Generico
Cerca nel titolo
Cerca nel contenuto
Cerca parola esatta
Tipologia
Seleziona tutti
Articoli
Prodotti
Pagine Aziendali
Generico
Cerca nel titolo
Cerca nel contenuto
Cerca parola esatta
Tipologia
Seleziona tutti
Articoli
Prodotti
Pagine Aziendali

Superbonus, la Corte dei conti UE boccia l’efficacia: “Risparmi energetici modesti a fronte di costi elevati”

Il Superbonus torna al centro del dibattito europeo. Secondo la Corte dei conti dell’Unione europea, il programma italiano di incentivazione per la riqualificazione energetica degli edifici ha prodotto risultati inferiori alle aspettative in termini di risparmio energetico, nonostante l’ingente impiego di risorse pubbliche.

Le conclusioni sono contenute nella Relazione speciale 20/2026 sul Recovery and Resilience Facility (RRF), il principale strumento finanziario dell’UE per sostenere la ripresa economica dopo la pandemia. Il rapporto, presentato il 7 luglio, analizza l’efficacia degli investimenti destinati all’efficientamento energetico degli edifici residenziali nei Paesi membri.

Investimenti ingenti, benefici limitati
Secondo la Corte, gli Stati membri hanno destinato circa 43 miliardi di euro alle ristrutturazioni energetiche delle abitazioni. Tuttavia, la maggior parte dei programmi nazionali non avrebbe privilegiato gli interventi più efficaci, come le cosiddette ristrutturazioni profonde, capaci di ridurre in maniera significativa i consumi energetici.

Tra i casi analizzati, quello italiano viene indicato come uno dei più rilevanti. Il Superbonus assorbirà infatti quasi un terzo delle risorse del RRF dedicate alla riqualificazione degli edifici, pari a circa 14 miliardi di euro. Nonostante ciò, il costo sostenuto per ogni unità di energia risparmiata è risultato quattro volte superiore rispetto alle stime iniziali.

La Corte sottolinea inoltre che il meccanismo del rimborso fino al 110% delle spese avrebbe in alcuni casi determinato un sostegno pubblico persino superiore ai costi effettivamente sostenuti dai beneficiari, riducendo così l’efficienza complessiva dell’intervento.

Il nodo delle ristrutturazioni profonde
L’efficienza energetica degli edifici rappresenta una priorità strategica per l’Unione europea. Nel 2023 il settore residenziale è stato responsabile del 26% dei consumi energetici complessivi dell’UE.

Per raggiungere gli obiettivi fissati dalla Direttiva europea sulla prestazione energetica degli edifici, nota come “Case Green”, sarà necessario ridurre entro il 2030 il consumo medio di energia primaria del patrimonio edilizio residenziale del 16% rispetto ai livelli del 2020.

Secondo la Corte dei conti europea, questo obiettivo non potrà essere raggiunto limitandosi ad aumentare il numero degli edifici ristrutturati. Occorrerà invece concentrare gli investimenti sugli immobili più energivori e promuovere interventi capaci di migliorare sensibilmente le prestazioni energetiche.

Una strategia poco orientata ai risultati
Il rapporto evidenzia anche una criticità nella progettazione del Recovery and Resilience Facility. Il regolamento europeo, infatti, non contiene un riferimento esplicito alle ristrutturazioni profonde, lasciando agli Stati membri ampia discrezionalità nella definizione delle misure.

Complice anche la necessità di rispettare la scadenza del programma, fissata al 31 agosto 2026, molti Paesi hanno privilegiato interventi più semplici e rapidi da realizzare.

Secondo le stime della Corte, l’83% delle risorse destinate all’efficientamento energetico degli edifici residenziali finanzia ristrutturazioni di media intensità, mentre per il restante 17% non è previsto alcun requisito minimo di risparmio energetico. Tra i 27 Stati membri, soltanto la Romania ha collegato esplicitamente una misura finanziata dal RRF alle ristrutturazioni profonde.

Il rischio del “lock-in” energetico
Uno degli aspetti più critici evidenziati dagli auditor europei riguarda il cosiddetto effetto lock-in. Interventi limitati o non coordinati possono infatti impedire future riqualificazioni più efficaci, vincolando gli edifici a livelli di efficienza energetica intermedi per molti anni.

Tra gli esempi citati figurano interventi di isolamento non integrati con altri lavori, materiali incompatibili con successive opere di efficientamento o impianti progettati senza una visione complessiva della riqualificazione dell’edificio.

Le indicazioni della Corte
La Corte dei conti europea invita quindi le istituzioni europee e gli Stati membri a rivedere l’impostazione delle future politiche di sostegno all’efficienza energetica, privilegiando interventi in grado di massimizzare il rapporto tra investimenti pubblici e risparmi energetici ottenuti.

L’obiettivo, conclude il rapporto, non è soltanto spendere di più, ma spendere meglio, concentrando le risorse sulle riqualificazioni che garantiscono i maggiori benefici ambientali, economici e climatici nel lungo periodo.

Articoli Correlati

Articoli recenti

Risposte