Ripristino della natura, l’Italia definisce le regole per il Piano nazionale
L’Italia compie un nuovo passo verso l’attuazione delle politiche europee per la tutela ambientale e la lotta ai cambiamenti climatici. Con il Decreto Legislativo n. 80 dell’8 aprile 2026, pubblicato in Gazzetta Ufficiale ed efficace dal 31 maggio 2026, il Governo ha definito il quadro normativo e istituzionale per l’applicazione del Regolamento UE 2024/1991 sul ripristino della natura.
L’obiettivo è ambizioso: recuperare gli ecosistemi degradati, rafforzare la biodiversità e aumentare la resilienza del territorio agli effetti della crisi climatica. Il provvedimento rappresenta il primo tassello operativo verso la realizzazione del Piano Nazionale di Ripristino della Natura, che dovrà essere presentato alla Commissione europea entro il 1° settembre 2026.
Gli obiettivi europei
Il Regolamento UE sul ripristino della natura, entrato in vigore il 18 agosto 2024, impone agli Stati membri di adottare misure concrete per il recupero degli ecosistemi terrestri e marini. Entro il 2030, almeno il 20% delle aree terrestri e marine dell’Unione dovrà essere interessato da interventi di ripristino, mentre entro il 2050 gli interventi dovranno estendersi a tutti gli ecosistemi che necessitano di recupero.
Le azioni previste riguardano una vasta gamma di ambienti: ecosistemi urbani, agricoli, forestali, costieri, marini e fluviali. Particolare attenzione viene riservata agli impollinatori, alla connettività dei corsi d’acqua e all’incremento degli spazi verdi nelle città.
Il ruolo di MASE e MASAF
Il decreto individua due autorità nazionali competenti: il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) e il Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste (MASAF).
Al MASE spettano le competenze relative agli ecosistemi terrestri, costieri, urbani e fluviali, mentre il MASAF coordinerà gli interventi negli ecosistemi agricoli e forestali, in collaborazione con Regioni e Province autonome. Alcuni ambiti, come gli ecosistemi marini, il ripristino degli impollinatori e la piantumazione di nuovi alberi, richiederanno invece una gestione condivisa tra i due ministeri.
Il Piano nazionale e il coinvolgimento dei territori
Il Piano Nazionale di Ripristino della Natura sarà lo strumento operativo attraverso cui l’Italia programmerà gli interventi necessari per raggiungere gli obiettivi europei. La sua attuazione coinvolgerà una rete articolata di soggetti istituzionali: Regioni, Province autonome, enti gestori delle aree naturali protette, Autorità di bacino distrettuali e, per gli ecosistemi urbani, Comuni, Province e Città metropolitane.
Proprio le città assumono un ruolo centrale nella strategia europea. Il decreto stabilisce infatti che gli enti locali saranno responsabili del ripristino degli ecosistemi urbani, integrando gli interventi ambientali con la pianificazione urbanistica, la rigenerazione urbana e le infrastrutture verdi e blu.
Secondo il Regolamento UE, entro il 2030 gli Stati membri dovranno evitare la perdita netta di spazi verdi urbani e della copertura arborea rispetto ai livelli del 2024. Dal 2031, invece, dovrà essere garantita una crescita progressiva del verde urbano attraverso alberature, tetti verdi, pareti vegetali e interventi di rinaturalizzazione degli spazi pubblici.
Fiumi, foreste e biodiversità
Tra le priorità individuate dal Piano nazionale figura anche il recupero della connettività naturale dei fiumi. Gli Stati membri dovranno mappare le barriere artificiali presenti nei corsi d’acqua e individuare quelle da rimuovere, contribuendo all’obiettivo europeo di ripristinare almeno 25mila chilometri di fiumi a scorrimento libero entro il 2030.
Il decreto prevede inoltre misure per contrastare il declino degli impollinatori, rafforzare la biodiversità agricola e forestale e sostenere l’impegno europeo di piantare tre miliardi di nuovi alberi entro la fine del decennio.
Coordinamento e monitoraggio
Per garantire il coordinamento delle attività è stato istituito presso il MASE un Tavolo di indirizzo e coordinamento strategico, composto da rappresentanti dei ministeri coinvolti, delle Regioni e degli enti locali. Il Tavolo avrà il compito di monitorare l’attuazione del Regolamento UE e favorire il coinvolgimento dei soggetti interessati.
Le amministrazioni responsabili dovranno inoltre raccogliere e trasmettere alla Commissione europea dati sullo stato degli ecosistemi, sul verde urbano e sulle infrastrutture ecologiche.
La sfida delle risorse
Uno degli aspetti più delicati riguarda il finanziamento degli interventi. Il decreto contiene infatti una clausola di invarianza finanziaria: le misure dovranno essere attuate senza nuovi oneri per la finanza pubblica, utilizzando le risorse già disponibili.
Questo significa che il successo del Piano dipenderà dalla capacità delle istituzioni di coordinare fondi europei, programmi nazionali e strumenti territoriali già esistenti. Una sfida complessa, considerando la portata degli interventi richiesti.
Consultazione pubblica aperta fino al 9 giugno
Nel frattempo, il MASE, insieme al MASAF e con il supporto di ISPRA, ha avviato una consultazione pubblica sul Piano Nazionale di Ripristino della Natura, aperta fino al 9 giugno 2026 sulla piattaforma ParteciPA. Cittadini, enti territoriali, comunità scientifica e stakeholder potranno inviare osservazioni e contributi utili alla definizione finale del Piano.
Il percorso avviato dal Governo rappresenta una delle più importanti operazioni di pianificazione ambientale degli ultimi anni. La vera sfida, ora, sarà trasformare gli obiettivi europei in interventi concreti e coordinati sul territorio, conciliando tutela della natura, sviluppo urbano e sostenibilità economica.

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