6 minuti di lettura (1135 parole)

Tra il dire e il fare .. c’è di mezzo il Riuso Temporaneo

Editoriale a cura dell'Arch. Matteo Patamia

Strategie di riqualificazione del patrimonio esistente e nuovi scenari di rigenerazione urbana
Non sono mai pochi gli edifici e gli spazi aperti abbandonati o sottoutilizzati che popolano le nostre Città, e che reclamano attenzione in attesa di essere reintegrati nel tessuto urbano attraverso progetti di rivitalizzazione.
Il ritardo nell'attivazione di processi di rifunzionalizzazione degli spazi è dovuto a molteplici cause, quali la mancanza d'investitori o lo scarso interesse economico di alcune aree, i costi troppo elevati per i lavori di riqualificazione, la lentezza nell'approvazione di piani e progetti di recupero, o ancora cambiamenti politici e opposizioni locali per progetti decontestualizzati.
Tali problematiche assumono maggiore spessore quando il patrimonio inutilizzato è pubblico, in quanto la riconversione di tali siti a usi civili talvolta incontra ostacoli all'immediato riuso, costituiti, da un lato, dalle previsioni urbanistiche e da vincoli di tutela degli immobili di valore storico, ambientale o documentale, dall'altro, dalle problematiche innescate dal federalismo demaniale e dalla difficoltà di concretizzazione di progetti di valorizzazione.
È dunque necessario che la fase iniziale del processo di valorizzazione e recupero di questi beni non sia ulteriormente differita nel tempo, ma venga attivata nell'immediato, così da facilitare l'avviamento di meccanismi virtuosi, di natura economica, sociale e culturale, che concorrano al superamento della crisi in corso attraverso la più ampia partecipazione possibile.
In questo tempo interstiziale tra vecchia e nuova destinazione d'uso, è possibile sperimentare attività e progetti temporanei, che possono offrire nuovi scenari di rigenerazione urbana.
L'"uso temporaneo" nella prospettiva di una propria attuabilità immediata e per la propria implicita transitorietà (ovvero di "non definitezza") può rappresentare quel carattere dinamico di riequilibrio delle spinte di trasformazione urbana, sociale ed economica di difficile controllo e programmazione nel medio e lungo periodo.

La strategia del riuso temporaneo rappresenta un'alternativa alle operazioni di demolizione e recupero, capace di eludere i veti e le tempistiche della burocrazia e di riaccendere spazi depressi in maniera spontanea e provvisoria.
Anche in ottica futura, in previsione di un progetto di maggiore rilievo, il riuso temporaneo ha il vantaggio di attuare fin da subito un recupero "soft" dello spazio con interventi di bonifica, pulizia e messa in sicurezza delle strutture, evitando un ulteriore decadimento negli anni, e funge da catalizzatore d'interessi capace di attirare nuovamente l'attenzione della popolazione circostante e di possibili investitori esterni.
In Italia e in Europa sono molti i casi in cui in assenza di un progetto di recupero, molte aree sono diventate terreno di sperimentazione a più livelli, per differenti realtà e popolazioni, nuove forme di arte e commercio informale, luogo di avvio per start-up ed associazioni culturali, sportive e sociali.
Usi inaspettati che in alcuni casi si sono sedimentati e spesso hanno accelerato processi di ripresa economica.
In Europa, nel 2010, tra Rotterdam e Belgrado viene elaborata la "Constituting the Interim" (La Costituzione dell'uso temporaneo) dallo studio di architettura STEALTH.unlimited.

Ad Amsterdam è celebre il caso dell' NDSM WARF, la vecchia azienda Olandese che gestiva i cantieri navali e l'area del porto, nella parte nord della Città.
Nell'ottobre del 1999 il distretto del Noord chiede alla popolazione di presentare proposte creative per la trasformazione dell'area, della durata di 5 anni con possibilità di estendere la durata a 10 anni.
Il piano presentato da Stiching Kinetisch Noord vince la competizione risultando il migliore.
Lo scopo è trasformare il vecchio molo in uno spazio di lavoro per artisti, performers ed imprenditori in fase di avvio della loro attività, superando il concetto della "mixitè" a favore dell'interazione funzionale, in modo che le diverse attività possano ispirarsi tra loro e iniziare feconde collaborazioni.
Nel 2000 viene presentato il piano di fattibilità e nel 2003 il piano operativo. Creazione di atelier, luoghi di lavoro e di prova, da affittare a prezzi accessibili, per periodi di 5, 10, 25. Gli interventi devono rispondere a criteri di sperimentalità e sostenibilità al fine di trasformare gli spazi in modo da essere auto-gestibili, auto-progettati e auto-finanziati.

Il progetto ha avuto un tale successo che ad oggi è ancora attivo, e costituisce una vera e propria attrazione per la Città.
Questa iniziativa ha inoltre spinto alcuni anni fa la Pubblica Amministrazione di Amsterdam ad avviare uno sportello comunale per il riuso temporaneo con una mappatura on-line di spazi vuoti e la possibilità di avviare progetti di riutilizzo con il supporto da parte di tecnici comunali.
O ancora, l'aeroporto Tempelhof di Berlino che dopo un lungo periodo di abbandono è stato trasformato in parco urbano.
L'approccio adottato è stato di tipo sperimentale attraverso un nuovo metodo di pianificazione urbanistica che ha previsto sia l'utilizzo di una strategia a lungo termine, sia usi pionieri temporanei, adottando il "Dynamic Masterplan".
Il Dynamic Masterplan si configura come uno strumento che monitora e raccoglie informazioni ed esperienze rispetto al sito e alle attività che vi si svolgono, mettendo tali risultati in continuo dialogo con il piano di sviluppo dell'area.
Esso prevede una strategia per fasi: una prima di analisi e definizione degli obiettivi del piano, seguita dalla fase nella quale intervengono usi pionieri.
Gli usi pionieri diventano i protagonisti dell'intervento, costituendo le prime preziose esperienze sulle quali basare un piano a lungo termine che sia sostenibile e risponda alle esigenze dei cittadini, evitando fallimenti.
In Italia l'associazione culturale Temporiuso.net sostiene queste politiche da anni, proponendo di riutilizzare il patrimonio edilizio esistente e gli spazi aperti in abbandono o sottoutilizzati, di proprietà pubblica o privata, con progetti legati al mondo della cultura e dell'associazionismo, dell'artigianato e piccola impresa, dell'accoglienza temporanea per studenti e turismo giovanile, con contratti ad uso temporaneo a canone calmierato.
Hanno pubblicato il libro: "Temporiuso. Manuale per il riuso temporaneo di spazi in abbandono, in Italia", in cui viene descritta la metodologia del riuso temporaneo in 7 passaggi cardine e dal 2009 hanno avviato una collaborazione con il Politecnico di Milano per promuovere politiche e progetti oltre che il primo Corso di formazione internazionale sul riuso temporaneo.
Tuttavia, nonostante le tante esperienze europee ed italiane, questa pratica non è ancora entrata a far parte delle politiche pubbliche.
In mancanza di una normativa specifica, i percorsi virtuosi già intrapresi possono fornire strumenti e spunti metodologici da condividere ed adottare, come ad esempio la mappatura e la creazione di un database accessibile per incrociare domanda e offerta di questi spazi, l'individuazione di un modello gestionale tramite uno "Sportello per il riuso temporaneo", l'avvio di bandi di assegnazione e concorsi per il riuso temporaneo.

L'auspicio finale è quindi che le pratiche di riuso temporaneo possano finalmente essere integrate nell'agenda dei comuni italiani, valutando in base al contesto locale di riferimento il modello gestionale più adeguato da adottare.

Copyright

© Edilsocialnetwork

Sicurezza Sismica ed Efficienza Energetica di un e...
Ordine degli Architetti di Roma patrocina il B-CAD...

Forse potrebbero interessarti anche questi articoli

Accettando accederai a un servizio fornito da una terza parte esterna a https://www.edilsocialnetwork.it/