Agrisolare, pubblicato il nuovo bando PNRR da 789 milioni: contributi fino all’80% per il fotovoltaico nelle aziende agricole
Il conto alla rovescia è partito. È stato pubblicato il nuovo bando della misura PNRR “Facility Parco Agrisolare” (Missione 2, Componente 1, Investimento 4), con una dotazione di 789 milioni di euro destinata all’installazione di impianti fotovoltaici sui tetti di fabbricati agricoli, zootecnici e agroindustriali.
Le domande potranno essere presentate dalle ore 12:00 del 10 marzo 2026 alle ore 12:00 del 9 aprile 2026, esclusivamente tramite la piattaforma del Gestore dei Servizi Energetici (GSE). La procedura è a sportello, quindi le richieste saranno valutate in ordine cronologico fino a esaurimento delle risorse.
Cos’è la Facility Parco Agrisolare e come funzionerà
La misura rientra nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza e punta a trasformare le strutture produttive agricole in siti di produzione di energia rinnovabile per l’autoconsumo, anche in forma condivisa.
Il riferimento normativo è il decreto ministeriale n. 681806 del 17 dicembre 2025 del Ministero dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste (Masaf), in continuità con i precedenti bandi “Parco Agrisolare”.
L’impostazione della misura è chiara:
– installazione di impianti fotovoltaici in copertura su edifici strumentali;
– nessun consumo di suolo agricolo;
– integrazione con interventi di efficientamento e miglioramento strutturale;
– contributo agli obiettivi climatici europei.
Stalle, cantine, magazzini, serre e fabbricati produttivi diventano così piattaforme per la generazione distribuita di energia.
Ripartizione dei 789 milioni
La dotazione complessiva ammonta a 789 milioni di euro, di cui fino a 16 milioni destinati agli oneri di gestione del soggetto attuatore.
Le risorse sono così suddivise:
– 473 milioni alla produzione agricola primaria (con vincoli tecnici già previsti);
– 140 milioni alla produzione agricola primaria senza tali vincoli (le imprese possono scegliere una sola linea);
– 150 milioni alle imprese di trasformazione di prodotti agricoli;
– 10 milioni alla trasformazione di prodotti agricoli in prodotti non agricoli.
È inoltre previsto un vincolo territoriale: almeno il 40% delle risorse, al netto degli oneri di gestione, dovrà essere destinato a progetti localizzati in:
Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia.
Contributi fino all’80% e massimali
Le agevolazioni sono concesse sotto forma di contributo a fondo perduto fino all’80% dei costi ammissibili su tutto il territorio nazionale.
Il massimale complessivo per ciascun beneficiario è pari a 2.260.000 euro, così articolato:
– fino a 1.500.000 euro per l’impianto fotovoltaico;
– fino a 700.000 euro per interventi complementari (rimozione amianto, coibentazione coperture);
– tetto di 50.000 euro per sistemi di accumulo;
– tetto di 10.000 euro per dispositivi di ricarica elettrica.
Restano validi i limiti economici già fissati dal decreto del 19 aprile 2023, tra cui il tetto massimo di 1.500 €/kWp per i pannelli fotovoltaici.
Chi può partecipare
Il bando si rivolge a un’ampia platea di soggetti:
– imprenditori agricoli, individuali o societari;
– imprese di trasformazione e commercializzazione;
– cooperative agricole e consorzi;
– forme aggregate (ATI/RTI, reti d’impresa, comunità energetiche rinnovabili).
Priorità saranno riconosciute ai soggetti iscritti alla rete agricola di qualità e a chi non ha già beneficiato di precedenti finanziamenti della misura.
I requisiti PNRR: DNSH e tracciabilità
L’accesso ai fondi è subordinato al rispetto delle regole PNRR.
Sul piano ambientale, i progetti devono rispettare il principio DNSH (Do No Significant Harm), cioè non arrecare danni significativi all’ambiente. La misura deve inoltre garantire un contributo climatico minimo complessivo stimato in 633 milioni di euro.
Fondamentale anche la tracciabilità finanziaria: ogni progetto sarà identificato tramite CUP (e CIG, dove previsto), da riportare anche nelle fatture elettroniche.
Valgono inoltre:
– le regole sugli aiuti di Stato;
– il divieto di doppio finanziamento sugli stessi costi;
– i limiti di cumulabilità con altre agevolazioni.
Tempistiche stringenti
Per i progetti ammessi:
– i lavori dovranno concludersi entro 18 mesi dalla concessione;
– il termine ultimo di rendicontazione è fissato al 31 dicembre 2028.
Tempistiche coerenti con gli obiettivi del PNRR ma che richiedono programmazione e rapidità esecutiva.
Una misura che supera i 3 miliardi complessivi
La Facility si inserisce nella scia delle precedenti edizioni del “Parco Agrisolare”, rifinanziate più volte anche grazie al forte interesse del settore e al via libera della Commissione europea.
Dalla dotazione iniziale di 1,5 miliardi si è passati a 2,3 miliardi dopo la prima revisione. Con l’aggiunta degli attuali 789 milioni, la misura supera i 3 miliardi di euro complessivi.
Secondo i dati del Masaf:
– con 2,35 miliardi già assegnati sono stati finanziati oltre 23.000 progetti;
– la potenza installata è passata da 375 MW a oltre 1.500 MW, quadruplicando il target iniziale;
– per il settore agricolo si registra un incremento del 47,7% della potenza installata rispetto all’esistente;
– la capacità solare cresce del 26% considerando i progetti già realizzati.
In alcune regioni del Sud i numeri sono ancora più marcati:
Campania: +120%
Molise: +112%
Puglia: +76%
Impatto ambientale: amianto e accumuli
Oltre alla produzione energetica, la misura produce effetti collaterali rilevanti:
– 3,6 milioni di metri quadrati di amianto smaltiti (pari al 2,4% dei siti mappati a livello nazionale);
– oltre 17.000 sistemi di accumulo installati;
– capacità di accumulo complessiva pari a 721 MW, equivalente al 7,9% della capacità nazionale rilevata dal GSE nel 2024.
Ad oggi più di 15.000 imprese hanno già completato l’investimento, con circa 1.000 MW installati. Il nuovo bando potrebbe finanziare, secondo le stime, tra 4.000 e 6.000 nuove imprese.
Un passaggio strategico per l’autonomia energetica rurale
Il nuovo bando Agrisolare rappresenta un tassello centrale nella strategia di transizione energetica del comparto primario. Riduzione dei costi energetici, maggiore resilienza aziendale, abbattimento delle emissioni e riqualificazione delle coperture: la misura consolida un modello in cui l’azienda agricola non è solo consumatrice, ma anche produttrice di energia.
Con una finestra temporale limitata e una procedura a sportello, la rapidità di presentazione dei progetti sarà decisiva. Per il settore agroalimentare italiano, si apre una nuova fase di investimento che guarda alla sostenibilità come leva competitiva strutturale.

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