante occasione di rilancio infrastrutturale, ma anche una sfida sul piano amministrativo.

Durante il confronto è stato evidenziato il divario con la Turchia, Paese co-organizzatore della manifestazione, che nell’ultimo decennio ha realizzato oltre venti nuovi stadi grazie a una governance centralizzata e a procedure accelerate. In Italia, invece, numerosi progetti risultano ancora nelle fasi preliminari o autorizzative.

Per il presidente del CONI, Luciano Buonfiglio, la programmazione dovrà riguardare non solo gli impianti destinati ai grandi eventi, ma anche le strutture sportive diffuse sul territorio, fondamentali per garantire la pratica sportiva vicino ai luoghi di residenza.

Lo stadio diventa motore della rigenerazione urbana
Il rapporto del Centro Studi CNI evidenzia come gli stadi di nuova generazione abbiano ormai superato la funzione esclusivamente sportiva per trasformarsi in poli multifunzionali capaci di integrare mobilità, servizi, commercio, intrattenimento e spazi pubblici.

Le analisi internazionali richiamate nello studio mostrano che la realizzazione o la riqualificazione di un grande impianto può determinare un incremento del valore immobiliare delle aree circostanti compreso tra il 15% e il 25%, oltre ad attivare tra 10 mila e 20 mila posti di lavoro diretti e indiretti. La riqualificazione degli spazi pubblici collegati può inoltre aumentare di oltre il 40% la fruizione urbana.

Sempre più diffuso anche il modello dello stadio operativo durante tutto l’anno, con eventi culturali, concerti, congressi, attività commerciali e servizi che garantiscono sostenibilità economica oltre le competizioni sportive.

Tra gli esempi illustrati durante la giornata figura il progetto del nuovo stadio dell’AS Roma, concepito come struttura multifunzionale e utilizzabile oltre 300 giorni l’anno.

Sicurezza, accessibilità e nuove tecnologie
Secondo gli ingegneri, la progettazione degli impianti sportivi richiede oggi un approccio integrato che tenga insieme normativa CONI, regolamenti federali, prevenzione incendi, efficienza energetica, sicurezza e accessibilità.

L’inclusione, sottolinea il rapporto, non si limita all’eliminazione delle barriere architettoniche, ma abbraccia i principi del Design for All e dell’Universal Design, garantendo una fruizione autonoma e sicura a tutti gli utenti, indipendentemente da età o condizioni fisiche, sensoriali e cognitive.

Anche la sicurezza assume una dimensione più ampia, comprendendo resilienza climatica, continuità operativa, protezione informatica e gestione delle emergenze.

Gestione intelligente e manutenzione predittiva
Il rapporto richiama l’attenzione anche sulla fase gestionale degli impianti. Oltre il 70% del costo complessivo di un’infrastruttura, infatti, si concentra durante il suo ciclo di vita operativo.

Per questo motivo diventano fondamentali strumenti come monitoraggio continuo, manutenzione programmata, gestione energetica e aggiornamento tecnologico. Le nuove infrastrutture integrano sistemi di monitoraggio strutturale, sensori intelligenti, piattaforme digitali, modelli BIM orientati alla gestione, digital twin e applicazioni di intelligenza artificiale, in grado di ottimizzare consumi, programmare gli interventi manutentivi e migliorare la sicurezza.

Secondo il CNI, la semplificazione delle procedure dovrà essere accompagnata da una pianificazione efficace della manutenzione e da modelli gestionali capaci di garantire sostenibilità economica nel lungo periodo.

Non solo grandi stadi: il ruolo degli impianti di quartiere
Accanto alle grandi infrastrutture, il Consiglio Nazionale degli Ingegneri richiama l’attenzione sul valore sociale degli impianti sportivi di base. Palestre scolastiche, centri comunali, campi pubblici e oratori rappresentano infatti presìdi fondamentali soprattutto nelle periferie urbane.

Il rapporto cita studi europei secondo cui programmi continuativi di sport sociale e interventi di riqualificazione degli impianti di quartiere possono contribuire a ridurre fenomeni di microcriminalità e disagio giovanile con percentuali comprese tra il 15% e il 30%.

In questo contesto si inserisce anche la legge n. 53 del 7 aprile 2026, nota come “Palestre aperte”, che consente agli enti locali di affidare le palestre scolastiche alle associazioni sportive nelle fasce orarie extrascolastiche, nei fine settimana e durante il periodo estivo.

Tra le soluzioni innovative presentate durante l’evento figura infine “Volley Box”, progetto sviluppato da ASSET Puglia insieme alla FIPAV: una palestra prefabbricata ad alta efficienza energetica, progettata per contenere i costi di realizzazione e favorire la diffusione di strutture sportive moderne, replicabili e facilmente adattabili alle esigenze dei territori.

La sfida per i prossimi anni, conclude il rapporto del CNI, sarà trasformare gli impianti sportivi in infrastrutture strategiche per la qualità della vita, la sostenibilità urbana e lo sviluppo economico. Un obiettivo che richiede procedure più rapide, norme aggiornate e una governance capace di tradurre la programmazione in opere concrete, anche in vista dell’appuntamento con Euro 2032.

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