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Direttiva Case Green, nuovo richiamo UE all’Italia: due mesi per presentare il Piano di ristrutturazione

Bruxelles invia un parere motivato per il mancato invio della bozza del Piano nazionale di ristrutturazione degli edifici. Se il Governo non si adeguerà entro due mesi, la Commissione potrà deferire l’Italia alla Corte di giustizia dell’Unione europea. Il Piano definitivo resta atteso entro la fine del 2026.

L’Italia resta in ritardo nell’attuazione della Direttiva Case Green. La Commissione europea ha compiuto un nuovo passo nella procedura di infrazione nei confronti del nostro Paese per la mancata presentazione della bozza del Piano nazionale di ristrutturazione degli edifici, documento previsto dalla Direttiva UE 2024/1275 sulla prestazione energetica nell’edilizia, la cosiddetta EPBD.

La bozza avrebbe dovuto essere trasmessa a Bruxelles entro il 31 dicembre 2025. Dopo il primo richiamo formale arrivato a marzo 2026, la Commissione ha ora deciso di inviare all’Italia un parere motivato, concedendo altri due mesi per rispondere e adempiere agli obblighi europei.

Se la risposta italiana non sarà considerata soddisfacente, Bruxelles potrà decidere di portare il caso davanti alla Corte di giustizia dell’Unione europea.

Il provvedimento non riguarda soltanto l’Italia: nella stessa situazione si trovano anche Belgio, Repubblica Ceca, Irlanda, Lussemburgo, Ungheria, Malta, Polonia e Slovacchia.

Dalla messa in mora al parere motivato
La procedura era iniziata a marzo 2026, quando la Commissione europea aveva inviato una lettera di costituzione in mora agli Stati membri che non avevano rispettato la scadenza fissata per la presentazione delle bozze dei rispettivi Piani.

All’epoca erano 19 i Paesi interessati. Bruxelles aveva concesso due mesi per fornire chiarimenti e trasmettere la documentazione richiesta, anticipando la possibilità di procedere con un parere motivato qualora le risposte non fossero state sufficienti.

Per l’Italia il ritardo non è stato sanato. Il passaggio al parere motivato rappresenta quindi un avanzamento della procedura di infrazione e formalizza la richiesta di Bruxelles di conformarsi alla normativa europea.

Le scadenze, tuttavia, vanno distinte. I due mesi indicati dalla Commissione riguardano la risposta al parere motivato e la trasmissione della bozza del Piano, originariamente prevista entro il 31 dicembre 2025. La Direttiva fissa invece al 31 dicembre 2026 il termine per presentare il primo Piano nazionale di ristrutturazione degli edifici nella sua versione definitiva.

Che cos’è il Piano nazionale di ristrutturazione
Il National Building Renovation Plan, o NBRP, costituisce uno degli strumenti principali attraverso i quali gli Stati membri dovranno tradurre gli obiettivi della Direttiva Case Green in politiche concrete.

L’orizzonte è il 2050: entro quella data il patrimonio immobiliare europeo dovrà evolvere verso un parco edilizio ad alta efficienza energetica e decarbonizzato, accompagnando progressivamente gli edifici esistenti verso il modello degli edifici a emissioni zero.

Per raggiungere questo obiettivo non sarà sufficiente stabilire principi generali. Il Piano dovrà partire da una fotografia dettagliata del patrimonio immobiliare nazionale, distinguendo gli edifici per tipologia, epoca di costruzione e zona climatica.

Dovranno inoltre essere valutati gli ostacoli che frenano le ristrutturazioni, le capacità operative dei settori dell’edilizia, dell’efficienza energetica e delle energie rinnovabili, oltre alla situazione delle famiglie vulnerabili.

A questa analisi dovrà essere associata una vera e propria tabella di marcia, composta da obiettivi nazionali, scadenze e indicatori misurabili attraverso i quali verificare nel tempo l’avanzamento della riqualificazione energetica.

Il Piano dovrà quindi rispondere ad alcune domande essenziali: quali edifici ristrutturare, con quali prestazioni energetiche, attraverso quali politiche pubbliche e, soprattutto, con quali risorse economiche.

Il confronto con gli altri Paesi europei
Il ritardo italiano assume particolare rilievo alla luce del lavoro già avviato da una parte degli altri Stati membri.

A luglio, il Joint Research Centre della Commissione europea ha pubblicato una prima valutazione dei Piani nazionali di ristrutturazione già disponibili, prendendo in esame 16 documenti completi trasmessi da 15 Stati membri e dalla Regione Vallona del Belgio.

Dall’analisi emerge una notevole ampiezza degli interventi programmati. In alcuni casi gli obiettivi prevedono una riduzione dei consumi di energia primaria fino al 73% entro il 2050, mentre quasi la metà dei Piani punta a ridurre di oltre il 90% le emissioni operative degli edifici.

Anche i ritmi di intervento differiscono significativamente da Paese a Paese: i tassi annuali di ristrutturazione programmati oscillano indicativamente tra lo 0,7% e il 5,7% della superficie edilizia.

La prima ricognizione europea ha però evidenziato anche diversi punti deboli. Tra questi figurano dati incompleti sul patrimonio immobiliare, difficoltà nel quantificare gli effetti delle politiche previste, insufficiente definizione degli standard minimi di prestazione energetica per gli edifici non residenziali e, in alcuni casi, una limitata chiarezza sulle risorse finanziarie necessarie.

Il nodo economico appare particolarmente rilevante. Nei Piani per i quali è possibile effettuare il confronto, le risorse pubbliche coprono generalmente tra il 20% e il 30% dei costi di ristrutturazione. Una quota che rende evidente la necessità di affiancare ai finanziamenti pubblici una consistente mobilitazione di capitali privati.
Perché il Piano sarà decisivo per proprietari, imprese e professionisti

Il Piano nazionale non rappresenta soltanto un adempimento nei confronti di Bruxelles. Dalla sua impostazione dipenderà una parte rilevante della strategia italiana di riqualificazione del patrimonio immobiliare nei prossimi decenni.

La Direttiva Case Green stabilisce infatti obiettivi che dovranno essere tradotti in misure nazionali: dalla riduzione dei consumi energetici del patrimonio residenziale agli standard minimi di prestazione per gli edifici non residenziali, fino alla progressiva diffusione degli edifici a emissioni zero.

Per proprietari immobiliari, progettisti, imprese di costruzione, produttori di materiali e operatori finanziari, conoscere in anticipo la traiettoria scelta dall’Italia significa poter valutare la futura domanda di interventi, gli standard richiesti e gli strumenti economici destinati ad accompagnare le ristrutturazioni.

È proprio la funzione di programmazione a rendere il Piano strategico: una cornice nazionale stabile può contribuire a dare maggiore prevedibilità agli investimenti e a definire una prospettiva di lungo periodo per un settore chiamato a sostenere una parte consistente della transizione energetica.

Ora l’Italia ha due mesi
Con il parere motivato, la procedura europea entra dunque in una fase più avanzata. Il Governo italiano dispone ora di due mesi per rispondere alla Commissione e trasmettere la bozza del Piano nazionale di ristrutturazione degli edifici.

Se le misure adottate non saranno giudicate sufficienti, la Commissione potrà procedere con il deferimento dell’Italia alla Corte di giustizia dell’Unione europea.

Sul calendario resta intanto un’altra data fondamentale: il 31 dicembre 2026, termine entro il quale gli Stati membri dovranno presentare il primo Piano nazionale definitivo.

Per l’Italia i prossimi mesi saranno quindi decisivi non soltanto per recuperare il ritardo nei confronti di Bruxelles, ma soprattutto per definire la strategia con cui affrontare una trasformazione destinata a incidere sul patrimonio immobiliare nazionale fino al 2050.

La questione centrale si sposta così dall’adempimento formale alle scelte concrete: quali edifici riqualificare, con quali tempi, quali incentivi e quali risorse, e come distribuire i costi della transizione tra settore pubblico, proprietari e investitori privati. È su queste risposte che si misurerà l’effettiva capacità del Piano italiano di trasformare gli obiettivi europei in una politica nazionale di riqualificazione energetica.

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