Zucchetti Village come esempio di architettura resiliente: i sistemi in alluminio Schüco rendono il nuovo quartier generale della più importante software house nazionale uno spazio di lavoro orientato al futuro
Nome Progetto: Zucchetti Village – nuovo HQ Gruppo Zucchetti
Luogo: via Achille Grandi, Lodi
Progettazione Architettonica, coordinamento e DL: Lombardini22
Sistemi in alluminio Schüco utilizzati:
Sistema per facciate a cellule in alluminio Schüco UDC 80
Sistema per facciate a montanti e traversi in alluminio Schüco FWS 50 con inseriti sistemi per finestre apribili in alluminio Schüco AWS 114
Serramentista Schüco Partner: PICHLER projects GmbH / Srl
Foto credits: Matteo Piazza
Il progetto
Il progetto di Lombardini22 per il nuovo Headquarter del Gruppo Zucchetti, prima software house italiana, ha trasformato un’esigenza di consolidamento aziendale in un’ambiziosa occasione di sperimentazione architettonica. L’intervento nasce dalla volontà di superare la frammentazione delle sedi esistenti per dar forma un Village contemporaneo: un ecosistema lavorativo fluido, capace di ospitare fino a 1.800 persone in un’ottica di sharing e collaborazione.
L’approccio si è basato sul dialogo tra conservazione e nuova costruzione, combinando sottrazioni e aggiunte volumetriche e riorganizzando gli spazi interni per riqualificare un complesso preesistente: la Torre Zucchetti e la ex piastra commerciale My Lodi. Si tratta di una trasformazione selettiva, che riconfigura l’insieme instaurando un costante confronto tra il recupero dei materiali originali e nuovi inserimenti sostenibili.
Al centro della visione progettuale vi è l’idea di trasformare un “residuo” urbano in una risorsa attiva, puntando sulla permeabilità tra interno ed esterno e su plus ambientali che elevano la qualità della vita lavorativa attraverso spazi orientati al benessere, alla trasparenza e all’innovazione.
La progettazione ha riguardato:
• La rifunzionalizzazione dell’ex piastra commerciale;
La struttura originale in cemento armato è stata preservata e strategicamente “svuotata”, risolvendo l’introversione del volume originario attraverso un alleggerimento, che ha generato due corti alberate a cielo aperto e una serra bioclimatica a doppia altezza, polmone verde e nodo distributivo del campus. Più che come un semplice atrio d’accoglienza, la serra agisce da dispositivo di regolazione ambientale: le ampie superfici vetrate in copertura fungono da “buffer” energetico, captando il calore in inverno e favorendo la ventilazione in estate. Questa soluzione riduce il fabbisogno energetico dell’edificio, trasformandolo nel nucleo tecnologico e simbolico dell’intero complesso.
In questo scenario, gli uffici evolvono in un mix funzionale eterogeneo, integrando un auditorium, un ristorante, una caffetteria aziendale e aree leisure dedicate ai dipendenti. Il legame con la città è rafforzato dal mantenimento di servizi aperti al pubblico, che trasformano il Village in un elemento connesso al tessuto urbano circostante. Dove un tempo sorgeva un monolite chiuso, oggi si apre uno spazio scandito da trasparenze e connessioni visive tra interno ed esterno.
• La costruzione del nuovo edificio in legno;
Sul lato est, i lavori sono culminati in un nuovo corpo di fabbrica di sei piani, landmark identitario del progetto. Questa parte definisce un tutt’uno composito con la piastra rigenerata: due linguaggi architettonici diversi convivono in armonia, esprimendo logiche costruttive complementari. La nuova struttura, infatti, celebra la materialità naturale attraverso una maglia ibrida in legno lamellare e cemento armato, dove 22 pilastri alti 20 metri con un passo strutturale di 8,40 metri, disegnano una forma calda e leggibile. La geometria compatta è scandita da vuoti angolari a doppia altezza: ampie superfici vetrate e terrazze perimetrali amplificano l’ingresso della luce naturale e creano spazi esterni fruibili, alleggerendosi all’ultimo piano in un profilo arretrato che enfatizza ulteriormente il rapporto con la skyline.
• L’integrazione degli spazi interni.
Riflette una filosofia human-centric focalizzata sul benessere psicofisico dei dipendenti e sulla qualità sensibile all’ambiente. Qui il legno è lasciato interamente a vista; la scelta cromatica, che alterna accenti decisi a tonalità neutre, insieme a un’attenzione per il comfort acustico e illuminotecnico restituiscono una trama strutturale “factory” luminosa e salubre, motore della nuova identità aziendale Zucchetti.
Perché Schüco
Nel nuovo Zucchetti Village, l’involucro è concepito come un elemento chiave, tanto funzionale quanto simbolico, capace di definire attivamente il carattere del quartier generale, regolandone le prestazioni energetiche e il comfort interno. La scelta rigorosa dei materiali trascende l’estetica: è una strategia di sostenibilità integrata che punta su tracciabilità e qualità costruttiva per offrire un ambiente di lavoro all’avanguardia.
Per tradurre questa complessità in architettura, la collaborazione con Schüco Italia è stata determinante. L’impiego di sistemi in alluminio ad altissime prestazioni ha coniugato rigore estetico e innovazione tecnica, garantendo elevati standard di efficienza termica e acustica. Oltre alle performance, queste soluzioni riflettono l’attenzione alla sostenibilità alla base dell’intervento: l’alluminio, materiale permanente e riciclabile all’infinito (Cradle-to-Cradle), assicura la circolarità del ciclo di vita dell’edificio e la sua futura “smontabilità”, in linea con i rigorosi criteri della Tassonomia UE per gli investimenti sostenibili.
Si tratta di soluzioni ad hoc che differenziano le diverse anime del complesso pur mantenendo un file-rouge unitario, puntando sulla durabilità e l’efficienza dei componenti per elevare il Village a modello di architettura resiliente, dove la qualità ambientale definisce un quartier generale realmente orientato al futuro.
La piastra rigenerata si traduce in un involucro leggero e continuo, realizzato con sistemi in alluminio Schüco per facciate a montanti e traversi in alluminio a taglio termico e vetri selettivi. Questa soluzione trasforma l’originaria introversione del volume in un’osmosi contemporanea, massimizzando la trasparenza e dissolvendo il confine tra interno ed esterno.
Nella nuova estensione in legno lamellare, i sistemi per facciate a cellule in alluminio con moduli vetrati a tutta altezza si integrano a una schermatura in lamiera stirata. Una stratificazione intelligente che ottimizza il comfort termico modulando l’apporto solare, assicurando al contempo una costante permeabilità visiva dalle postazioni di lavoro verso il panorama urbano. Si crea così un gioco di densità variabile che dinamizza il volume complessivo, rendendo la facciata una superficie mutevole e vibrante in base al punto di osservazione.
I sistemi in alluminio Schüco
Schüco Italia, con il network Theatro di cui è founder, ha supportato Lombardini22 in tutte le fasi di progettazione. Grazie a questa sinergia, è stato possibile realizzare un mockup in scala 1:1 dei serramenti. Questo ha permesso di ottimizzare scelte estetiche e tecniche, assicurando che la costruzione rispecchiasse fedelmente la visione architettonica immaginata.
Schüco Italia sottolinea l’importanza di questa partecipazione attiva per la riuscita dell’involucro: “La nostra collaborazione al progetto Zucchetti Village non si è limitata alla fornitura di serramenti in alluminio all’avanguardia, ma abbiamo garantito un costante supporto alla progettazione. La realizzazione del mockup al vero presso la galleria di Theatro ci ha permesso di trasformare la complessità tecnica in uno stile architettonico chiaro e condiviso, offrendo la certezza di un risultato in cui innovazione, sostenibilità e design dialogano in perfetta armonia.”
La rigenerazione della piastra esistente ha visto l’utilizzo del sistema a montanti e traversi Schüco FWS 50, integrato con aperture a sporgere AWS 114. Particolare attenzione è stata rivolta alla serra bioclimatica: qui, sistemi in alluminio riportati su acciaio hanno permesso di realizzare una copertura caratterizzata da una straordinaria leggerezza strutturale, in netto e armonico contrasto con la matericità massiva del resto del complesso.
Parallelamente, per la nuova volumetria di 2.830 mq, l’adozione del sistema a cellule Schüco UDC 80 è stata una scelta strategica determinante. L’adozione di una serie standard certificata ha permesso di ottimizzare il cronoprogramma dei lavori attraverso il processo di cascading. Questa procedura consente di estendere al progetto specifico le prestazioni tecniche già validate, garantendo l’eccellenza qualitativa senza limitare la libertà creativa.
Tale approccio è stato determinante per contrarre i tempi di costruzione: grazie al supporto del Customer Engineering Schüco Italia, è stato possibile omettere l’intera fase di sviluppo e validazione del performance mock-up. Evitando in questo modo i relativi test di laboratorio — che in un iter tradizionale richiedono mediamente sei mesi — è stato possibile anticipare l’avvio della posa in opera della prima cellula.

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