Generico
Cerca nel titolo
Cerca nel contenuto
Cerca parola esatta
Tipologia
Seleziona tutti
Articoli
Prodotti
Pagine Aziendali
Generico
Cerca nel titolo
Cerca nel contenuto
Cerca parola esatta
Tipologia
Seleziona tutti
Articoli
Prodotti
Pagine Aziendali

Ddl Architettura, gli ingegneri avvertono: “La bellezza non basta, serve un approccio multidisciplinare”

Il Consiglio Nazionale degli Ingegneri chiede modifiche ai ddl 1112 e 1711: “No a concorsi obbligatori taglia unica, sì a esperienza e competenze integrate”

Il Consiglio Nazionale degli Ingegneri (CNI) accoglie con favore le finalità dei disegni di legge 1112 e 1711, che puntano alla salvaguardia e valorizzazione dell’architettura italiana, ma lancia un monito chiaro: “La qualità architettonica non è solo estetica. Serve una visione tecnica, prestazionale e multidisciplinare”. È quanto emerso durante l’audizione presso la Commissione Cultura del Senato, dove il CNI – guidato dal presidente Angelo Domenico Perrini – ha espresso una posizione articolata e costruttiva.

La qualità del progetto non è solo forma: “Serve equilibrio tra estetica e tecnica”
Secondo il CNI, ridurre la qualità di un progetto alla sola dimensione formale rischia di compromettere la complessità dell’opera pubblica. Tra i parametri ritenuti fondamentali: sicurezza strutturale, efficienza energetica, sostenibilità ambientale, durabilità, funzionalità e resilienza climatica. “La qualità nasce dall’integrazione delle competenze”, sottolineano gli ingegneri, chiedendo un approccio fondato sulla collaborazione tra architetti, ingegneri e altre professionalità tecniche.

Il nodo della “centralità dell’architetto”: “Serve una visione inclusiva”
Critico il CNI anche sull’impostazione normativa che assegna una centralità preponderante alla figura dell’architetto, anche in ambiti dove prevale la componente tecnica. In particolare, si contesta la denominazione “Architetto della Città” proposta dal ddl 1711, ritenuta non rappresentativa della natura interdisciplinare della progettazione urbana. La proposta: adottare l’espressione “Progettista della Città”.

Governance: “La regia del Piano torni al MIT, non solo al Ministero della Cultura”
Sul piano della governance, il CNI invita a rivedere l’articolo 4 del ddl 1711, che affida la regia del Piano al Ministero della Cultura, chiedendo invece un coordinamento strutturale con il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. L’obiettivo: evitare sovrapposizioni normative, incertezze operative e rallentamenti procedurali, garantendo coerenza con il Codice dei Contratti Pubblici.

Concorso di progettazione: “Valorizzarlo sì, ma senza obblighi generalizzati”
Il CNI si dice favorevole al concorso di progettazione come strumento per garantire qualità nelle opere simboliche e urbane, ma respinge l’ipotesi di renderlo obbligatorio per tutte le opere pubbliche. “Non è sempre la scelta più efficace e può bloccare le stazioni appaltanti”, avverte il Consiglio, richiamando il principio di proporzionalità del Codice dei contratti.

Esperienza e competenze: “No all’esclusione dei curricula”
Altro punto critico è la selezione dei progettisti. Il CNI chiede che le norme valorizzino l’esperienza pregressa e i curricula professionali, ritenuti essenziali soprattutto per gli interventi più complessi. Allo stesso tempo, propone di sostituire nei testi legislativi l’espressione “Giovani Architetti” con “Giovani Progettisti”, per evitare discriminazioni tra le diverse professioni tecniche.

Accessibilità e misurabilità delle prestazioni: “Non basta il principio, servono protocolli”
Infine, un richiamo alla concretezza: qualità dell’aria, comfort acustico e climatico, accessibilità e sicurezza sono parametri fisici misurabili, che richiedono strumenti di verifica, protocolli normati e competenze ingegneristiche specifiche. Il CNI chiede l’introduzione esplicita dell’accessibilità universale nei ddl, intesa non solo come abbattimento delle barriere architettoniche, ma come insieme di prestazioni verificabili fin dalla fase progettuale.

Dall’architettura alla Rinascenza urbana: una legge attesa da anni
I ddl 1112 e 1711, all’esame del Parlamento rispettivamente da luglio 2025 e gennaio 2026, rappresentano il più recente tentativo legislativo di dotare il Paese di una norma organica sulla qualità architettonica. Un percorso già avviato in passato – ultimo tentativo nel 2021 – ma mai giunto a compimento.

Ora, con la voce degli ingegneri che si unisce al dibattito, la sfida sarà quella di scrivere una norma davvero condivisa, che non sacrifichi l’efficacia tecnica sull’altare della forma, e che riconosca la progettazione come atto collettivo, multidisciplinare e misurabile.

Articoli Correlati

Articoli recenti

Risposte