Equo compenso, incentivi e intelligenza artificiale: le sei proposte di Confprofessioni per il 2032
Dal rafforzamento delle tutele economiche all’accesso al credito, dalla valorizzazione del lavoro intellettuale alla partecipazione alle riforme dello Stato: il Manifesto presentato per i 60 anni di Confprofessioni delinea le priorità per il futuro di oltre 1,5 milioni di liberi professionisti. Particolare attenzione alle professioni tecniche, tra innovazione digitale, certificazioni e rapporti con la Pubblica Amministrazione.
Un equo compenso realmente applicato, maggiori opportunità di accesso agli incentivi, strumenti finanziari per sostenere gli investimenti degli studi professionali e regole capaci di tutelare il lavoro intellettuale nell’era dell’intelligenza artificiale. Sono alcune delle principali richieste avanzate da Confprofessioni nel Manifesto dei sei impegni costituzionali per l’Italia al 2032, presentato in occasione del Congresso nazionale per il sessantesimo anniversario della Confederazione.
Il documento definisce un programma di interventi destinato a incidere sulle condizioni di lavoro di oltre 1,5 milioni di liberi professionisti, con l’obiettivo di rafforzarne il ruolo economico e sociale e favorirne una partecipazione più strutturata ai processi di modernizzazione del Paese.
Le proposte riguardano sei ambiti strategici: innovazione e competitività, equo compenso, rappresentanza e sussidiarietà, fiscalità, welfare e pari opportunità. A ciascuno corrisponde un riferimento ai principi costituzionali, utilizzati dalla Confederazione come fondamento delle richieste rivolte alle istituzioni.
Per architetti, ingegneri, geometri e altri professionisti dell’area tecnica, le questioni assumono particolare rilevanza, soprattutto per quanto riguarda i compensi negli incarichi pubblici, la digitalizzazione degli studi e il possibile ampliamento delle funzioni di certificazione e asseverazione.
Equo compenso e Pubblica Amministrazione: la richiesta di maggiori garanzie
Uno dei temi centrali del Manifesto è il rafforzamento dell’equo compenso, considerato uno strumento essenziale per garantire la dignità economica del lavoro professionale e preservare l’autonomia di chi svolge prestazioni intellettuali.
Richiamando l’articolo 36 della Costituzione, Confprofessioni chiede di rendere effettiva l’applicazione del principio, ampliandone le tutele nei rapporti contrattuali e intervenendo anche sulla certezza dei tempi di pagamento.
Particolare attenzione viene riservata agli incarichi affidati dalla Pubblica Amministrazione, per i quali la Confederazione sollecita una maggiore tutela dei professionisti e un’applicazione coerente dei criteri di remunerazione.
Per il settore tecnico, la questione coinvolge direttamente le prestazioni di progettazione, direzione lavori, consulenza specialistica, verifica e controllo, attività nelle quali il compenso deve confrontarsi con responsabilità professionali, obblighi normativi e crescente complessità degli adempimenti.
L’obiettivo non è soltanto contrastare la compressione dei corrispettivi, ma anche assicurare condizioni economiche compatibili con la qualità delle prestazioni e con l’indipendenza del professionista rispetto al committente.
Studi professionali, credito e incentivi: superare le disparità con le imprese
Il primo impegno del Manifesto, dedicato a conoscenza, innovazione e competitività, richiama gli articoli 9 e 41 della Costituzione e affronta il problema degli strumenti necessari per sostenere la trasformazione delle attività professionali.
Confprofessioni propone di garantire agli studi professionali l’accesso al credito, ai finanziamenti e agli incentivi alle stesse condizioni previste per le imprese, superando le disparità che possono ostacolare gli investimenti nel lavoro autonomo.
La richiesta riguarda un settore nel quale l’innovazione tecnologica comporta costi sempre più significativi, soprattutto per le strutture di piccole dimensioni.
Per gli studi tecnici, gli investimenti possono interessare software di progettazione e modellazione digitale, strumenti BIM, sistemi di gestione documentale, sicurezza informatica, aggiornamento delle attrezzature e formazione specialistica.
L’equiparazione nell’accesso alle misure di sostegno consentirebbe, secondo l’impostazione del Manifesto, di accompagnare questi processi senza penalizzare i professionisti rispetto ad altre organizzazioni economiche.
Il tema riguarda anche la capacità degli studi di aggregarsi, sviluppare servizi multidisciplinari e affrontare incarichi che richiedono competenze e risorse organizzative sempre più articolate.
Intelligenza artificiale: innovazione senza svalutare il lavoro intellettuale
La diffusione dell’intelligenza artificiale rappresenta un altro passaggio fondamentale del programma di Confprofessioni.
La Confederazione riconosce le opportunità offerte dalle nuove tecnologie, ma sottolinea la necessità di preservare il valore delle competenze professionali e la centralità del giudizio umano.
L’intelligenza artificiale deve essere uno strumento di supporto al professionista, non un sostituto della sua autonomia decisionale e delle sue responsabilità.
Il Manifesto richiama inoltre il rischio che l’impiego di algoritmi e piattaforme digitali possa favorire una progressiva svalutazione economica delle prestazioni intellettuali, soprattutto quando il servizio professionale viene considerato un prodotto standardizzato.
Nelle professioni tecniche, l’IA può già contribuire all’elaborazione di dati, all’analisi documentale, alla modellazione e all’ottimizzazione di alcuni processi progettuali.
Resta tuttavia centrale il ruolo del professionista nella valutazione delle soluzioni, nella verifica dei risultati e nell’assunzione delle responsabilità connesse alle attività svolte.
La sfida indicata da Confprofessioni consiste quindi nel favorire l’adozione delle tecnologie digitali senza compromettere il riconoscimento economico e professionale delle competenze umane.
Certificazioni e asseverazioni: un ruolo più ampio nelle riforme dello Stato
Un ulteriore impegno riguarda la partecipazione delle professioni alla definizione e all’attuazione delle politiche pubbliche.
Sulla base degli articoli 2 e 118 della Costituzione, Confprofessioni propone di rafforzare il principio di sussidiarietà, riconoscendo ai professionisti un ruolo stabile di interlocuzione con le istituzioni.
La Confederazione sostiene inoltre la possibilità di attribuire alle professioni ulteriori funzioni di interesse generale, individuando nelle certificazioni e nelle asseverazioni strumenti utili a semplificare i rapporti tra cittadini, imprese e amministrazioni.
Per architetti, ingegneri, geometri e altri tecnici abilitati, questa prospettiva si inserisce in un quadro nel quale numerosi procedimenti amministrativi già prevedono attestazioni, verifiche e dichiarazioni asseverate.
Un eventuale ampliamento di tali funzioni potrebbe contribuire alla semplificazione amministrativa, ma richiederebbe anche una definizione puntuale delle responsabilità, delle competenze e delle garanzie riconosciute ai professionisti coinvolti.
La proposta mira dunque a valorizzare il contributo delle competenze specialistiche nell’attuazione delle riforme e nel funzionamento della macchina pubblica.
Fiscalità più equa e regole semplici per il lavoro autonomo
Il quarto impegno riguarda il sistema tributario e richiama il principio della capacità contributiva previsto dall’articolo 53 della Costituzione.
Confprofessioni chiede una maggiore neutralità fiscale tra le diverse forme di lavoro, affinché situazioni reddituali comparabili non siano assoggettate a trattamenti ingiustificatamente differenti.
Accanto all’equità del prelievo, il Manifesto sottolinea l’importanza della semplificazione normativa e della stabilità delle regole.
La continua evoluzione degli adempimenti fiscali e amministrativi può infatti incidere in maniera significativa sull’organizzazione degli studi professionali, soprattutto di quelli individuali o di dimensioni ridotte.
La Confederazione propone pertanto un quadro fiscale più prevedibile, capace di ridurre gli oneri burocratici e consentire ai professionisti di destinare maggiori risorse all’attività e agli investimenti.
Welfare, previdenza e sostegno alle carriere discontinue
La quinta proposta affronta il tema delle protezioni sociali, richiamando l’articolo 38 della Costituzione.
Confprofessioni chiede di rafforzare gli strumenti di welfare destinati ai lavoratori autonomi, con particolare attenzione alla sanità integrativa, alla bilateralità, alla previdenza e alle misure di conciliazione tra vita professionale e familiare.
Il documento pone l’accento anche sulle difficoltà che possono caratterizzare le carriere discontinue, soprattutto nelle fasi iniziali dell’attività.
Per molti professionisti, infatti, la variabilità dei redditi e l’assenza di continuità negli incarichi possono rendere più complessa la costruzione di adeguate coperture previdenziali e assistenziali.
La proposta punta a sviluppare un sistema di tutele maggiormente coerente con le caratteristiche del lavoro autonomo, senza trascurare le esigenze delle nuove generazioni.
Giovani e donne: ridurre gli ostacoli all’accesso alla professione
L’ultimo impegno del Manifesto si fonda sull’articolo 3 della Costituzione e riguarda il principio di uguaglianza.
Confprofessioni propone interventi per facilitare l’avvio delle attività professionali, ridurre le barriere economiche all’ingresso e promuovere una partecipazione più equilibrata delle donne e dei giovani negli organismi di rappresentanza e governo delle professioni.
Il tema assume particolare importanza nei settori nei quali l’avvio di uno studio richiede investimenti iniziali in attrezzature, tecnologie, formazione e organizzazione.
Favorire l’accesso alle professioni significa, secondo la Confederazione, intervenire sulle condizioni che possono limitare le opportunità di chi intende intraprendere un percorso autonomo, valorizzando al tempo stesso il ricambio generazionale.
Il confronto con Schlein, Lupi e Conte: equo compenso, studi associati e transizione energetica
La presentazione del Manifesto è stata accompagnata da un confronto politico al quale hanno partecipato Elly Schlein, Maurizio Lupi e Giuseppe Conte, intervenuti sulle principali questioni sollevate da Confprofessioni.
La segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, ha richiamato la necessità di rafforzare la disciplina dell’equo compenso, estendendone le garanzie anche ai rapporti con la Pubblica Amministrazione e rivedendo i meccanismi sanzionatori che rischiano di incidere sulla parte contrattuale più debole.
Schlein ha inoltre sottolineato l’importanza delle tutele sociali e della supervisione umana nell’utilizzo dell’intelligenza artificiale.
Maurizio Lupi, leader di Noi Moderati, ha concentrato il proprio intervento sul principio di sussidiarietà e sulla possibilità di valorizzare le competenze dei professionisti nell’esercizio di funzioni di interesse generale.
Lupi ha inoltre evidenziato l’esigenza di rimuovere gli ostacoli burocratici che possono rendere più difficile l’aggregazione degli studi professionali.
Giuseppe Conte, presidente del Movimento 5 Stelle, ha posto l’attenzione sulla digitalizzazione e sulla necessità di sostenere gli investimenti delle strutture professionali.
Tra le questioni richiamate figurano il superamento della penalizzazione legata al doppio contributo integrativo nelle aggregazioni professionali e il ripristino dei crediti d’imposta per gli investimenti nell’ambito di Transizione 4.0.
Conte ha inoltre collegato il ruolo delle competenze professionali agli obiettivi della transizione energetica, facendo riferimento allo sviluppo delle fonti rinnovabili, delle comunità energetiche, dei contratti di acquisto di energia a lungo termine (PPA) e delle reti intelligenti.
Si tratta di ambiti nei quali le professioni tecniche possono contribuire attraverso attività di progettazione, consulenza, verifica e gestione degli interventi.
Verso il 2032: dalle proposte agli interventi concreti
Per il presidente di Confprofessioni, Marco Natali, il Manifesto rappresenta un impegno a trasformare le priorità individuate dalla Confederazione in proposte operative, da sviluppare e verificare nel tempo attraverso il confronto con le istituzioni.
L’orizzonte del 2032 definisce quindi un percorso programmatico che punta a rafforzare il riconoscimento del lavoro professionale nelle politiche economiche, sociali e amministrative del Paese.
Per le professioni tecniche, le questioni più immediate riguardano l’effettiva applicazione dell’equo compenso negli incarichi pubblici, l’accesso agli strumenti di finanziamento, la tutela delle competenze nell’utilizzo dell’intelligenza artificiale e il possibile ampliamento delle funzioni svolte a supporto della Pubblica Amministrazione.
Il passaggio decisivo sarà la traduzione dei sei impegni in misure normative, finanziarie e organizzative, capaci di incidere concretamente sull’attività quotidiana degli studi professionali.
Il Manifesto, per il momento, delinea una piattaforma di proposte e non introduce nuove disposizioni immediatamente applicabili. La loro eventuale attuazione dipenderà dalle successive iniziative legislative e dal confronto tra rappresentanze professionali e istituzioni.


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