Professioni, i progettisti promuovono la riforma: “Passaggio di sistema”
Audizioni in Senato su equo compenso, competenze, formazione e governance. Ingegneri e architetti chiedono più tutele, chiarezza e giovani protagonisti. Il viceministro Sisto: “Fiducia, qualità e coerenza i pilastri del nuovo sistema”
È iniziato in Senato l’iter parlamentare del disegno di legge delega n. 1663, che punta a riformare gli ordinamenti professionali dopo oltre un decennio. Approvata dal Consiglio dei Ministri il 4 settembre scorso, la riforma interviene su aspetti cruciali: equo compenso, attività riservate, competenze, formazione continua, specializzazioni e governance degli Ordini.
Il provvedimento interessa 14 professioni regolamentate e oltre 1,6 milioni di lavoratori, a distanza di 13 anni dal DPR 137/2012. Tra i protagonisti delle audizioni in Commissione Giustizia, anche i rappresentanti di ingegneri (CNI) e architetti (CNAPPC), che hanno accolto positivamente l’impianto della riforma, chiedendo però maggiori tutele e chiarezza.
Equo compenso e competenze: le priorità del CNI
Il presidente del Consiglio Nazionale Ingegneri, Angelo Domenico Perrini, ha evidenziato la necessità di aggiornare le “riserve di competenza”, includendo anche l’ingegneria industriale e dell’informazione. Perrini ha chiesto di equiparare i rischi tecnologici e informatici a quelli strutturali, proponendo obblighi di iscrizione all’Albo anche per attività ad alto impatto sociale come IA, cybersicurezza e robotica.
Altro nodo cruciale: l’accesso alla professione. Il CNI spinge per percorsi universitari con tirocinio interno e lauree abilitanti. E sull’equo compenso, Perrini ha sollecitato un aggiornamento periodico dei parametri anche per i contratti con privati, denunciando una concorrenza al ribasso che compromette qualità e sicurezza.
Architetti: servono ordine negli albi e sostegno ai giovani
Massimo Crusi, presidente del CNAPPC, ha sottolineato l’importanza di coinvolgere i Consigli nazionali nei decreti attuativi e di rivedere l’articolazione degli albi. Ha ribadito il principio secondo cui solo gli iscritti devono poter esercitare la professione e chiesto misure specifiche per i giovani, sia per l’ingresso nel mercato sia per una maggiore rappresentanza istituzionale.
Crusi ha anche sollevato il problema della responsabilità solidale, chiedendo equità normativa tra professionisti e imprese.
Il Governo: “Una riforma per rafforzare la fiducia”
Nel convegno del 19 gennaio a Bari, il viceministro alla Giustizia Francesco Paolo Sisto ha definito la riforma “un passaggio di sistema”. Le professioni, ha detto, sono “cerniere tra cittadini e istituzioni” e devono basarsi su un patto di fiducia. Da qui l’obiettivo di razionalizzare, semplificare e rendere coerenti le normative.
Sisto ha insistito sulla centralità della formazione continua e delle specializzazioni, sull’urgenza di regolare l’impatto di digitalizzazione e IA e sulla necessità di rendere gli Ordini più trasparenti, inclusivi e partecipativi, anche tramite il voto telematico.
Quanto all’equo compenso, il viceministro ha ribadito la libertà contrattuale, ma nel rispetto di criteri oggettivi che garantiscano la dignità professionale.
Verso un nuovo sistema ordinistico
La riforma punta anche a ridefinire la natura giuridica degli Ordini, rivedere i sistemi elettorali, i codici deontologici e le società tra professionisti (STP). Tra le novità, meccanismi di tutela per professionisti colpiti da gravi eventi personali e la valorizzazione degli atti pubblici affidati agli iscritti, in un’ottica di sussidiarietà amministrativa.
Con una struttura articolata e una visione modernizzatrice, la riforma intende restituire centralità, coerenza e qualità al mondo delle libere professioni. Ingegneri e architetti sembrano pronti alla sfida, a patto che il legislatore ascolti le richieste di chi, ogni giorno, costruisce sicurezza, innovazione e bellezza.

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