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Nella mostra “Dilettanti Geniali. Sperimentazioni artistiche degli anni Ottanta”, il percorso iniziale di Massimo Iosa Ghini

Dilettanti Geniali. Sperimentazioni artistiche degli anni Ottanta

Durante i principali movimenti artistici e culturali degli anni ‘80 nasce la carriera di Massimo Iosa Ghini, architetto, designer, disegnatore, con la fondazione, in quegli anni, dell’ultimo movimento del Novecento nel design, il Bolidismo.

Nella mostra “Dilettanti Geniali. Sperimentazioni artistiche degli anni Ottanta”, il percorso iniziale di Massimo iosa Ghini sarà ampiamente rappresentato.

A quasi due anni dalla sua riapertura al pubblico dopo l’intervento di restauro finanziato da Regione Emilia-Romagna e Comune di Bologna, il Padiglione de l’Esprit Nouveau ospita dal 19 ottobre 2019 al 5 gennaio 2020 Dilettanti Geniali. Sperimentazioni artistiche degli anni Ottanta. La mostra, a cura di Lorenza Pignatti, con l’art direction di Alessandro Jumbo Manfredini, raccoglie le testimonianze della scena underground degli anni ’80 in Italia che ha visto Bologna come centro propulsore. Anni d’invenzione e creazione di nuovi linguaggi — in perfetta sintonia con ciò che stava accadendo a Londra, New York o Berlino — che però non hanno ancora avuto il giusto riconoscimento a livello nazionale e internazionale.
Schiacciato da semplificazioni e luoghi comuni, descritto come il periodo dell’edonismo e del disimpegno politico, del boom economico, del synth pop commerciale, dei paninari e della Milano da bere, è stato invece un decennio ricco di intuizioni e mutamenti, un laboratorio di forme innovative, caratterizzate a livello visivo da pratiche DIY (Do It Yourself) che hanno permesso il delinearsi di originali sperimentazioni grafiche, musicali e artistiche che hanno influenzato intere generazioni e che ancora oggi suscitano grande interesse. Di alcune di queste situazioni sono rimaste tracce, mentre di altre sperimentazioni sono rimaste solo “memorie del sottosuolo”, racconti orali di chi ha vissuto quegli anni in prima persona.

La mostra si sviluppa come un racconto, una cartografia sulla cultura visuale di quegli anni, attraverso una selezione di materiali d’archivio, poster, riviste, vinili, dipinti, disegni e documenti riguardanti la musica, l’arte, il design, il fumetto.
Situazioni caratterizzate dal medesimo desiderio di allontanarsi dall’ortodossia modernista dei decenni precedenti, in cui s’inventano nuove professioni, come il videomaker o il graphic designer, per ricordarne solo alcuni, e nuovi stili di vita.

Il filo conduttore della mostra non è la nostalgia quanto il desiderio di mappare la creatività meno conosciuta degli anni '80. “I materiali raccolti — afferma la curatrice — compongono un atlante ecclettico, che mostra quanto artisti, intellettuali, designer e musicisti siano stati in grado in quel periodo di delineare, dalle rovine e dal fallimento delle ideologie dei decenni precedenti, nuove istanze culturali e di suggerire l’anticipazione del tempo presente. La carica esplosiva e corrosiva di quel decennio non ha perduto la capacità di seduzione, tutt'altro. A livello estetico si sta infatti assistendo a un ritorno degli anni '80 che non è semplice “Retromania” come afferma il critico musicale Simon Reynolds, quanto la consapevolezza, come scrive invece Mark Fisher, che la condizione del nostro presente sia caratterizzato da un tempo compresso tra l'accelerazione imposta dallo sviluppo tecnologico e l'assenza di un futuro “altro” che era possibile immaginare invece nel secolo precedente. In questo vertiginoso collasso spaziotemporale gli spettri dei “futuri perduti” preannunciati nel Ventesimo secolo animano la contemporaneità e aleggiano nel presente come “fantasmi”. Il termine hauntology, che Mark Fisher riprende dal Jacques Derrida degli Spettri di Marx, indica la permanenza nel presente di istanze passate che sono fonte di interesse e indagine per le generazioni più giovani”.

Dilettanti Geniali. Sperimentazioni artistiche degli anni Ottanta delinea un atlante ecclettico composto da alcuni protagonisti di quegli anni come Francesca Alinovi, Giovanotti Mondani Meccanici, CCCP Fedeli alla linea, Pier Vittorio Tondelli, Massimo Iosa Ghini ed il Movimento Bolidista, gruppo Valvoline, Massimo Osti, e la fucina creativa di WP Lavori in corso.

La critica e docente al DAMS di Bologna Francesca Alinovi si recava spesso a New York, affascinata dalla sua vibrante cultura urbana e dagli interventi dei primi graffitisti. Collaborò con Keith Haring, Rammellzee, Kenny Scharf, artisti che portò alla Galleria d'Arte Moderna di Bologna nella collettiva Arte di frontiera. New York Graffiti, inaugurata nel 1984, alcuni mesi dopo la sua tragica morte, di cui sarà presentato il video realizzato durante la mostra. Diversi anni prima, nel 1981, Alinovi aveva portato alla galleria Holly Solomon di New York la mostra “Italian Wave”, presentando gli Enfatisti, artisti italiani vicini per attitudine alla New Wave americana. La sua attitudine sperimentale fu determinante anche per la fondazione e lo sviluppo della galleria Neon, che apre nel 1981 in seguito all’incontro tra Gino Gianuizzi, Valeria Medica e Maurizio Vetrugno. Lo spazio no profit di via Solferino a Bologna diventa sin da subito un punto di riferimento per la giovane arte italiana, ospitando nel corso dei trent’anni successivi mostre di Maurizio Cattelan, Eva Marisaldi, Alessandro Pessoli, Tommaso Tozzi e Francesco Bernardi. Tanti erano gli artisti e i musicisti internazionali invitati a Bologna per la Settimana internazionale della performance co-curata dalla Alinovi, e ritratti da Daniela Facchinato. Tra questi vi erano Lydia Lunch il pittore e street artist Kenny Scharf e Stanley Zbigniew Strychacki, fondatore del celebre Club 57 di New York.

Lo scrittore di Correggio Pier Vittorio Tondelli si era laureato al DAMS di Bologna dove si era stabilito anche dopo la fine degli studi. Nonostante i tanti viaggi in Europa, e i trasferimenti a Firenze e Milano, aveva sempre mantenuto stretti legami con la città. Fu un autore significativo, tra i primi a contaminare il racconto autobiografico con la forma saggistica e del reportage giornalistico, a unire il mondo del clubbing con l’analisi sociologica, nella migliore tradizione anglosassone dei Cultural Studies. Fu anche il primo a intervistare i CCCP Fedeli alla linea sulle pagine de “L’Espresso” nel novembre del 1984. Dello scrittore saranno presentate pagine dattiloscritte di Altri libertini e di Un weekend postmoderno, e diversi articoli sulla scena artistica di quegli anni.

Così come Francesca Alinovi aveva scritto il Manifesto dell’Enfatismo, un gruppo di neolaureati alla Facoltà di Architettura di Firenze, guidato da Massimo Iosa Ghini, futuro esponente del design e architettura italiana nel mondo, teorizzò e fondò a Palazzo Re Enzo di Bologna il 12 luglio 1986 il Movimento Bolidista, che creava e disegnava oggetti basati su suggestioni formali derivate dallo streamline americano e dall’architettura degli anni Trenta, riproposta in chiave postmoderna, dove al dinamismo della civiltà delle macchine si sostituiva la fase “elettronica”, caratterizzata dall’accelerazione delle tecnologie dell’informazione, preconizzando, con la visione fluidodinamica del mondo, l’avvento dell’immaterialità di internet. “Non una semplice tendenza del nuovo design italiano, ma un movimento aperto a tutte le arti; oltre al Manifesto Bolidista ci sono manifesti per il teatro, la cucina, la letteratura e la musica, questo scritto dal compositore Maurizio Marsico. I bolidisti parlano di Città Fluida, definita come ‘insieme di contatti senza limiti – fisici’, anticipando di almeno quindici anni le considerazioni di Zygmunt Bauman, che farà uscire il suo Liquid Modernity solo nel 2000” scrive Maurizio Corrado nel libro Design. Una storia sbagliata. Saranno esposti oggetti, video, fotografie, disegni.

Il disegno diventa il linguaggio che crea cortocircuiti con la pittura e il fumetto anche grazie al gruppo Valvoline, composto da Lorenzo Mattotti, Daniele Brolli, Giorgio Carpinteri, Igort, Marcello Jori, Jerry Kramsky, Massimo Mattioli e Charles Burns che si incontrano a Bologna nel 1983, uniti dalla volontà di creare uno scarto dalla produzione artistica del decennio precedente. Le loro prime storie a fumetti apparvero in quello stesso anno sulle pagine della rivista mensile “Alter Alter”, diretta da Oreste Del Buono, e furono subito amate da Pier Vittorio Tondelli, da studiosi e critici d’arte come Renato Barilli, Roberto Daolio, Antonio Faeti, Francesca Alinovi, Mariuccia Casadio e Daniele Barbieri. Oltre a “Frigidaire” pubblicarono su “Metal Hurlant”, “L’Eternauta” e su numerose pubblicazioni internazionali. “Le riviste, e tra queste vorrei ricordare anche Westuff, I-D, Manipulator, Blitz, The Face — afferma la curatrice della mostra — erano laboratori iconografici in grado di definire una nuova iconografia, trasformando il design da linguaggio, ai più invisibile, a codice universale di creazione di immaginari”.

Il gruppo Valvoline fu invitato da Anna Piaggi — tra le più estrose e originali giornaliste di costume internazionali — a illustrare servizi di moda per “Vanity”, trasformando il fashion shooting in disegno di moda. Nel luglio 1984 la rivista aveva affidato solo alcune immagini di moda ai membri del gruppo Valvoline, ma nei numeri successivi furono realizzati a fumetti pressoché tutti i servizi di moda. In mostra saranno raccolti disegni di Massimo Iosa Ghini, Marcello Jori, Daniele Brolli, Giorgio Carpinteri e alcune tavole realizzate per “Vanity”.

In quegli stessi anni Massimo Osti, nato a Bologna nella metà degli anni ’40, di formazione graphic designer, contamina il mondo della grafica e dell'arte con quello della moda. Utilizza T-shirt come se fossero supporti per disegni e serigrafie, con il brand Chester Perry, nome che rende omaggio alla striscia a fumetti pubblicata su “Linus”, ambientata nell'ufficio acquisti di una ditta americana chiamata appunto Chester Perry. È un indizio della sua vicinanza con il mondo del fumett o; collabora infatti con Andrea Pazienza quando la Volvo nel 1984 gli commissiona l’ideazione di tute da lavoro. I l marchio Chester Perry fu in seguito trasformato in C.P.
Company e divenne fin da subito una label caratterizzata da un know-how speciale, legato a processi di stampa e tintura innovativi, a invenzioni sui materiali e sugli elementi strutturali. Nel 1987 Osti fu invitato a presentare la sua ultima collezione a Berlino Ovest, in occasione delle celebrazioni del 750° anniversario della fondazione della città di Berlino e il 150° anniversario della nascita dell'industria tessile. Decise di far indossare i suoi abiti a performer invece che a modelli professionisti. Un ulteriore esempio della sua volontà nel reinventare i codici stilistici nel mondo moda, che lui ha formulato nell'invenzione dello sportswear e dell'urbanwear, pur essendo, come ha scritto il padre della fantascienza cyberpunk William Gibson “il più grande disegnatore di moda maschile meno conosciuto dal consumatore medio” nella prefazione del libro Ideas from Massimo Osti. Parte del suo archivio è ospitato nel China Design Museum di Zhejiang. Diversi progetti di Massimo Osti mostreranno l'unicità del suo percorso creativo, tra questi la collaborazione con la Rainforest Foundation di Sting, la pubblicazione del C.P. Company Magazine, nel 1984 in italiano, inglese, giapponese e distribuito nelle edicole, il vinile e alcuni frame della performance/sfilata City Sound BERLIN presentata al Reichstag di Berlino, le uniformi da lavoro per la Volvo, la sponsorizzazione dell'auto elettrica da corsa, progettata dall'architetto Paolo Pasquini nel 1987.

La comunicazione di moda e la pubblicità sono invece reinventate attraverso il fumetto da WP Lavori in Corso che nel 1982 inizia a importare in Italia marchi d’abbigliamento ora popolari, ma che in quegli anni erano pressoché sconosciuti come Avirex, Paraboot, Vans, facendo disegnare diversi suoi house organ all’agenzia di pubblicità A.G.O. (Alcuni Giovani Occidentali), fucina creativa che raccoglieva i più significativi illustratori e designer italiani. Esperienza dirompente che vede nelle pagine disegnate tra il 1986 e il 1988 da Massimo Iosa Ghini, Giorgio Carpinteri, Marcello Jori e Filippo Scozzari un nuovo modo di fare ricerca, grazie a interlocutori illuminati come i fondatori di Wp Lavori in Corso, Giuseppe e sua figlia Cristina Calori, e Milena Mussi, allora responsabile delle relazioni esterne.
W.P. Lavori in Corso, è oggi un gruppo internazionale, la cui mission è la ricerca, distribuzione e licenza dei migliori brand originali provenienti da tutto il mondo.
Saranno presentati diversi cataloghi e disegni di Giorgio Carpinteri, i quadri di Marcello Jori e Massimo Iosa Ghini per WP, mentre un quadro di Filippo Scozzari sarà esposto all’interno del WP Store di via Clavature 4 a Bologna.

Nell’ambito del costume invece, a partire dalla fine degli anni Ottanta, ad alimentare la scena underground prima italiana poi internazionale è Slam Jam. Fondata da Luca Benini nel 1989 a Ferrara, Slam Jam nasce distribuendo marche al tempo poco conosciute come Stussy e promuovendo esperienze provenienti dalle diverse scene underground, quando termini
come streetwear non erano stati ancora coniati.


La curatrice

Lorenza Pignatti è storica dell'arte, curatrice e saggista. È docente di Fenomenologia dell'arte contemporanea alla Nuova Accademia di Belle Arti di Milano (NABA). Ha insegnato all'Università di Urbino e Bologna e alla Supsi di Lugano. Ha curato la retrospettiva di Pere Portabella al Festival Internazionale del Nuovo Cinema di Pesaro e l'omaggio a Mika Taanila per I boreali Festival, e la personale Twenty Red Lights di Max de Esteban, alla Fototeca di Cuba a la Habana. Ha scritto per numerosi volumi collettivi e collabora con “La Repubblica”, “Il Manifesto”, “Art Review”, “Artribune”, “Frieze”, “No Order, Art in a Post-fordist Society”, eflux journal. Ha curato il libro Mind the Map. Mappe, diagrammi e dispositivi cartografici (Postmedia Books), e Errore di sistema.
Teoria e pratiche di Adbusters con Franco "Bifo" Berardi e Marco Magagnoli (Giangiacomo Feltrinelli Editore).

Massimo Iosa Ghini fondatore di Iosa Ghini Associati, società di architettura e design con sedi a Bologna, Milano e Miami.  Iosa Ghini sviluppa progetti di architettura, interiors e design di prodotti a livello internazionale.
La grande attenzione alla sostenibilità si esprime in progetti come i Ferrari Store in tutto il mondo, il sistema di trasporto elettrico People Mover a Bologna e nell’hospitality con un nuovo concept innovativo e nell’ultimo Starhotels E.CH.O.
Progetti residenziali sono stati realizzati per importanti clienti come Oko Group, CMC Group e Prelios Sgr.   
Massimo Iosa Ghini nominato Ambasciatore del Design Italiano e Socio Effettivo del Comitato Leonardo, nel 2015 ha ricevuto il Premio Marconi per la Creatività.

Dilettanti Geniali. Sperimentazioni artistiche degli anni Ottanta è a cura di Lorenza Pignatti. L’art direction è di Alessandro Jumbo Manfredini. L’esposizione si realizza grazie al contributo di Regione Emilia-Romagna, alla sponsorizzazione di Slam Jam, WP Lavori in corso e C.P Company, in collaborazione con Istituzione Bologna Musei | MAMbo - Museo d’Arte Moderna di Bologna, Associazione Culturale StòFF, Radio Città Fujiko e Spazio Gerra di Reggio Emila. Si ringrazia Il Centro di Documentazione Tondelli, la famiglia e il curatore dell’opera dello scrittore, Fulvio Panzeri.


Scheda mostra

Dilettanti Geniali. Sperimentazioni artistiche degli anni Ottanta
A cura di Lorenza Pignatti
Art direction di Alessandro Jumbo Manfredini

Padiglione de l'Esprit Nouveau
Piazza della Costituzione 11, Bologna

19 ottobre 2019 | 5 gennaio 2020
Inaugurazione venerdì 18 ottobre 2019, ore 18

Giorni e orari di apertura
Sabato e domenica, dalle ore 14 alle ore 18

Ingresso libero

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