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Costruiamo il futuro: convegno organizzato da una cordata di sette imprese italiane

Dal Villaggio Olimpico di Milano ai grattacieli di design di New York: la sostenibilità nell'edilizia passa attraverso l'industrializzazione off-site. Certezza dei tempi e dei costi, maggiore tutela per i lavoratori, meno emissioni di CO2, più qualità del costruito
L'edilizia off-site, ovvero il sistema tecnologico mediante il quale si realizza una costruzione in un luogo diverso (off-site) da quello in cui si trova il cantiere definitivo (on-site), è la via più innovativa e veloce per rendere sostenibile il comparto delle costruzioni. L'industrializzazione dei processi costruttivi, che significa progettare e realizzare componenti dell'edificio in fabbrica per poi assemblarli direttamente in cantiere, è la soluzione ideale per ottimizzare le risorse e tutelare l'ambiente, perché riduce i tempi di cantiere, garantisce la certezza nei costi e una maggiore sicurezza per il personale, assicura prestazioni più elevate, ha bassissimi costi di demolizione e riduce le emissioni di CO2. L'edilizia in Italia soffre da tempo di alcune croniche problematiche: la scarsità di manodopera specializzata, edifici vetusti e poco sostenibili, tempi di realizzazione molto lunghi, spesso soggetti alla fluttuazione dei prezzi. L'edilizia "delocalizzata" ha una serie di indiscutibili vantaggi, perché permette di costruire inquinando sempre meno e con minor sprechi, e oggi, a differenza degli anni Settanta o Ottanta, è altamente tecnologica, efficiente e di qualità. I progetti realizzati con il metodo off-site sono grattacieli ultramoderni, ospedali, scuole, studentati firmati da famosi architetti, ma anche ristrutturazioni di palazzi storici.

Del tema si è parlato durante il convegno "Costruiamo il futuro. Dall'on-site all'off-site: industrializzare per rinnovare il settore delle costruzioni", che si è tenuto all'Auditorium Gaber di Palazzo Pirelli, a Milano. Durante il convegno, organizzato da una cordata di sette aziende (Tecnostrutture, Gualini, Harpaceas, Impresa Percassi, Pichler, Rubner, Brioschi Sviluppo Immobiliare), sono stati esposti i vantaggi della metodologia di costruzione off-site, anche attraverso la descrizione di particolari case history: il grattacielo 262 5th Avenue a New York (Gualini), il Campus Milano Internazionale (Pichler), ROOTS, l'edificio in legno più alto della Germania (Rubner), il Nuovo Villaggio Olimpico di Milano (Tecnostrutture), che sarà inaugurato il prossimo 12 febbraio.

La crescente attenzione all'ambiente, nonché la digitalizzazione e la diffusione del BIM (il Building Information Modeling, processo basato su modelli 3D) sono oggi fattori favorevoli per una maggiore diffusione dell'industrializzazione off-site, anche alla luce della Direttiva europea Case Green che – in base all'accordo confermato lo scorso 15 gennaio – prevede nuovi edifici a zero emissioni dal 2030, il miglioramento energetico graduale degli immobili esistenti con obiettivi intermedi al 2030 e al 2035, l'obbligo di installare pannelli solari su alcune tipologie di edifici, il progressivo abbandono delle caldaie a gas fino al divieto dal 2040, un settore edilizio climaticamente neutro entro il 2050. E anche a fronte del Piano Casa 2025 che il Ministero delle Infrastrutture sta definendo in queste settimane, che pone l'attenzione sul riordino e sulla semplificazione normativa, nonché sulla definizione di modelli sperimentali.

«Riteniamo che oramai l'industrializzazione off-site sia l'unica strada percorribile per ridurre l'impatto ambientale nelle nostre città – dichiara Franco Daniele, presidente di Tecnostrutture, una delle aziende capofila dell'iniziativa –. Si tratta di una via reale alla sostenibilità di tutto il comparto, non solo per quanto riguarda le nuove costruzioni ma anche per la riqualificazione e riconversione di aree dismesse e vetuste». «Dopo la forte spinta verso la prefabbricazione che ha caratterizzato il secondo dopoguerra, all'evoluzione tecnologica dei sistemi di costruzione off-site non ha corrisposto la diffusione che questi meriterebbero, considerati gli indubbi vantaggi che presentano rispetto alla costruzione on-site – ha detto Eugenio Kannes, amministratore delegato di Brioschi Sviluppo Immobiliare –, ma oggi un insieme di diversi fattori può favorire il progressivo trasferimento della produzione dal cantiere alla fabbrica: la digitalizzazione del settore e in particolare la diffusione del BIM, la crescente attenzione agli aspetti ambientali e ai criteri ESG, la carenza di manodopera qualificata e l'aumentodei costi di costruzione, che dal 2019 ad oggi, complice la pandemia e le guerre, sono lievitati del 30%, spingono verso la ricerca di soluzioni alternative a quelle tradizionali».

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