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Diniego di permesso di costruire: illegittimo se immotivato

La sentenza del TAR Campania chiarisce obblighi e limiti dell’amministrazione

Il permesso di costruire è un atto vincolato, ma ciò non giustifica un diniego privo di motivazione chiara e coerente. È quanto ribadito dal TAR Campania – Napoli, nella sentenza n. 699 del 2 febbraio 2026, che ha annullato un provvedimento di rigetto emesso sulla base di un generico riferimento alle norme tecniche di attuazione (NTA).

La decisione affronta con precisione un tema cruciale per professionisti, tecnici e amministrazioni locali: il rapporto tra il carattere vincolato del titolo edilizio e l’obbligo di motivazione, anche quando il progetto risulti, in apparenza, non conforme alle norme urbanistiche.

Il caso: rigetto frettoloso e motivazione apparente
L’istanza riguardava un ampliamento produttivo in zona industriale. Inizialmente, il SUAP aveva chiesto integrazioni documentali, lasciando intendere la possibilità di proseguire l’istruttoria. Tuttavia, prima ancora della scadenza del termine assegnato, l’amministrazione ha rigettato la domanda, definendola “irricevibile” e motivando il diniego con una carenza documentale e un presunto contrasto con le NTA, senza precisazioni concrete.

Questo comportamento ha portato il ricorrente a impugnare il provvedimento, contestandone il difetto di motivazione, la violazione del contraddittorio procedimentale e l’interruzione immotivata del dialogo già avviato con l’amministrazione.

I principi violati: motivazione e partecipazione
La sentenza si fonda su due capisaldi della normativa amministrativa:
Art. 3 della legge n. 241/1990: ogni atto amministrativo deve essere motivato, indicando presupposti di fatto e ragioni giuridiche.
Art. 10-bis della stessa legge: impone l’obbligo di preavviso di rigetto, quando il provvedimento negativo non sia rigidamente vincolato.

Secondo il TAR, il Comune ha violato entrambi gli obblighi. Da un lato, ha fornito una motivazione solo apparente, priva dell’indicazione puntuale della norma violata e delle ragioni sostanziali del rigetto. Dall’altro, ha omesso il preavviso di rigetto, nonostante fosse stato avviato un contraddittorio che lasciava aperta la possibilità di approvazione.

Il TAR: un diniego generico è un diniego illegittimo
Il giudice ha sottolineato che il richiamo indistinto alle NTA è inaccettabile:
“Il riferimento generico a una norma urbanistica articolata in più commi, senza specificare il profilo ritenuto incompatibile, configura una motivazione meramente apparente.”
In più, ha evidenziato la contraddittorietà dell’azione amministrativa: l’amministrazione prima ha chiesto documenti (riconoscendo la sanabilità del vizio), poi ha chiuso il procedimento improvvisamente, tradendo le aspettative legittime del richiedente.

Vincolatezza ≠ arbitrarietà: la motivazione è sempre necessaria
Pur essendo il permesso di costruire un atto vincolato (art. 20 del d.P.R. 380/2001), ciò non esonera dal dovere di spiegare perché e dove un progetto contrasta con le norme. La motivazione rafforza la legalità dell’atto, specie se il provvedimento incide su diritti e investimenti.
Il TAR richiama anche la giurisprudenza del Consiglio di Stato, secondo cui:
“Il diniego è legittimo solo se fondato su specifiche prescrizioni urbanistiche chiaramente individuate.”

Preavviso di rigetto: non è solo una formalità
Un altro punto centrale della sentenza riguarda l’applicabilità dell’art. 21-octies (che consente, in alcuni casi, di “sanare” vizi procedurali). In questo caso, il TAR ha ritenuto sostanzialmente rilevante l’omissione del preavviso di rigetto, poiché:
– era stato avviato un contraddittorio;
– l’amministrazione non ha dimostrato che l’esito negativo fosse obbligato o inevitabile;
– mancava una motivazione coerente e trasparente.

Maggiore rigore e trasparenza nei procedimenti edilizi
La sentenza del TAR Campania rappresenta un monito per le amministrazioni locali: anche quando l’esito sembra scontato, la procedura deve restare chiara, motivata e rispettosa del contraddittorio.
Il rigetto di un permesso di costruire:
– deve essere pienamente motivato, con riferimenti precisi alle norme violate;
– non può basarsi su valutazioni generiche o su norme complesse richiamate senza analisi;
– richiede il rispetto delle garanzie partecipative, specie quando l’amministrazione ha aperto un dialogo con il richiedente.

Nel contesto della pianificazione urbanistica, questa pronuncia riafferma il diritto del cittadino alla trasparenza e alla coerenza dell’azione amministrativa — elementi imprescindibili per la legittimità degli atti e la tutela dell’interesse pubblico.

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