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Efficienza energetica, ENEA ricostruisce l’identikit degli edifici italiani integrando le banche dati

Una nuova metodologia mette in relazione informazioni finora frammentate e individua gli “Edifici di Riferimento” nelle sei zone climatiche nazionali. Analizzati circa 12 milioni di edifici e oltre 31 milioni di abitazioni. L’obiettivo è fornire una base conoscitiva più solida per simulazioni energetiche e strategie di riqualificazione mirate.

Integrare archivi nati con finalità differenti per costruire una fotografia più precisa del patrimonio edilizio residenziale italiano. È l’obiettivo della nuova metodologia sviluppata da ENEA, che consente di mettere in relazione banche dati non interoperabili e di individuare le caratteristiche maggiormente rappresentative degli edifici nelle sei zone climatiche del Paese.

Il risultato è la definizione dei cosiddetti “Edifici di Riferimento” (Reference Buildings), modelli rappresentativi dello stock immobiliare che possono essere utilizzati per simulazioni energetiche, valutazioni a differenti scale territoriali e analisi degli effetti prodotti dalla variazione dei principali parametri costruttivi e impiantistici.

La metodologia è descritta in uno studio pubblicato sulla rivista Energy and Buildings e realizzato da Domenico Palladino e Francesca Pagliaro, ricercatori del Dipartimento ENEA di Efficienza energetica. Il lavoro prende in esame circa 12 milioni di edifici residenziali, pari all’85% del totale nazionale, e oltre 31 milioni di unità abitative.

L’identikit dell’edificio italiano
Dall’incrocio dei dati emerge innanzitutto una caratteristica comune all’intero territorio nazionale: gli edifici di due piani costituiti da una sola unità immobiliare rappresentano la configurazione più diffusa in tutte le zone climatiche.

Dietro questa caratteristica generale si nascondono però differenze territoriali rilevanti. Nelle aree climaticamente più calde, comprese tra le zone A e C, la seconda configurazione maggiormente presente è quella degli edifici a un solo piano e con un’unica abitazione. Nelle zone più fredde, dalla D alla F, aumenta invece la presenza di fabbricati sviluppati su più livelli e composti da più unità immobiliari.

Una diversità che, secondo i ricercatori, deve essere tenuta in considerazione nella programmazione degli interventi energetici.

«Queste differenze rendono difficile definire una strategia energetica nazionale unica, evidenziando la necessità di interventi mirati per ciascuna area, soprattutto in un contesto come quello degli edifici italiani dove circa il 65% degli immobili è antecedente all’introduzione delle prime normative energetiche ed è caratterizzato da consumi elevati», spiega Palladino.

Dal censimento agli attestati energetici
Uno degli elementi centrali dello studio è proprio la capacità di combinare informazioni già esistenti, ma distribuite tra archivi differenti.

La ricostruzione dello stock residenziale utilizza in larga parte i dati del “Censimento della popolazione e delle abitazioni” dell’ISTAT, rielaborati dai ricercatori ENEA per ottenere una descrizione geometrica degli edifici.

A questa base sono state affiancate le informazioni del SIAPE, il Sistema Informativo sugli Attestati di Prestazione Energetica. Il database comprende oltre 5 milioni di Attestati di Prestazione Energetica (APE) emessi tra la fine del 2015 e la metà del 2024 e ha consentito di caratterizzare i sistemi impiantistici ed energetici maggiormente diffusi.

Il quadro è stato ulteriormente completato introducendo informazioni sulla qualità termica degli edifici, come quelle relative alla trasmittanza dell’involucro, attraverso un rapporto nazionale ENEA realizzato nell’ambito della Ricerca di Sistema Elettrico e altri riferimenti tecnici e normativi.

Il punto di forza dell’approccio non è quindi la creazione di nuove informazioni, ma la capacità di collegare quelle già disponibili.

«Il valore aggiunto dello studio non risiede nella disponibilità delle singole informazioni, già presenti nei diversi archivi nazionali, ma nella loro correlazione strutturata che consente di definire in modo coerente le caratteristiche più rappresentative dello stock edilizio residenziale italiano», sottolinea Palladino.

Riscaldamento, cresce il ruolo delle pompe di calore
L’analisi permette anche di osservare come stanno cambiando gli impianti utilizzati nelle abitazioni italiane.

Gli edifici costruiti prima del 1980 dipendono prevalentemente dalle caldaie tradizionali, mentre nelle costruzioni più recenti, in particolare quelle realizzate dopo il 2005, emerge un progressivo spostamento verso tecnologie energeticamente più efficienti.

Tra queste figurano le pompe di calore, la cui presenza risulta crescente soprattutto nelle zone climatiche più calde, A e B. Negli edifici di costruzione più recente aumenta anche il ricorso al teleriscaldamento, con una presenza particolarmente significativa nella zona climatica F.

La combinazione tra forma dell’edificio, periodo di costruzione e tecnologia utilizzata per climatizzarlo diventa così una variabile essenziale per stabilire quali interventi di riqualificazione possano essere maggiormente adatti ai differenti contesti.

«Questa differenziazione è fondamentale per calibrare in modo mirato gli interventi di efficienza energetica, perché la configurazione edilizia e le dotazioni impiantistiche incidono direttamente sulla domanda di energia per riscaldamento e raffrescamento», evidenzia Pagliaro.

Secondo la ricercatrice, un’ulteriore integrazione con i dati SIAPE potrebbe permettere di collegare in maniera ancora più approfondita le caratteristiche tipologiche degli edifici con le loro effettive prestazioni energetiche, costruendo uno strumento utile a orientare le strategie di riqualificazione.

Una base dati per le politiche europee sugli edifici
La ricerca assume particolare rilevanza alla luce delle nuove politiche europee per l’energia e il clima, che attribuiscono un ruolo crescente alla disponibilità di informazioni affidabili e confrontabili sul patrimonio immobiliare.

La nuova Direttiva europea sulla prestazione energetica degli edifici, la EPBD (Direttiva UE 2024/1275), rafforza infatti il ruolo delle banche dati nazionali e del monitoraggio delle caratteristiche e delle prestazioni energetiche del patrimonio costruito.

A livello comunitario uno degli strumenti di riferimento è l’EU Building Stock Observatory, nato per migliorare la disponibilità e la comparabilità delle informazioni sugli edifici europei. La qualità di questi strumenti dipende però inevitabilmente dai dati forniti dai singoli Stati membri.

Ed è proprio qui che emerge uno dei problemi italiani: il Paese dispone di una grande quantità di informazioni sul proprio patrimonio immobiliare, ma queste sono distribuite tra censimenti, registri energetici, archivi amministrativi, studi tecnici e progetti sviluppati con obiettivi e livelli di dettaglio differenti.

Dalla frammentazione dei dati alla riqualificazione
La metodologia sviluppata da ENEA tenta quindi di trasformare questa frammentazione in una risorsa. La definizione di edifici statisticamente rappresentativi può consentire di simulare con maggiore precisione gli effetti degli interventi di efficientamento, valutandoli non soltanto a livello nazionale ma anche sulla base delle caratteristiche climatiche, edilizie e impiantistiche dei diversi territori.

Il tema è particolarmente rilevante considerando il peso energetico del settore civile e l’età dello stock immobiliare italiano. Una parte consistente degli edifici è stata infatti costruita prima dell’introduzione delle normative dedicate al contenimento dei consumi.

Disporre di un identikit più dettagliato degli edifici significa dunque poter passare da politiche basate prevalentemente su valori medi nazionali a strategie capaci di tenere conto delle differenze tra territori e tipologie costruttive.

Gli “Edifici di Riferimento” proposti dai ricercatori ENEA vanno in questa direzione: non una nuova banca dati da aggiungere alle altre, ma un metodo per far dialogare quelle esistenti e trasformare informazioni disperse in uno strumento conoscitivo utilizzabile per pianificare la transizione energetica del patrimonio residenziale italiano.

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