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Prestazioni energetiche degli edifici: cosa cambia con il nuovo Decreto Requisiti Minimi

Il conto alla rovescia è iniziato. Dal 3 giugno 2026 entrerà ufficialmente in vigore il nuovo Decreto Requisiti Minimi, destinato a ridefinire in modo significativo gli standard energetici del patrimonio edilizio italiano. Il provvedimento aggiorna il quadro normativo introdotto con il decreto del 26 giugno 2015, introducendo criteri più stringenti e ampliando l’orizzonte verso un’edilizia sempre più integrata con le fonti rinnovabili e le nuove esigenze della mobilità elettrica.

Non si tratta di un semplice aggiornamento tecnico, ma di un passaggio strutturale che si inserisce nel più ampio percorso europeo di decarbonizzazione. Il decreto recepisce infatti gli indirizzi della Direttiva (UE) 2018/844 e si coordina con una serie di provvedimenti nazionali che negli ultimi anni hanno progressivamente spinto il settore delle costruzioni verso standard più elevati di efficienza e sostenibilità.

Al centro della riforma c’è un’idea più evoluta di prestazione energetica: non solo riduzione dei consumi, ma qualità complessiva dell’edificio. Il nuovo decreto introduce infatti parametri più rigorosi per l’involucro edilizio, con particolare attenzione ai ponti termici, spesso responsabili di dispersioni energetiche e criticità igrotermiche. La loro valutazione diventa ora parte integrante delle verifiche, soprattutto negli interventi di ristrutturazione.

Parallelamente, assume maggiore rilevanza il benessere interno. Il testo normativo rafforza i requisiti legati al comfort termo-igrometrico e alla qualità dell’aria, introducendo verifiche obbligatorie per evitare fenomeni di muffa e condensazione. Un segnale chiaro: l’efficienza energetica non può più essere disgiunta dalla salubrità degli ambienti.

Un altro elemento di svolta riguarda l’integrazione delle infrastrutture per la ricarica dei veicoli elettrici. Il decreto stabilisce obblighi precisi per gli edifici dotati di parcheggi, differenziando tra nuove costruzioni, ristrutturazioni importanti ed edifici esistenti. Non si tratta solo di predisposizioni future, ma di un’integrazione concreta tra edilizia e mobilità sostenibile, che trasforma gli edifici in nodi attivi della transizione energetica.

Dal punto di vista tecnico, cambiano anche le modalità di calcolo della prestazione energetica. Il nuovo impianto normativo aggiorna le norme di riferimento, introducendo standard come le UNI/TS 11300-5 e 11300-6 e ampliando il perimetro di analisi anche all’illuminazione nel settore non residenziale. La prestazione viene determinata considerando l’energia necessaria per tutti i servizi dell’edificio, dal riscaldamento all’acqua calda sanitaria, fino alla ventilazione e agli impianti di trasporto interno.

Resta centrale il concetto di “edificio di riferimento”, un modello teorico con cui confrontare le prestazioni reali. Ma cambiano i parametri: limiti più severi per la trasmittanza termica, maggiore attenzione all’irraggiamento solare estivo e all’efficienza complessiva degli impianti. Gli edifici a energia quasi zero (NZEB) diventano il punto di riferimento obbligato per le nuove costruzioni e per le ristrutturazioni più rilevanti.

Il decreto interviene anche sulla classificazione degli interventi edilizi, distinguendo con maggiore precisione tra nuove costruzioni, ristrutturazioni importanti e riqualificazioni energetiche. A ciascuna categoria corrispondono requisiti specifici, con un approccio più flessibile ma allo stesso tempo più dettagliato. Le verifiche si estendono non solo agli impianti, ma anche ai singoli componenti dell’involucro, in funzione dell’entità dell’intervento.

Non mancano le deroghe, pensate per evitare un eccessivo aggravio negli interventi minori, ma il quadro generale resta orientato a un innalzamento complessivo degli standard. Anche gli impianti sono chiamati a fare la loro parte: maggiore efficienza stagionale, sistemi di regolazione evoluti, automazione negli edifici non residenziali e dispositivi di controllo della temperatura per ogni ambiente.

In prospettiva, il nuovo Decreto Requisiti Minimi rappresenta un passaggio chiave per il settore delle costruzioni. Imprese, progettisti e amministrazioni dovranno adeguarsi rapidamente a un contesto normativo più complesso ma anche più coerente con gli obiettivi climatici europei.

La sfida non è solo tecnica, ma culturale. L’edificio non è più un semplice contenitore, ma un sistema energetico integrato, capace di produrre, consumare e gestire energia in modo intelligente. Con il nuovo decreto, questa visione diventa finalmente obbligo normativo.

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