Investimenti sostenibili 4.0: 447,6 milioni per innovazione, digitale ed efficienza energetica al Sud
Incentivi fino al 75% per programmi da 750mila a 5 milioni di euro. Ammessi tecnologie 4.0, opere murarie, efficientamento degli edifici e impianti per l’autoconsumo. Domande dal 6 ottobre 2026
Un plafond da 447,6 milioni di euro per accelerare la trasformazione tecnologica e ambientale delle imprese del Mezzogiorno. Con il nuovo bando Investimenti sostenibili 4.0, il Ministero delle Imprese e del Made in Italy punta a sostenere programmi ad alto contenuto tecnologico capaci di integrare digitalizzazione dei processi produttivi, innovazione e riduzione dell’impatto ambientale.
La misura è rivolta alle micro, piccole e medie imprese che realizzano programmi di investimento in Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sicilia e Sardegna. La dotazione disponibile è pari a 447,6 milioni di euro e il 25% delle risorse è riservato ai programmi presentati dalle micro e piccole imprese.
L’agevolazione può raggiungere complessivamente il 75% delle spese ammissibili: il 35% sotto forma di contributo in conto impianti e il 40% attraverso un finanziamento agevolato senza interessi, da restituire in un periodo massimo di sette anni.
La fase di compilazione delle istanze è partita il 10 settembre. L’invio vero e proprio scatterà invece dalle ore 10 del 6 ottobre 2026 attraverso la piattaforma di Invitalia.
Una misura per la trasformazione industriale del Mezzogiorno
Il bando non finanzia un semplice rinnovo delle dotazioni aziendali. Al centro della misura ci sono infatti investimenti innovativi, sostenibili e ad elevato contenuto tecnologico, coerenti con le tecnologie del Piano Transizione 4.0.
Le spese riconducibili alle tecnologie abilitanti devono assumere un peso prevalente all’interno del programma.
Il perimetro comprende sistemi avanzati di produzione, robotica, manifattura additiva, realtà aumentata, simulazione, digital twin, integrazione orizzontale e verticale dei processi, Internet of Things e Industrial Internet, cloud, cybersecurity, big data e analytics, intelligenza artificiale e blockchain.
Il programma può essere finalizzato alla realizzazione di una nuova unità produttiva, all’ampliamento della capacità di un impianto esistente, alla diversificazione della produzione verso prodotti mai realizzati precedentemente oppure a un cambiamento fondamentale del processo produttivo.
La dimensione economica dell’investimento deve essere compresa tra 750mila e 5 milioni di euro e il programma non può comunque superare il 70% del fatturato risultante dall’ultimo bilancio approvato e depositato o, nei casi previsti, dall’ultima dichiarazione dei redditi.
Incentivi anche per architettura e ingegneria
Particolarmente significativo per il settore tecnico è il perimetro delle attività ammesse. Accanto alle imprese manifatturiere possono infatti accedere alla misura le imprese che svolgono i servizi individuati dall’Allegato 4 al decreto ministeriale del 18 marzo 2026.
Tra le attività contemplate rientra la divisione ATECO 71, che comprende attività di architettura e ingegneria, collaudi e analisi tecniche.
Per accedere agli incentivi l’impresa deve essere regolarmente costituita, iscritta e attiva nel Registro delle imprese, operare in regime di contabilità ordinaria e disporre di almeno due bilanci approvati e depositati. Per imprese individuali e società di persone sono invece richieste almeno due dichiarazioni dei redditi.
È inoltre richiesta la regolarità rispetto alla normativa edilizia e urbanistica, ambientale, lavoristica e contributiva, oltre all’adempimento, quando applicabile, dell’obbligo assicurativo contro calamità naturali ed eventi catastrofali.
Opere murarie finanziabili fino al 40%
Il bando assume interesse anche sotto il profilo edilizio e impiantistico perché, oltre a macchinari e attrezzature, ammette una componente di opere direttamente connesse alla realizzazione dell’investimento.
Sono finanziabili macchinari, impianti e attrezzature nuovi, programmi informatici e licenze correlati ai beni materiali, certificazioni ambientali e determinati servizi avanzati di consulenza.
Le opere murarie sono ammissibili fino al 40% del totale dei costi agevolabili, purché risultino strettamente funzionali al programma di investimento.
Il principio è importante: il bando non finanzia una generica riqualificazione immobiliare. Le opere devono essere direttamente collegate all’intervento produttivo e non possono riguardare esclusivamente la funzionalità generale dell’edificio.
Per questa componente assume quindi un ruolo centrale il professionista tecnico. Alla domanda deve essere allegato un computo metrico estimativo redatto e firmato da un tecnico abilitato, completo di timbro ed estremi di iscrizione all’Albo.
Il documento deve individuare la sede dell’unità produttiva interessata, descrivere le lavorazioni, quantificarle e attribuire a ciascuna la relativa valorizzazione economica.
Restano invece esclusi l’acquisto o la locazione di terreni e fabbricati, macchinari e attrezzature usati e le spese di formazione del personale, oltre alle consulenze e prestazioni professionali non espressamente ammesse dalla disciplina.
Efficienza energetica, un vantaggio nella valutazione
La componente ambientale non costituisce soltanto uno degli obiettivi generali della misura. Può incidere direttamente sulla valutazione del progetto.
I programmi caratterizzati da un particolare contributo alla sostenibilità possono infatti beneficiare di un punteggio aggiuntivo. Il sistema valorizza in particolare economia circolare, uso efficiente delle risorse, mitigazione e adattamento ai cambiamenti climatici ed efficienza energetica.
Il campo degli interventi finanziabili è ampio e comprende sistemi per il monitoraggio dei consumi, impianti e componenti ad alta efficienza, sistemi per il recupero dell’energia termica o elettrica proveniente dai cicli produttivi e impianti alimentati da fonti rinnovabili.
Un aspetto particolarmente rilevante riguarda gli immobili produttivi: sono ammessi anche interventi di efficientamento energetico degli edifici nei quali viene esercitata l’attività economica.
Obiettivo minimo: ridurre del 5% l’energia primaria
Per accedere alla premialità energetica non è sufficiente dichiarare una generica riduzione dei consumi. Il programma deve dimostrare risultati misurabili.
Gli interventi devono determinare un risparmio di energia primaria di almeno il 5% rispetto ai consumi registrati nell’anno precedente.
Per una nuova unità produttiva, dove manca uno storico dei consumi, il confronto viene effettuato rispetto a uno scenario controfattuale, costruito prendendo come riferimento un investimento alternativo meno efficiente ma comunque conforme alla normativa applicabile.
Condizioni ancora più stringenti interessano gli interventi realizzati per adeguarsi a obblighi normativi o prescrizioni amministrative: in questo caso il progetto è ammissibile soltanto quando determina un risparmio energetico aggiuntivo almeno del 20% rispetto ai requisiti minimi prescritti.
Fotovoltaico sì, ma all’interno di un progetto più ampio
Anche gli impianti fotovoltaici possono entrare nel programma finanziato, ma a precise condizioni.
Gli impianti devono essere destinati all’autoconsumo e inseriti all’interno di un programma più articolato che comprenda ulteriori misure di efficientamento energetico.
Non è quindi sufficiente installare esclusivamente un impianto fotovoltaico. Lo stesso principio riguarda i sistemi di monitoraggio dei consumi, che devono essere accompagnati da ulteriori interventi capaci di produrre un effettivo miglioramento delle prestazioni energetiche.
La dimostrazione tecnica assume qui un peso decisivo. Per ottenere il punteggio associato all’efficienza energetica l’impresa deve infatti presentare una perizia giurata redatta da un tecnico abilitato.
Per i programmi dedicati all’efficienza energetica sono inoltre ammesse le spese per la diagnosi energetica entro il limite del 3% delle spese complessive, a condizione che la diagnosi non costituisca già un adempimento obbligatorio per l’impresa.
Fino al 75% delle spese tra contributo e finanziamento a tasso zero
La struttura finanziaria della misura combina una componente a contributo con una componente da restituire.
L’impresa può ottenere una copertura nominale massima del 75% delle spese ammissibili, composta da 35% come contributo in conto impianti e 40% come finanziamento agevolato senza interessi.
Il finanziamento deve essere restituito entro un massimo di sette anni attraverso rate semestrali, con scadenza il 31 maggio e il 30 novembre di ogni anno. L’ammortamento decorre dall’erogazione dell’ultima quota a saldo delle agevolazioni.
Resta a carico dell’impresa almeno il 25% dell’investimento, che deve essere coperto mediante risorse proprie oppure finanziamenti esterni privi di sostegno pubblico.
Sulle medesime spese le agevolazioni non sono cumulabili con altri aiuti pubblici, fatta eccezione per benefici fiscali e garanzie nei limiti delle intensità massime consentite dalla disciplina europea.
Cantieri e investimenti solo dopo la domanda
Particolare attenzione va posta anche al cronoprogramma. Gli investimenti devono essere avviati dopo la presentazione della domanda.
Ai fini del bando, per avvio viene considerato l’inizio dei lavori di costruzione oppure il primo impegno giuridicamente vincolante per l’acquisto di attrezzature o per un’altra operazione che renda irreversibile l’investimento.
Non determinano invece l’avvio del programma l’acquisto del terreno, la richiesta dei permessi e lo svolgimento degli studi di fattibilità, considerati attività preparatorie.
Una volta ottenuta la concessione, il programma deve essere completato entro 18 mesi dalla notifica del provvedimento. Su richiesta motivata può essere autorizzata una proroga, comunque non superiore a sei mesi.
Domande dal 6 ottobre: procedura a sportello
L’accesso alla misura avviene esclusivamente per via telematica attraverso la piattaforma di Invitalia.
La procedura è articolata in due momenti: la compilazione e il caricamento della documentazione, disponibili dal 10 settembre 2026, e la trasmissione delle istanze a partire dalle ore 10 del 6 ottobre 2026.
Il meccanismo è quello della procedura a sportello. Non è prevista una data di chiusura prestabilita: le istanze potranno essere trasmesse fino al provvedimento di chiusura legato alla disponibilità delle risorse.
Le domande accedono all’istruttoria secondo l’ordine cronologico giornaliero. Qualora le risorse residue non risultassero sufficienti a soddisfare tutte le istanze presentate nella stessa giornata, entreranno in gioco i criteri previsti dalla misura, compresi quelli relativi alle caratteristiche dell’impresa e alla sostenibilità ambientale del programma.
Per le PMI del Mezzogiorno si apre così una finestra finanziaria significativa: 447,6 milioni di euro destinati non alla semplice sostituzione di beni strumentali, ma alla trasformazione dei processi produttivi.
Per imprese, ingegneri e progettisti il punto centrale sarà costruire programmi nei quali innovazione digitale, impianti, opere edilizie ed efficienza energetica non siano interventi separati, ma componenti tecnicamente integrate di un unico investimento.

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