OS21 e controlli ANAC: tra lotta alle pratiche elusive e richiesta di chiarezza normativa
Il sistema di qualificazione delle imprese nel settore degli appalti pubblici torna al centro del dibattito con l’intervento dell’ANAC sulla categoria OS21, relativa alle opere strutturali speciali. L’Autorità Nazionale Anticorruzione ha infatti avviato, a partire da ottobre 2025, una vasta attività di verifica che coinvolge circa 1.800 imprese, sollevando questioni rilevanti sia sul piano della legalità sia su quello dell’interpretazione normativa.
Il nodo delle pratiche elusive nel sistema SOA
Alla base dell’iniziativa dell’ANAC vi è l’emersione di comportamenti ritenuti distorsivi, legati in particolare al requisito dell’organico necessario per ottenere l’attestazione SOA nella categoria OS21. Secondo quanto evidenziato nel comunicato di fine febbraio 2026, alcune imprese avrebbero assunto operai qualificati, dotati di patentino, esclusivamente per il tempo necessario a conseguire la certificazione, interrompendo poi il rapporto di lavoro subito dopo.
Sebbene tali condotte possano apparire formalmente legittime se considerate singolarmente, l’ANAC le interpreta come parte di un meccanismo più ampio che altera la concorrenza e mina l’affidabilità tecnico-organizzativa delle imprese. I primi risultati delle verifiche hanno già prodotto conseguenze significative, tra cui annotazioni nel Casellario Informatico e la decadenza delle attestazioni, soprattutto nei casi in cui le imprese erano già titolari di appalti pubblici.
Il principio di continuità dei requisiti
Uno degli aspetti più rilevanti dell’intervento dell’ANAC riguarda il principio della continuità nel possesso dei requisiti. L’Autorità ribadisce che i requisiti non devono essere presenti solo al momento della partecipazione alla gara, ma devono permanere senza interruzioni durante tutta la procedura e l’esecuzione del contratto.
Questa interpretazione si inserisce nella logica del “principio del risultato” introdotto dal nuovo Codice dei contratti pubblici: la qualificazione non è un mero adempimento burocratico, ma uno strumento per garantire che le imprese siano effettivamente in grado di realizzare lavorazioni altamente specialistiche, come fondazioni speciali o interventi geotecnici. In quest’ottica, la continuità del requisito diventa essenziale per assicurare qualità e affidabilità.
Impatti su sicurezza e vigilanza
Il tema non si esaurisce nella correttezza formale del sistema di qualificazione. L’ANAC sottolinea infatti come la presenza di personale qualificato incida direttamente sulla sicurezza nei cantieri. La mancanza di operai adeguatamente formati può compromettere non solo la qualità delle opere, ma anche la tutela dei lavoratori.
Per questo motivo, viene rafforzato il ruolo delle stazioni appaltanti, chiamate a esercitare un controllo concreto e tempestivo sull’organico delle imprese esecutrici. La vigilanza deve essere sostanziale e continua, in linea con quanto previsto anche dal d.lgs. 81/2008 in materia di sicurezza sul lavoro.
La posizione di UnionSOA: servono regole chiare
Se da un lato l’obiettivo di contrastare le pratiche elusive è condiviso, dall’altro UnionSOA solleva critiche sul metodo adottato e sulla mancanza di chiarezza normativa. L’associazione evidenzia come la normativa vigente imponga la dimostrazione del requisito al momento del rilascio dell’attestazione, ma non specifichi in modo esplicito l’obbligo di mantenerlo in modo continuativo.
Secondo UnionSOA, il problema è quindi interpretativo: senza una disciplina chiara su tempi, modalità e obblighi di monitoraggio, si rischia di generare incertezza applicativa. L’associazione propone l’introduzione di un sistema strutturato, simile a quello previsto per la direzione tecnica, con obblighi di comunicazione delle variazioni da parte delle imprese.
Viene inoltre sollevata una questione di sostenibilità organizzativa: mantenere stabilmente in organico personale altamente specializzato può risultare oneroso, soprattutto nei periodi in cui l’impresa non è impegnata in lavorazioni OS21. Da qui la richiesta di un intervento legislativo e l’apertura di un tavolo tecnico con ANAC.
Il sostegno di AIF all’azione dell’Autorità
Di segno opposto è la posizione di AIF, che rappresenta le imprese specializzate nel settore. L’associazione esprime pieno apprezzamento per l’azione dell’ANAC, ritenendola fondamentale per garantire una qualificazione seria e per contrastare le distorsioni del mercato.
Secondo il presidente Gabriele Graziani, le imprese specializzate investono costantemente in sicurezza, attrezzature e personale qualificato, rendendo il rispetto dei requisiti una condizione imprescindibile. In questa prospettiva, i controlli dell’ANAC vengono visti come uno strumento necessario per tutelare le imprese virtuose e garantire la qualità delle opere pubbliche.
Il caso OS21 mette in luce una tensione strutturale tra esigenze di rigore nei controlli e necessità di chiarezza normativa. Se da un lato l’azione dell’ANAC appare coerente con l’obiettivo di rafforzare affidabilità e sicurezza nel settore degli appalti pubblici, dall’altro emergono criticità legate all’assenza di regole esplicite sul mantenimento dei requisiti.
La soluzione sembra passare attraverso un intervento normativo che definisca in modo puntuale obblighi e modalità di verifica, accompagnato da un dialogo tra istituzioni e operatori del settore. Solo così sarà possibile coniugare efficacia dei controlli, certezza del diritto e sostenibilità per le imprese.

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