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Fotovoltaico, dal 2028 si potrà lasciare il Conto Energia per rinnovare gli impianti

Il nuovo decreto del Ministero dell’Ambiente disciplina l’uscita volontaria anticipata dagli incentivi per gli impianti sopra i 20 kW. In cambio è richiesto il rifacimento integrale entro il 2030, con un aumento della producibilità. Il meccanismo interessa fino a 10 GW di potenza.

Una via d’uscita anticipata dal Conto Energia per accelerare il rinnovamento del parco fotovoltaico italiano. Dal 1° gennaio 2028, i titolari di determinati impianti incentivati con potenza superiore a 20 kW potranno rinunciare volontariamente al vecchio sistema di sostegno, ricevendo un corrispettivo economico e assumendo, contemporaneamente, l’impegno di rifare integralmente l’impianto.

A disciplinare il nuovo meccanismo è il DM Ambiente 10 agosto 2026 n. 262, pubblicato sul sito del Ministero il 28 settembre 2026, che dà attuazione alle disposizioni introdotte dal Decreto Bollette, il DL 21/2026 convertito nella Legge 49/2026. La fuoriuscita volontaria potrà interessare impianti per una potenza complessiva non superiore a 10 GW.

L’operazione ha una doppia finalità: ridurre anticipatamente il peso dei vecchi incentivi del Conto Energia e, allo stesso tempo, utilizzare la fuoriuscita dal meccanismo come leva per ammodernare gli impianti esistenti, aumentandone la capacità produttiva. È questa, del resto, la logica esplicitata anche nella documentazione parlamentare che ha accompagnato il provvedimento.

Quali impianti potranno lasciare il Conto Energia
La possibilità non riguarda tutto il fotovoltaico incentivato. Il decreto individua come destinatari gli impianti con potenza nominale incentivata superiore a 20 kW che ricevono tariffe o premi fissi non legati all’andamento dei prezzi di mercato.

Rientrano nel perimetro gli impianti ammessi al Primo, Secondo, Terzo e Quarto Conto Energia, introdotti rispettivamente dai decreti del 2005, 2007, 2010 e 2011.

Il meccanismo prevede due percorsi. L’accesso diretto è riservato ai soggetti che hanno aderito alla rimodulazione volontaria degli incentivi prevista dal Decreto Bollette e che presenteranno la manifestazione di interesse secondo le modalità stabilite dal GSE.

Per gli altri operatori, invece, l’ingresso passerà attraverso una procedura competitiva, sempre gestita dal GSE, utilizzando la capacità eventualmente rimasta disponibile all’interno del tetto complessivo di 10 GW.

Non basta rinunciare agli incentivi: bisogna rifare l’impianto
Il punto centrale del nuovo sistema è che l’uscita dal Conto Energia non costituisce di per sé il requisito sufficiente per ottenere il beneficio economico.

Il proprietario dovrà effettuare un rifacimento integrale dell’impianto, avviando l’intervento non prima del 1° gennaio 2028 e completandolo entro il 31 dicembre 2030. Il mancato rispetto delle condizioni previste può determinare la decadenza dal beneficio.

Non si tratta, dunque, di una semplice sostituzione dei vecchi pannelli. Il decreto lega il rifacimento a precisi obiettivi di maggiore producibilità.

Per gli impianti con moduli non installati a terra e per quelli collocati a terra in area agricola, l’intervento dovrà garantire un livello di producibilità incrementale almeno pari al 30% del valore atteso nel periodo residuo di incentivazione dell’impianto esistente.

Per le altre tipologie di impianto, il livello richiesto è invece almeno pari al doppio del valore atteso nello stesso periodo. Gli incrementi saranno determinati prendendo come riferimento la potenza dell’impianto risultante alla data della stipula della convenzione in Conto Energia con il GSE.

Nuovi pannelli, ma con requisiti precisi
Il decreto interviene anche sulla tecnologia che potrà essere utilizzata nel rifacimento.

Gli operatori dovranno installare esclusivamente moduli fotovoltaici iscritti al registro previsto dall’articolo 12 del DL 181/2023, in possesso dei requisiti territoriali e tecnici richiamati dalla normativa.

Il vincolo assume particolare importanza perché collega il programma di rinnovamento degli impianti alle politiche per una filiera fotovoltaica caratterizzata da determinati requisiti industriali e tecnologici.

Gli obblighi non termineranno con l’entrata in esercizio del nuovo impianto. Le condizioni previste dal decreto relativamente ai moduli e alla commercializzazione dell’energia dovranno essere rispettate per dieci anni successivi al rifacimento.

Per l’energia entra in gioco anche il mercato dei PPA
Cambia anche il modo in cui dovrà essere valorizzata l’elettricità prodotta dagli impianti rinnovati.

Per la produzione immessa in rete attribuibile alla potenza residua rispetto all’incremento di producibilità ottenuto con il rifacimento, il decreto richiede una contrattualizzazione a termine. Potranno essere utilizzati anche gli strumenti previsti dall’articolo 28 del Dlgs 199/2021 per favorire i contratti di lungo periodo sull’energia rinnovabile, come i PPA.

La parte corrispondente all’incremento di producibilità potrà invece accedere ai meccanismi di sostegno istituiti in base agli articoli 6, 7 e 7-bis dello stesso Dlgs 199/2021.

Si delinea quindi un modello diverso da quello del vecchio Conto Energia: alla tariffa incentivante legata all’impianto esistente si sostituisce un sistema che combina rinnovo tecnologico, maggiore produzione e strumenti di mercato per la vendita dell’elettricità.

Una gara GSE per chi non ha accesso diretto
Per gli operatori esclusi dall’accesso diretto sarà decisiva la procedura competitiva che il GSE dovrà svolgere entro il 30 giugno 2027.

Il contingente disponibile per la gara sarà determinato sottraendo dai 10 GW complessivi la potenza degli impianti ammessi direttamente alla misura. La procedura si svolgerà in forma telematica e con offerte a ribasso rispetto al valore base determinato dal GSE per ciascun impianto.

La normativa primaria stabilisce come riferimento un valore pari al 90% del beneficio residuo attualizzato del Conto Energia, calcolato sul periodo compreso tra il 1° gennaio 2028 e la naturale scadenza della convenzione. Gli operatori ammessi attraverso la procedura competitiva presenteranno offerte a riduzione rispetto a tale riferimento.

Le proposte saranno ordinate sulla base del beneficio atteso per il sistema fino all’esaurimento della capacità disponibile. Il decreto prevede inoltre condizioni destinate a garantire un’effettiva competizione tra le richieste presentate.

L’ingresso in posizione utile nella graduatoria produrrà effetti per entrambe le parti: il GSE assumerà l’impegno al riconoscimento del corrispettivo risultante dalla procedura, mentre l’operatore eserciterà l’opzione per abbandonare anticipatamente il Conto Energia.

Dopo il rifacimento, 90 giorni per comunicarlo al GSE
Gli adempimenti continueranno anche una volta conclusi i lavori.
Il soggetto responsabile dovrà comunicare al GSE l’entrata in esercizio dell’impianto rinnovato entro 90 giorni dalla data registrata nel sistema GAUDÌ di Terna.

Il Gestore procederà quindi alla verifica dell’effettiva entrata in esercizio e della documentazione trasmessa. Il rispetto delle scadenze diventa perciò un elemento essenziale per mantenere il diritto al corrispettivo previsto dal nuovo meccanismo.

Ora la partita passa alle regole operative
Il decreto definisce l’architettura della misura, ma una parte determinante delle modalità applicative sarà contenuta nelle regole operative del GSE.

Saranno queste a stabilire nel dettaglio i modelli per le richieste, la documentazione necessaria, gli schemi contrattuali, gli obblighi dei beneficiari, gli oneri istruttori e le modalità di calcolo della potenza aggiuntiva necessaria per rispettare gli obiettivi di producibilità.

Per proprietari, investitori e operatori che gestiscono impianti entrati in esercizio durante gli anni del Conto Energia, il nuovo meccanismo apre quindi una fase di valutazioni economiche e tecniche. La scelta non sarà semplicemente tra restare o uscire dagli incentivi: occorrerà confrontare il valore economico della convenzione residua con il corrispettivo ottenibile, i costi del rifacimento, l’incremento di produzione conseguibile e le nuove modalità di vendita dell’energia.

La misura potrebbe così accelerare il passaggio da una parte del parco fotovoltaico costruito nella prima grande stagione degli incentivi italiani a una nuova generazione di impianti più produttivi. Ma per trasformare questa opportunità normativa in progetti concreti, l’ultimo tassello sarà rappresentato dalle procedure applicative del GSE.

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