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L’architetto Alessandro Panci eletto presidente del CNAPPC: il nuovo Consiglio nazionale degli Architetti inizia la sua fase di ripartenza

Si è ufficialmente insediato il nuovo Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori per il quinquennio 2026–2031, con l’elezione di Alessandro Panci alla presidenza del CNAPPC. Una nomina che segna l’avvio di una nuova fase politica e istituzionale per la professione.

Presidente emerito dell’Ordine degli Architetti PPC di Roma e provincia, Panci guiderà il nuovo organismo nazionale in una fase considerata cruciale per il futuro dell’architettura italiana, in un contesto segnato da nuovi cambiamenti normativi e ambientali, processi di rigenerazione urbana e ridefinizione del ruolo dell’architetto nella società.

Il neopresidente Panci ha tracciato sin da subito una rotta chiara, mettendo al centro la funzione sociale dell’architetto: “Il prossimo Consiglio Nazionale si trova di fronte a una sfida cruciale: assumere una responsabilità collettiva verso la società, orientando la propria azione verso una visione profondamente contemporanea. In un contesto in continua trasformazione, questa pluralità non è un limite, ma una risorsa strategica per affrontare le complessità del presente e costruire risposte efficaci per il futuro”.

Il tema della casa e della rigenerazione urbana è il primo punto nell’agenda dei lavori. “In particolare, rispetto al Piano Casa nazionale”, ha aggiunto Panci, “il Consiglio deve avanzare un contributo operativo fondato su indirizzi prioritari: promuovere la rigenerazione urbana come alternativa al consumo di suolo, incentivare il recupero e la riqualificazione energetica e sismica, e rafforzare il ruolo del concorso di progettazione come strumento ordinario. Un Piano Casa non deve essere solo risposta quantitativa al fabbisogno abitativo, ma leva strategica per migliorare le città e i territori. Il CNAPPC deve essere motore di visione, azione e credibilità, incidendo concretamente sulla qualità degli spazi e della vita delle comunità”.

L’insediamento del nuovo Consiglio, avvenuto il 6 maggio, viene accolto con soddisfazione dall’OAR, che rivendica un percorso condiviso culminato nell’elezione di una squadra sostenuta dal gruppo “ON – Officina Architettura”. Un risultato che rafforza il peso della componente romana nel nuovo assetto del CNAPPC e che apre una stagione di maggiore collaborazione tra il livello territoriale e quello nazionale.

«Per troppi anni il Consiglio Nazionale e l’Ordine di Roma si sono guardati in modo sospetto», ha dichiarato il presidente dell’OAR Christian Rocchi, sottolineando come oggi l’obiettivo comune debba essere «il miglioramento della nostra società» attraverso il contributo di professionisti preparati, capaci di costruire città più vivibili e funzionali. Rocchi ha inoltre ribadito il ruolo pubblico dell’Ordine: «Siamo servitori pubblici e, come tali, dobbiamo tutelare l’onorabilità della nostra istituzione a garanzia degli iscritti e della collettività».

Sulla stessa linea anche il vicepresidente dell’OAR Lorenzo Busnengo, che ha confermato la disponibilità dell’Ordine degli Architetti di Roma a mettere a disposizione competenze tecniche e culturali per affrontare questioni strategiche come la rigenerazione urbana, la riforma del Codice dei Contratti, il Testo Unico, la revisione del Codice dei Beni Culturali e l’attuazione della riforma ordinistica.

L’elezione di Panci arriva al termine di una tornata elettorale che il Ministero della Giustizia ha ufficializzato nei giorni scorsi e che ha definito la composizione del Consiglio Nazionale per i prossimi cinque anni. Sono quindici i professionisti eletti: quattordici appartenenti alla Sezione A e uno alla Sezione B. Il risultato evidenzia la forte presenza dell’Ordine degli Architetti di Roma all’interno del nuovo Consiglio e che conferma la centralità della Capitale nel dibattito professionale e istituzionale nazionale.

Tra gli eletti figurano Alessandro Panci, Salvatore La Mendola, Roberto Ricci, Veronica Leone, Francesco Livadoti, Alessandro Izzi, Cristiano Guernieri, Martina Ceschi, Michela Alessandra Locati, Silvana Pellerino, Laura Carbognin, Patrizia Stranieri, Angela Panza e Serena Zarrini per la Sezione A, mentre Silvia Pelonara rappresenterà la Sezione B.

Il nuovo mandato si apre in un contesto complesso per la professione. Il settore dell’architettura è chiamato a confrontarsi con il cambiamento climatico, la crisi abitativa, la necessità di ridurre il consumo di suolo e la crescente domanda di qualità urbana. Temi che il nuovo presidente ha già indicato come prioritari.

Nelle sue prime dichiarazioni, Panci ha infatti parlato della necessità di trasformare il ruolo dell’architetto «da tecnico a vero e proprio presidio di legalità e cultura al servizio della collettività». Una visione che punta a restituire centralità sociale alla professione, riconoscendo all’architettura non solo una funzione tecnica, ma anche culturale e civile.

Accanto alla dimensione programmatica emerge anche quella politica. Le elezioni del Consiglio Nazionale vengono infatti interpretate da molti come la vittoria di un progetto collettivo costruito attorno a una piattaforma condivisa, fondata su apertura, integrazione e partecipazione. Un’impostazione che punta a rafforzare il dialogo tra gli ordini territoriali, le istituzioni e i cittadini, con l’obiettivo di ricostruire un sistema professionale più coeso e autorevole.

In questo percorso assume un valore simbolico il richiamo dell’architetto Giancarlo Busiri Vici, figura storica della professione e già presidente dell’Ordine di Roma e del Consiglio Nazionale, che nei giorni precedenti al voto aveva invitato gli iscritti a vivere la politica ordinistica come servizio alla comunità e responsabilità civica.

Il nuovo Consiglio si è già dato una prima scadenza operativa: nei prossimi 105 giorni avviare la riforma dei regolamenti interni, creare un Centro Studi e un Centro Servizi a supporto degli Ordini provinciali e rafforzare la comunicazione istituzionale del CNAPPC.

Il quinquennio 2026–2031 si apre dunque con una parola chiave precisa: ripartenza. Una ripartenza che, nelle intenzioni del nuovo Presidente e della squadra eletta, dovrà ridefinire il ruolo dell’architettura nel XXI secolo, riportando il progetto al centro della qualità della vita, della sicurezza e della costruzione del bene comune.

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