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Piani nazionali di riqualificazione edilizia, la Commissione UE promuove le prime bozze ma chiede obiettivi più misurabili. L’Italia resta indietro

La strategia europea per la decarbonizzazione del patrimonio edilizio entra in una fase decisiva. La Commissione europea ha pubblicato la prima valutazione delle bozze dei Piani nazionali di ristrutturazione degli edifici (National Building Renovation Plans – NBRP), evidenziando progressi significativi rispetto alle precedenti strategie nazionali ma anche numerose criticità che gli Stati membri dovranno affrontare prima della presentazione definitiva prevista entro il 31 dicembre 2026.

L’analisi, elaborata dal Joint Research Centre (JRC) e pubblicata il 14 luglio 2026, prende in esame le prime 16 bozze complete trasmesse da 15 Stati membri e dalla Regione Vallona del Belgio. Il giudizio complessivo è positivo: i Piani delineano un percorso credibile verso la riduzione dei consumi energetici e delle emissioni degli edifici. Tuttavia, Bruxelles chiede un salto di qualità nella definizione degli obiettivi, nella quantificazione degli interventi e nella programmazione delle risorse economiche.

Tra gli assenti figura l’Italia, che non ha ancora trasmesso la propria bozza.

Obiettivi ambiziosi per consumi ed emissioni
Le strategie nazionali confermano la volontà di accelerare la trasformazione del patrimonio edilizio europeo. Secondo il rapporto, le riduzioni previste dei consumi di energia primaria entro il 2050 variano dal 24% al 73%, rispetto ai livelli di riferimento adottati dai singoli Paesi.

Sul fronte climatico, quasi la metà dei Piani punta a ridurre di oltre il 90% le emissioni operative di gas serra degli edifici entro metà secolo, mentre undici Stati fissano obiettivi specifici per la diffusione delle fonti rinnovabili, che entro il 2030 dovrebbero coprire tra il 40% e il 90% dei consumi finali del settore.

La maggior parte delle strategie individua nel fotovoltaico uno degli strumenti principali della transizione energetica, mentre alcuni Paesi – tra cui Germania, Portogallo, Romania, Croazia, Lituania e Cipro – prevedono esplicitamente anche un maggiore ricorso al solare termico. Otto bozze indicano inoltre la quota di edifici che dovrà essere dotata di tecnologie solari.

Piani più omogenei grazie alla Direttiva Case Green
Il JRC evidenzia come il nuovo modello introdotto dalla Direttiva (UE) 2024/1275, nota come Direttiva Case Green (EPBD), abbia reso i documenti nazionali molto più comparabili rispetto alle strategie di ristrutturazione elaborate nel 2020.

La struttura comune facilita infatti il confronto tra gli Stati membri e consente una valutazione più uniforme delle politiche previste.

Permangono però lacune importanti. In molti casi mancano dati aggiornati sul patrimonio edilizio, informazioni sugli interventi già realizzati e una stima quantitativa degli effetti delle misure proposte. Anche la definizione degli standard minimi di prestazione energetica (MEPS) per gli edifici non residenziali rimane ancora incompleta.

Secondo la Commissione, i Piani dovranno evolvere da semplici documenti strategici a strumenti operativi capaci di indicare con precisione quanti edifici saranno riqualificati, con quali prestazioni energetiche, secondo quali tempi e con quali risorse finanziarie.

Ristrutturazioni ancora difficili da misurare
Uno degli aspetti che il rapporto considera più deboli riguarda i tassi di ristrutturazione.

Le bozze prevedono interventi annuali compresi tra lo 0,7% e il 5,7% della superficie edilizia nazionale, anche se la maggior parte dei Paesi si colloca tra l’1% e il 3%.

Meno della metà dei documenti, però, fornisce un quadro completo della situazione di partenza e del numero di edifici già riqualificati, rendendo difficile valutare la reale accelerazione prevista nei prossimi anni.

Anche gli standard minimi di prestazione energetica per il patrimonio non residenziale risultano ancora poco sviluppati. Soltanto una parte delle bozze definisce già soglie prestazionali, generalmente espresse come consumo massimo di energia primaria per metro quadrato e differenziate in funzione della tipologia di edificio e delle condizioni climatiche.

Tra le esperienze considerate più avanzate, il rapporto segnala la Svezia per l’ampia diffusione degli attestati di prestazione energetica e la Danimarca per i sistemi di controllo e monitoraggio dei MEPS.

Politiche previste, ma risultati ancora poco quantificati
Dal punto di vista delle misure programmate, dodici delle sedici bozze coprono tutti gli ambiti richiesti dalla Direttiva europea.

La principale criticità riguarda però la capacità di misurarne gli effetti.

Solo la Spagna e la Regione Vallona quantificano in modo completo il risparmio energetico atteso, la riduzione delle emissioni, il numero di edifici interessati dagli interventi e gli effetti sulla povertà energetica.

Negli altri documenti queste informazioni risultano spesso parziali o assenti, limitando la possibilità di verificare l’efficacia delle politiche nel tempo.

La lotta alla povertà energetica compare in tutti i Piani, ma con approcci molto differenti. Alcuni Paesi utilizzano indicatori che combinano reddito, qualità dell’abitazione, spesa energetica e capacità di mantenere adeguate condizioni di comfort interno; altri si basano invece su un solo parametro.

Solo circa il 30% delle bozze definisce obiettivi misurabili per l’intero periodo di programmazione.

Investimenti: il nodo resta il finanziamento
Anche sul fronte economico emergono elementi ancora da consolidare.

Tutte le bozze contengono almeno una stima degli investimenti necessari, ma non sempre illustrano con chiarezza le metodologie utilizzate.

Nei Piani che consentono un confronto, le risorse pubbliche coprono mediamente tra il 20% e il 30% dei costi complessivi delle ristrutturazioni, rendendo indispensabile il contributo dei capitali privati.

Sette Stati affrontano in modo strutturato il tema della finanza privata, mentre la Slovenia rappresenta un caso unico, essendo l’unico Paese ad aver quantificato esplicitamente il divario tra il fabbisogno complessivo di investimenti e le risorse già disponibili.

L’Italia ancora in ritardo
L’Italia non compare nella prima valutazione del JRC perché non ha ancora trasmesso il proprio Piano nazionale di ristrutturazione.

Il ritardo si inserisce in un quadro già critico. A marzo 2026 la Commissione europea aveva infatti avviato una procedura di infrazione contro 19 Stati membri, tra cui l’Italia, per il mancato invio delle bozze entro la scadenza del 31 dicembre 2025.

A ciò si aggiunge il mancato recepimento della Direttiva Case Green entro il termine del 29 maggio 2026.

Con la pubblicazione di questa prima valutazione, Bruxelles chiarisce anche il criterio con cui saranno esaminati i Piani definitivi: non sarà sufficiente fissare obiettivi di lungo periodo, ma sarà necessario dimostrare come questi potranno essere raggiunti attraverso programmi verificabili, interventi quantificati e risorse finanziarie adeguate.

La sfida, ora, è trasformare gli obiettivi della transizione energetica in un cronoprogramma concreto, capace di indicare quanti edifici verranno riqualificati, con quali prestazioni e con quali strumenti economici.

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