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Costruzioni in Italia, il settore supera i 320 miliardi di euro: le opere pubbliche guidano la nuova crescita

Il settore delle costruzioni italiano continua a dimostrare una sorprendente capacità di adattamento e crescita. Dopo gli anni segnati dall’effetto trainante del Superbonus e in un contesto caratterizzato dall’incertezza geopolitica, dalla progressiva conclusione del PNRR e da un quadro demografico sempre più complesso, il comparto conferma il proprio ruolo strategico nell’economia nazionale.

Secondo il 40° Rapporto Congiunturale e Previsionale del Cresme, nel 2026 il valore complessivo della produzione nelle costruzioni raggiungerà 320,6 miliardi di euro, in aumento rispetto ai 301,4 miliardi registrati nel 2025. Un risultato che fotografa un settore in trasformazione, dove il motore della crescita non è più soltanto la riqualificazione edilizia privata, ma soprattutto il rilancio delle opere pubbliche e delle grandi infrastrutture.

Le opere pubbliche superano la manutenzione residenziale
Il dato più significativo dell’analisi riguarda il peso assunto dagli investimenti pubblici. Per la prima volta il comparto delle opere pubbliche supera quello della manutenzione straordinaria delle abitazioni, tradizionalmente il principale mercato delle costruzioni italiane.

Gli investimenti destinati a infrastrutture, edilizia pubblica e opere del genio civile raggiungono infatti oltre 93 miliardi di euro, superando gli 85 miliardi della manutenzione residenziale.

Secondo il direttore del Cresme, Lorenzo Bellicini, si tratta di un cambio di paradigma destinato a incidere profondamente sulla struttura del mercato. Sul totale della produzione prevista per il 2026, circa 249 miliardi di euro riguardano interventi di nuova costruzione, mentre 161 miliardi sono riconducibili alla manutenzione straordinaria del patrimonio esistente.

La crescita delle opere pubbliche appare ancora più evidente osservando l’evoluzione degli ultimi dieci anni: gli investimenti della Pubblica Amministrazione in costruzioni e impianti sono infatti passati da circa 32 miliardi di euro nel 2016 agli attuali 93 miliardi, triplicando il proprio valore.

Un settore che continua a sostenere l’occupazione
Le costruzioni confermano anche il proprio ruolo come motore del mercato del lavoro. Sebbene gli occupati del comparto rappresentino il 7,2% dell’occupazione nazionale, il contributo del settore alla crescita complessiva dell’occupazione è molto più elevato, arrivando al 36,7% dell’incremento registrato negli ultimi anni.

Parallelamente continua a crescere anche il mercato immobiliare. Il fatturato del comparto residenziale, pari a 155,2 miliardi di euro nel 2025, dovrebbe salire a 164,8 miliardi nel 2026 per raggiungere 173,1 miliardi nel 2027. Anche gli immobili non residenziali mostrano una dinamica positiva, passando da 31,1 miliardi a 36,2 miliardi nell’arco dello stesso periodo.

Segnali favorevoli arrivano inoltre dal mercato delle locazioni: nel 2025 sono stati registrati oltre 1,067 milioni di contratti di affitto, con una crescita dell’1,5% rispetto all’anno precedente.

Una filiera in trasformazione
Accanto agli indicatori positivi emergono tuttavia alcuni elementi di criticità. La struttura imprenditoriale del settore sta attraversando una profonda evoluzione.

Tra il 2019 e il 2025 il numero complessivo delle imprese è aumentato di quasi 10.000 unità, ma dietro questo saldo positivo si cela una significativa trasformazione: oltre 11.000 imprese artigiane hanno cessato l’attività, mentre sono nate più di 21.000 nuove imprese non artigiane.

Il fenomeno riflette una progressiva riorganizzazione del comparto, accelerata dagli incentivi edilizi degli ultimi anni e dall’ingresso di operatori con modelli organizzativi differenti.

Anche gli indicatori economici restituiscono un quadro eterogeneo. L’imponibile IVA è cresciuto del 4,6%, sostenuto soprattutto dalle attività immobiliari (+12,9%) e dai servizi professionali tecnici. Al contrario, i permessi di costruire continuano a diminuire, mentre il mercato dei materiali presenta dinamiche divergenti: crescono laterizi, calce e gesso, ma rallentano cemento, carpenteria metallica e prodotti plastici per l’edilizia.

Il valore delle infrastrutture strategiche
Uno degli elementi più rilevanti del rapporto riguarda il patrimonio delle grandi opere strategiche nazionali, il cui valore complessivo raggiunge 522 miliardi di euro.

Le ferrovie rappresentano la quota principale con oltre 231 miliardi di euro, seguite da strade e autostrade (171 miliardi) e dai sistemi infrastrutturali urbani (oltre 61 miliardi).

Attualmente risultano conclusi interventi per circa 75 miliardi, mentre i lavori in corso valgono 174 miliardi. Altri 189,5 miliardi sono già in fase di progettazione e attendono l’affidamento, delineando un portafoglio di opere destinato ad alimentare il mercato anche nei prossimi anni.

Più incerta appare invece la prospettiva degli investimenti degli enti locali, maggiormente dipendenti dalle risorse del PNRR e quindi potenzialmente esposti a una riduzione dei finanziamenti.

Crescono gli investimenti nelle energie rinnovabili
Tra i comparti più dinamici figurano anche le infrastrutture energetiche legate alla transizione ecologica.

Nel 2026 gli investimenti in impianti da fonti rinnovabili – fotovoltaico, eolico e bioenergie – raggiungono 17 miliardi di euro, contro i 2,8 miliardi del 2021.

Una crescita che testimonia come il settore delle costruzioni sia sempre più strettamente connesso allo sviluppo della transizione energetica e all’ammodernamento delle reti infrastrutturali.

Le successioni diventano un motore del mercato immobiliare
Il rapporto Cresme richiama l’attenzione anche su un fenomeno destinato ad assumere un peso crescente nel mercato immobiliare italiano: quello delle abitazioni provenienti da successione ereditaria.

Nel solo 2024 sono stati registrati 478.000 atti di successione, con un valore catastale di circa 40 miliardi di euro, che corrisponde a un valore di mercato stimato tra 72 e 74 miliardi.

Secondo le elaborazioni del Cresme, gli immobili residenziali che ogni anno si liberano attraverso le successioni sono circa 380.000, di cui 320.000 prime case. Si tratta di una quota che rappresenta ormai tra il 36% e il 38% dell’intero mercato delle compravendite residenziali, confermando il progressivo impatto dell’invecchiamento demografico sulle dinamiche immobiliari.

Il cantiere del futuro sarà digitale
Oltre ai numeri, il rapporto delinea anche la trasformazione tecnologica destinata a cambiare profondamente il comparto.

Nei prossimi anni diventeranno sempre più centrali strumenti come Building Information Modeling (BIM), digital twin, intelligenza artificiale, modellazione parametrica, sensoristica IoT e robotica applicata ai cantieri.

L’obiettivo sarà realizzare cantieri sempre più digitalmente assistiti, capaci di migliorare sicurezza, tracciabilità, sostenibilità e controllo dei costi.

Secondo Bellicini, il futuro delle costruzioni sarà caratterizzato da una crescente integrazione tra edilizia, impianti energetici, infrastrutture digitali e reti tecnologiche. Un’evoluzione destinata a ridefinire i confini stessi del settore, trasformando costruzioni e infrastrutture nella base fisica della transizione energetica, ambientale e digitale del Paese.

In questo scenario, il comparto delle costruzioni non rappresenta soltanto uno dei principali motori economici dell’Italia, ma anche uno degli strumenti chiave per affrontare le sfide della sostenibilità, dell’innovazione e della competitività nei prossimi decenni.

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