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Energia, a Roma fino al 20% di risparmio nei consumi residenziali: la sfida della riqualificazione edilizia

Roma può ridurre fino al 20% i consumi energetici del proprio patrimonio residenziale. È quanto emerge dallo studio “Strategia di riqualificazione energetica del patrimonio immobiliare di Roma Capitale” elaborato da ENEA nell’ambito del Climate City Contract della Capitale. Un dato che assume particolare rilevanza se si considera che gli edifici sono responsabili di circa il 60% delle emissioni complessive della città.

Il settore residenziale si conferma il principale nodo energetico. Secondo i dati più recenti analizzati da ENEA, quasi il 60% dei consumi energetici degli edifici romani è legato alle abitazioni, mentre il resto si divide tra terziario privato e patrimonio pubblico. In altre parole, è nelle case dei cittadini che si gioca gran parte della partita della transizione energetica.

La qualità energetica del patrimonio edilizio appare però ancora fortemente critica. L’analisi di oltre 400 mila attestati di prestazione energetica mostra che circa due terzi degli immobili si collocano nelle classi più basse, F e G. Si tratta di edifici spesso costruiti prima dell’introduzione di normative stringenti sull’efficienza, caratterizzati da dispersioni termiche elevate e consumi energetici significativi.

Negli ultimi anni, tuttavia, qualcosa si è mosso. Gli incentivi statali hanno stimolato un numero consistente di interventi: dal 2013 a oggi a Roma sono state realizzate oltre 350 mila operazioni di riqualificazione, sostenute da strumenti come Ecobonus e Superbonus. Gli investimenti hanno superato i 6 miliardi di euro e hanno prodotto un risparmio energetico stimato in oltre 1 TWh all’anno. Un risultato importante, che però copre ancora meno del 10% dei consumi del settore residenziale, segno che il potenziale resta in gran parte inespresso.

Lo studio individua anche una direzione precisa per il futuro. Gli interventi più efficaci dovrebbero concentrarsi sui grandi condomini costruiti tra il secondo dopoguerra e gli anni Ottanta, che rappresentano una quota rilevante degli edifici più energivori. Si tratta di immobili diffusi in molti quartieri della Capitale e spesso abitati da famiglie in condizioni di vulnerabilità economica. Intervenire su questi edifici significa quindi non solo ridurre i consumi, ma anche alleggerire il peso delle bollette e migliorare le condizioni abitative.

In questo quadro, la riqualificazione energetica assume anche una dimensione sociale. Secondo Monica Misceo di ENEA, incrociare i dati energetici con indicatori di disagio sociale ed edilizio consente di individuare le aree in cui gli interventi possono avere il maggiore impatto. L’idea di introdurre figure come i facilitatori sociali va proprio in questa direzione: accompagnare i processi di riqualificazione, favorire il dialogo tra tecnici e residenti e prevenire possibili conflitti che potrebbero rallentare i lavori.

Le prospettive ambientali sono altrettanto rilevanti. Da qui al 2040, la riduzione delle emissioni potrebbe arrivare fino a 450 mila tonnellate di CO₂ all’anno, a seconda dell’intensità degli interventi. Un contributo decisivo per gli obiettivi di neutralità climatica.

Come sottolinea Edoardo Zanchini, direttore dell’Ufficio Clima di Roma Capitale, la riqualificazione del patrimonio edilizio rappresenta una leva strategica che va oltre la semplice efficienza energetica. Si tratta di un processo complesso che richiede un approccio integrato, capace di combinare innovazione tecnologica, uso delle fonti rinnovabili e nuovi strumenti finanziari.

Il quadro che emerge è quello di una città con un enorme potenziale di miglioramento. Roma, con il suo patrimonio edilizio vasto e spesso datato, si trova davanti a una sfida decisiva: trasformare un problema strutturale in un’opportunità per costruire un futuro più sostenibile, equo e resiliente.

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