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Qualità dell’aria indoor, dal 2028 nuove regole per scuole, uffici e strutture sanitarie

Lo schema di decreto legislativo sulla qualità dell’aria introduce valori di riferimento per gli inquinanti, due campagne di monitoraggio all’anno e controlli su ventilazione, VMC, materiali e arredi. Gli obblighi entrerebbero in vigore dal 1° gennaio 2028

La qualità dell’aria respirata all’interno degli edifici è destinata a entrare in modo più strutturato nella gestione della sicurezza di scuole, uffici e strutture sanitarie. Dal 1° gennaio 2028, infatti, potrebbero scattare nuovi adempimenti per la valutazione e il monitoraggio dell’aria negli ambienti chiusi, con particolare attenzione agli inquinanti, ai sistemi di ventilazione e alle possibili sorgenti emissive presenti negli edifici.

La novità è contenuta nello schema di decreto legislativo di attuazione della Direttiva (UE) 2024/2881, trasmesso al Parlamento il 7 agosto 2026 come Atto del Governo n. 435.

Il provvedimento, approvato dal Consiglio dei Ministri in esame preliminare, è ancora in fase di esame parlamentare e potrà quindi subire modifiche prima dell’approvazione definitiva.

La Direttiva europea riguarda principalmente la qualità dell’aria ambiente, ma il legislatore italiano ha utilizzato il recepimento anche per introdurre una prima disciplina organica della qualità dell’aria indoor negli ambiti già interessati dalla normativa sulla salute e sicurezza sul lavoro.

Tre categorie di edifici interessate
Il nuovo sistema si concentra su tre tipologie di ambienti considerate di particolare interesse pubblico:
– strutture sanitarie;
– edifici scolastici;
– ambienti adibiti a ufficio.

Per queste categorie lo schema stabilisce procedure di ricognizione, valutazione e monitoraggio, affiancate da valori di riferimento per una serie di inquinanti e da indicazioni sulle azioni da intraprendere quando dalle misurazioni emergono situazioni critiche.

Il punto centrale è che la qualità dell’aria indoor viene collegata direttamente agli obblighi già previsti dal Dlgs 81/2008 in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro.

Gli adempimenti sono infatti posti in capo al datore di lavoro e le valutazioni devono confluire nel Documento di valutazione dei rischi (DVR).

Non nasce, dunque, un sistema completamente separato da quello esistente né viene istituita una nuova autorità pubblica dedicata esclusivamente ai controlli sull’aria indoor. La nuova disciplina viene invece innestata sul sistema di prevenzione e valutazione dei rischi già operativo nei luoghi di lavoro.

Prima delle misurazioni bisognerà conoscere l’edificio
Il monitoraggio vero e proprio rappresenta soltanto una parte del percorso previsto dallo schema.

Il primo passaggio consiste nella ricognizione degli ambienti, necessaria per individuare le caratteristiche dell’edificio, le potenziali sorgenti di contaminazione e gli spazi maggiormente rappresentativi nei quali effettuare le misurazioni.

L’analisi dovrà quindi andare oltre il semplice campionamento dell’aria.

Tra gli aspetti da prendere in considerazione rientrano le caratteristiche fisiche e lo stato degli ambienti, la disposizione degli spazi, la presenza e le caratteristiche di porte e finestre e gli eventuali lavori di ristrutturazione o riqualificazione energetica eseguiti sull’immobile.

Particolare attenzione dovrà essere riservata, ad esempio, alla sostituzione dei serramenti e alla realizzazione di interventi sull’involucro edilizio, ma anche ai materiali utilizzati per pareti, pavimenti e soffitti, alle pitture, alle vernici e agli arredi.

L’obiettivo è individuare anche le possibili sorgenti interne di emissione degli inquinanti, comprese quelle collegate a materiali e mobili introdotti recentemente negli ambienti.

VMC e ricambio d’aria sotto osservazione
Uno dei capitoli più importanti riguarda la ventilazione.

Negli edifici dotati di unità di trattamento aria (UTA) o di sistemi di ventilazione meccanica controllata (VMC) dovranno essere esaminati diversi parametri: dalle portate d’aria alla distribuzione dei flussi, dalla posizione delle bocchette alla tipologia dei filtri installati e alla frequenza della loro sostituzione.

Entrano nella valutazione anche i tempi di funzionamento degli impianti, la manutenzione effettuata e alcuni parametri ambientali come temperatura, umidità relativa e concentrazione di CO2.

È un aspetto particolarmente significativo anche alla luce degli interventi di efficientamento energetico realizzati negli ultimi anni. Edifici con involucri e serramenti più performanti possono infatti ridurre le dispersioni energetiche, ma richiedono parallelamente una corretta strategia di ventilazione per garantire il necessario ricambio dell’aria.

Due campagne di monitoraggio ogni anno
Una volta individuati gli ambienti rappresentativi, lo schema prevede due campagne di rilevazione nello stesso anno solare.

Ciascuna dovrà durare almeno due settimane: una dovrà svolgersi nella stagione fredda e l’altra in quella calda.

La scelta delle due stagioni consente di fotografare condizioni di utilizzo dell’edificio molto diverse, soprattutto per quanto riguarda apertura delle finestre, funzionamento degli impianti, riscaldamento e ventilazione.

Per gli inquinanti ai quali è associato un valore annuale, i risultati delle due campagne vengono utilizzati per ottenere una media da confrontare con il relativo valore di riferimento.

Ma la media annuale non rappresenta l’unico elemento da considerare. Anche valori particolarmente elevati rilevati durante una singola campagna o anomalie che facciano ipotizzare un deterioramento della qualità dell’aria possono rendere necessarie misure correttive.

In base ai risultati raccolti nel tempo potrà inoltre essere rivisto il numero degli ambienti sottoposti a controllo o la loro selezione.

Da PM2,5 e formaldeide alla CO2: cosa bisognerà misurare
Lo schema individua dieci parametri per i quali vengono stabiliti valori di riferimento: benzene, biossido di azoto, formaldeide, monossido di carbonio, naftalene, PM10, PM2,5, tetracloroetilene, toluene e anidride carbonica.

Tra i valori indicati figurano 10 µg/m³ per il PM2,5, 20 µg/m³ per il PM10, 20 µg/m³ per il biossido di azoto e 10 µg/m³ per la formaldeide, espressi come medie annuali.

Per la CO2 il parametro di riferimento è invece pari a 1.000 ppm e assume una funzione differente: non si tratta di una media annuale, ma del valore da non superare nel singolo campionamento.

Una distinzione importante riguarda inoltre la natura delle soglie introdotte: lo schema parla di valori di riferimento, non di valori limite.

Cosa fare quando la qualità dell’aria non è adeguata
Quando il monitoraggio evidenzia criticità, gli interventi previsti agiscono principalmente su due fronti: aumentare il ricambio dell’aria e ridurre le sorgenti di contaminazione.

Nelle scuole, ad esempio, tra le possibili azioni rientrano una maggiore apertura delle finestre oppure, negli edifici dotati di ventilazione meccanica, l’aumento delle portate della VMC.

Possono rendersi necessari anche interventi sugli impianti, dalla sostituzione dei filtri alla pulizia delle condotte e delle griglie.

L’altro fronte riguarda le sorgenti emissive interne. Se l’aumento degli inquinanti è riconducibile a materiali, mobili o prodotti utilizzati negli ambienti, potrà essere necessario rimuoverli, isolarli o modificarne le modalità di impiego.

Un caso tipico potrebbe essere quello di grandi quantità di arredi nuovi introdotti contemporaneamente oppure di prodotti per la pulizia responsabili di emissioni indesiderate.

Meccanismi analoghi sono previsti per gli uffici: ventilazione immediata, incremento delle portate della VMC, manutenzione degli impianti e individuazione e riduzione delle sorgenti emissive.

In attesa del ritorno a condizioni adeguate potranno inoltre essere adottate misure organizzative temporanee, compresa la riduzione del numero di persone presenti negli ambienti.

Materiali e arredi diventano parte della strategia di prevenzione
Uno degli elementi più interessanti dello schema è che la qualità dell’aria indoor non viene affrontata esclusivamente dopo la comparsa di un problema.

Gli allegati individuano infatti anche misure di carattere strutturale e preventivo da considerare indipendentemente dal risultato delle singole campagne di monitoraggio.

Negli uffici, per esempio, vengono presi in considerazione ventilazione, condizioni microclimatiche, pulizia e sanificazione, manutenzione di UTA e VMC e caratteristiche emissive di materiali e arredi.

Tra le indicazioni compare anche la preferenza per materiali a bassa emissione e l’opportunità di evitare l’introduzione contemporanea di grandi quantità di nuovi arredi.

Principi analoghi sono previsti per scuole e strutture sanitarie.

Dal comfort alla sicurezza: cambia il ruolo dell’edificio
La novità più rilevante del provvedimento potrebbe essere proprio il cambio di prospettiva.

La qualità dell’aria interna tende a diventare un parametro da valutare insieme alle caratteristiche costruttive e impiantistiche dell’edificio e non soltanto un problema da affrontare quando gli occupanti lamentano condizioni di disagio.

Ventilazione naturale e meccanica, manutenzione degli impianti, filtri, materiali da costruzione, pitture, prodotti per la pulizia e arredi diventano così elementi di una stessa strategia di prevenzione.

Per scuole, aziende, pubbliche amministrazioni e strutture sanitarie il passaggio potrebbe tradursi anche in nuovi compiti organizzativi: sarà necessario conoscere meglio gli edifici, programmare i monitoraggi e documentare le valutazioni all’interno del sistema di gestione della sicurezza.

Il quadro, tuttavia, non è ancora definitivo. Al 14 settembre 2026 l’Atto del Governo n. 435 risulta sottoposto al parere parlamentare. Il testo uscito dall’iter potrà quindi differire dallo schema attuale.

Se l’impianto sarà confermato, dal 1° gennaio 2028 la qualità dell’aria indoor entrerà però in maniera molto più esplicita nella gestione quotidiana di scuole, uffici e strutture sanitarie, trasformando ventilazione, manutenzione e scelta dei materiali da semplici aspetti tecnici a veri e propri strumenti di tutela della salute.

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