RPT: “Urgente una riforma per il riconoscimento dei professionisti regolamentati nell’UE”
Dalla Rete delle Professioni Tecniche la proposta, durante l’Assemblea del CEPLIS in Portogallo, di revisionare la Direttiva 2005/36/CE ed introdurre un Passaporto Professionale Europeo
Urgente revisionare la Direttiva 2005/36/CE per rafforzare la mobilità professionale, semplificare le procedure e garantire un diritto di stabilimento più rapido, trasparente e uniforme in tutti gli Stati membri. Come? Attraverso l’introduzione di un nuovo Passaporto Professionale Europeo (European Professional Passport – EPP) quale strumento digitale unico destinato a tutte le professioni regolamentate dell’Unione Europea. Questa, in sintesi, la proposta avanzata dalla Rete delle Professioni Tecniche (RPT) nel corso dell’Assemblea Generale del CEPLIS che si è tenuta lo scorso 27 giugno presso Quinta da Gruta in Portogallo. L’evento organizzato dal Comune di Maia, in collaborazione con ANPL (Associazione Nazionale dei Professionisti Liberali) e CEPLIS (Consiglio Europeo delle Professioni Liberali), ha visto la partecipazione del Ministro degli Affari Parlamentari del Portogallo, Prof. Carlos de Abreu Amorim. In rappresentanza della Rete delle Professioni Tecniche hanno preso parte il Presidente del Consiglio Nazionale dei Periti Industriali, Giovanni Esposito e il Vicepresidente vicario, Amos Giardino.
L’introduzione del Passaporto, non rappresenterebbe una deregolamentazione, ma l’esigenza di superare le attuali criticità che ancora limitano la libera circolazione dei professionisti, nonostante i progressi compiuti dalla normativa europea. I professionisti tecnici sottolineano infatti che, sebbene la Direttiva abbia favorito il riconoscimento delle qualifiche di oltre 185.000 professionisti nel periodo 2020–2024, le procedure continuano infatti a essere caratterizzate da frammentazione amministrativa, valutazioni caso per caso e significativi margini di discrezionalità tra gli Stati membri. Dunque, attraverso questa proposta si mira a trasformare l’attuale Carta Professionale Europea in un vero e proprio passaporto professionale europeo, capace di garantire il riconoscimento automatico delle qualifiche sia per la prestazione temporanea di servizi sia per lo stabilimento permanente nei diversi Paesi dell’Unione. Grazie a questo strumento – si evidenzia – si certificherebbe in formato digitale la qualifica professionale, il legittimo accesso alla professione, l’iscrizione all’organismo professionale competente. E ancora, la regolarità disciplinare, la copertura assicurativa e l’adempimento degli obblighi di formazione continua, offrendo alle autorità nazionali uno strumento uniforme, affidabile e interoperabile.
In particolare, RPT ha proposto l’introduzione di un nuovo Titolo IV-bis nella Direttiva 2005/36/CE dedicato al Passaporto Professionale Europeo e l’istituzione di quattro nuovi strumenti operativi: il Registro Europeo delle Professioni Regolamentate; il Quadro Europeo delle Competenze Professionali; la Matrice Europea delle Misure Compensative; il Portale Europeo della Mobilità Professionale.
Uno degli aspetti più innovativi riguarda la previsione di misure compensative predeterminate e pubblicamente consultabili, destinate a sostituire l’attuale sistema basato su valutazioni discrezionali. I professionisti conoscerebbero in anticipo eventuali integrazioni formative richieste, la durata dei percorsi, i costi e le autorità competenti, rendendo il processo di riconoscimento più trasparente e prevedibile. Viene previsto, inoltre, in caso di stabilimento permanente, che gli Stati membri provvedano all’iscrizione del professionista entro trenta giorni dal deposito della domanda. Decorso inutilmente tale termine, troverebbe applicazione il principio del silenzio-assenso. Il nuovo sistema dovrebbe consentire una significativa riduzione dei tempi di riconoscimento delle qualifiche, una diminuzione degli oneri amministrativi e un incremento della mobilità dei professionisti regolamentati, contribuendo alla competitività del mercato interno europeo.
La proposta, accolta con favore dal CEPLIS, auspica infine l’avvio di un progetto pilota dedicato alle professioni tecniche, considerate strategiche per la transizione energetica, la sicurezza, la digitalizzazione e la competitività industriale dell’Unione Europea.
“Combinando riconoscimento automatico e misure compensative predeterminate, l’Unione Europea può rafforzare contemporaneamente la libera circolazione dei professionisti e la tutela dell’interesse pubblico”, sottolinea infine il documento presentato dalla RPT.

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